
Keir Starmer, il primo ministro del Regno Unito, ha annunciato le sue dimissioni come capo del governo e leader del partito Laburista: in un discorso al numero 10 di Downing Street, ha detto di aver già parlato con Re Carlo III per informarlo della sua decisione.
Nonostante il suo partito avesse ottenuto una vittoria schiacciante nel luglio del 2024 (dopo 14 anni di governi conservatori), le dimissioni di Starmer non colgono di sorpresa, al punto che il Presidente USA Donald Trump aveva già comunicato la notizia in un post sul suo social Truth, prima ancora dell'ufficialità.
Nel corso degli ultimi mesi, infatti, la popolarità di Starmer era calata drasticamente, sia all'interno del suo stesso partito che tra gli elettori, principalmente a causa di dimissioni dei ministri dell'esecutivo, cambi di rotta politici e risultati elettorali sempre più deludenti. Nel frattempo, il principale concorrente di Starmer, Andy Burnham, ha confermato la sua intenzione di candidarsi come nuovo leader del partito Laburista e nuovo primo ministro: Starmer resterà in carica fino all'elezione del suo successore.
Per il Regno Unito si tratta del sesto capo del governo a dimettersi in appena 10 anni: a differenza di Paesi come l'Italia, però, il Regno Unito per anni è stato l'esempio di stabilità politica grazie all'alternanza continua tra due partiti ugualmente forti (il cosiddetto bipartitismo): il partito Laburista, quello di Keir Starmer, più vicino al centro-sinistra, e il partito Conservatore, con posizioni più di centro-destra.
Perché Keir Starmer si è dimesso: la vittoria di Andy Burnham alle elezioni suppletive
Ma perché Keir Starmer ha deciso di dimettersi proprio ora? Il governo britannico, in realtà, si trovava già in una profonda crisi di consensi, sia interni al partito Laburista che tra gli elettori. Le recenti dimissioni del ministro della Sanità Wes Streeting e del ministro della Difesa John Healey, a seguito delle quali Starmer era stato accusato di mettere a rischio la sicurezza del Regno Unito in un momento di crescenti minacce internazionali, hanno peggiorato ulteriormente la sua popolarità.
Nonostante l'ampia vittoria alle elezioni del 2024, nel corso degli ultimi mesi i Laburisti hanno progressivamente perso consensi a causa di una serie di scandali, cambi di rotta politici e risultati elettorali sempre più deludenti. A maggio il partito ha perso quasi 1.500 consiglieri nelle elezioni locali inglesi (su un totale di 5.066 seggi, di cui i laburisti ne controllavano circa 4.900 prima del voto), ha perso il governo del Galles e ha registrato il peggior risultato della sua storia alle elezioni per il Parlamento scozzese.
Al tempo stesso, come evidenziato dagli analisti dell'ISPI, da considerare ci sono anche le difficoltà personali di Starmer : il primo ministro era arrivato al governo proponendosi come un leader moderato, attento alle richieste della popolazione su temi come l'immigrazione, il welfare e la politica economica. Ma proprio questa ricerca costante di un equilibrio tra le diverse parti non ha fatto che alimentare le critiche di una visione politica poco decisiva e riconoscibile, motivo per cui la popolarità personale è crollata.
In questo contesto, si è inserita la vittoria di Andy Burnham alle elezioni suppletive di Makerfield, nel nord-ovest dell'Inghilterra: si tratta di elezioni che si tengono per riassegnare un seggio parlamentare rimasto vacante, in questo caso dopo che il deputato laburista Josh Simons si era dimesso.
A vincere è stato Andy Burnham, l'ex sindaco della Great Manchester e una delle figure più popolari della sinistra britannica, tanto da essersi guadagnato il soprannome di "King of the North", il re del Nord. Il punto è che Burnham non si era candidato semplicemente per tornare in Parlamento (dopo anni di assenza dalla politica nazionale): da settimane dichiarava apertamente di voler sfidare Starmer alla guida del partito Laburista e per farlo aveva bisogno di ottenere un seggio alla Camera dei Comuni (l'equivalente della nostra Camera dei Deputati).
Come mai il Regno Unito ha cambiato 7 primi ministri in 10 anni: l'instabilità politica dalla Brexit
Il successore di Starmer sarà quindi il settimo primo ministro britannico in appena 10 anni: nessuno di loro è arrivato al termine del mandato, finendo per dimettersi prima. Il governo del Regno Unito, storicamente considerato uno dei più stabili all'interno dell'Unione Europea, si trova nel pieno di una profonda crisi di instabilità politica, iniziata in un punto preciso: il referendum sulla Brexit del giugno 2016.
Dopo il voto per uscire dall'UE (in cui vinse il 52% contro il 48%), l'allora primo ministro conservatore David Cameron si dimise, con Theresa May che fu scelta per sostituirlo. May, che nel 2017 aveva scommesso su elezioni anticipate per rafforzare la maggioranza (ottenendo invece un insuccesso), lasciò la guida del governo nel maggio 2019, dopo non essere riuscita a sbloccare lo stallo parlamentare sulla Brexit.
A quel punto, il governo passò in mano a Boris Johnson, che vinse le elezioni anticipate del dicembre 2019 con lo slogan “Get Brexit Done”, portando a termine l'uscita dall'UE e guidando il Paese durante la pandemia: una serie di scandali scoppiati nel 2022 (in parte legati anche alla gestione della pandemia) lo costrinsero a dimettersi.
A Boris Johnson successe Liz Truss, che segnò un nuovo record restando in carica per appena 44 giorni. A ottobre 2022 la guida del governo passò in mano a Rishi Sunak, terzo premier in pochi mesi, che nel maggio 2024 indisse nuove elezioni per il luglio successivo, vinte poi da Starmer.
Da lì il declino del partito Laburista è stato rapido: aumenti delle tasse per 40 miliardi di sterline l'anno, il sorpasso di Reform UK (il partito dell'opposizione) nei sondaggi dal febbraio 2025, il disastro delle amministrative del maggio 2026 e le dimissioni dei ministri Streeting e Healey.
Il filo rosso che spiega le continue dimissioni dei primi ministri britannici, quindi, è una difficoltà di fondo: dal voto sulla Brexit in poi, il Regno Unito ha provato a tracciare una propria strada come potenza globale al fuori dell'Unione Europea, ma ha faticato a far crescere un'economia a bassa crescita, frenata da un debito elevato e da una spesa per il welfare in aumento, in un contesto geopolitico sempre più instabile e complesso in cui è sempre più difficile per un Paese europeo emergere come potenza.
Come si voterà il successore del primo ministro laburista: il sistema elettorale britannico
Al momento non è avvenuto quello che diversi media britannici si aspettavano: Starmer, infatti, non ha nominato come suo diretto successore Andy Burnham, senza passare da un’elezione interna al partito. Come verrà scelto, quindi, il nuovo primo ministro britannico? Al momento, sembra che non verranno indette elezioni politiche anticipate (previste invece per il 2029). Dato che Starmer era il leader del partito Laburista (che attualmente ha la maggioranza assoluta nel Parlamento britannico), il nuovo primo ministro sarà semplicemente il nuovo leader di questo partito.
Il sistema politico britannico, infatti, prevede che il capo del governo sia, per consuetudine, il capo del partito vincitore delle elezioni. In questo caso, quindi, si svolgerà un'elezione interna al partito Laburista. Nel caso in cui il leader si dimetta, ogni possibile candidato deve essere sostenuto da almeno il 20% dei deputati laburisti (che attualmente corrispondono a 81 parlamentari): in aggiunta, i candidati devono anche raccogliere il sostegno di almeno il 5% dei partiti locali (i cosiddetti Constituency Labour Parties) oppure di almeno tre organizzazioni affiliate (due delle quali devono essere sindacati).
Il voto finale avviene con un sistema preferenziale, tramite il quale ogni elettore può elencare i candidati in ordine di preferenza: vince chi ottiene almeno il 50% dei voti.
Starmer, che resterà comunque in carica fino a che non sarà eletto il suo successore, ha annunciato che il processo di selezione che inizierà il 9 luglio e dovrebbe concludersi in estate o comunque prima della Convention del partito a fine settembre.