
Non è Un’Italia che invecchia quella che cresce oltreconfine, ma un’Italia giovane che se ne va. Con un’età media sotto i 33 anni, gli espatriati (156 mila, +36,5 % sul 2023) spingono il numero di residenti italiani all’estero a 6 milioni e 342 mila residenti, un massimo storico. A gonfiare le cifre contribuisce anche l’effetto delle sanzioni per la mancata iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero), che ha trasformato un obbligo amministrativo in un acceleratore statistico.
Con la Legge n. 213 del 30 dicembre 2023, infatti, sono previste multe dai 200 € a 1000 € per i cittadini italiani che soggiornano all’estero per oltre 12 mesi senza adempiere all’obbligo di iscrizione nei registri dell’AIRE.
Gli italiani residenti all'estero seguono le rotte storiche dell’emigrazione italiana, Sud America e Europa in testa. Il Paese dove si registra la più alta presenza di italiani è l'Argentina con 804.261 iscritti, segue la Germania (723.691) e la Svizzera (606.949). Mentre in Argentina la maggior parte della popolazione si è iscritta all’AIRE per diritto di nascita, è la Germania il Paese preferito per gli espatri. Seguono la Svizzera e la Francia per l’Europa. Il 50% degli iscritti, infatti, risiede nell’Unione Europea e ci sono nuove mete in crescita coma la Spagna, in cui sono aumentati gli espatri del 13 % in un solo anno.
Le partenze degli italiani nell’ultimo anno: verso dove
Nell'ultimo anno sono partiti dall'Italia 123.376 cittadini, confermando un flusso migratorio che privilegia l'Europa come destinazione principale. Il 73,7 % delle partenze ha infatti come meta il Vecchio Continente, mentre l'America raccoglie il 17,2 % dei flussi e Asia, Oceania e Africa si dividono il restante 9,1 %.
La Germania continua a essere il Paese preferito per l’espatrio ma, come abbiamo detto poco fa, alcuni Paesi come la Spagna cominciano ad essere mete molto ambite. Quest’anno si sono trasferite più di 12 mila persone con una percentuale uguale di donne e uomini, a differenza di altri Paesi come la stessa Germania o la Svizzera dove la percentuale maschile è più consistente.
Una nota è da dedicare agli Emirati Arabi Uniti, una meta non storicamente rilevante per l'emigrazione italiana, ma che da qualche anno si sta ritagliando uno spazio nelle mappa degli italiani all’estero. Quest’anno sono stati quasi mille le partenze, circa l’1% del totale, ma dal 2017 è in costante aumento. Con la quota dei residenti totali nel 2024 supera le 15 mila persone.
L'emigrazione italiana: un fenomeno che colpisce diversamente il territorio nazionale
Se si guarda al numero di iscritti all’AIRE ogni mille abitanti, le differenze territoriali diventano evidenti: a partire in massa sono soprattutto le province più piccole del Sud e delle aree interne. Enna è il caso limite, con 541 residenti all’estero ogni 1.000 abitanti, seguita da Agrigento. La tendenza si conferma anche in territori come Potenza (373), Vibo Valentia (364) e Campobasso (330): è il Mezzogiorno profondo, montano e periferico a svuotarsi più in fretta, spesso proprio di chi ha più competenze da spendere.
Al contrario, le grandi città del Nord sembrano reggere l’urto: a Milano ci sono appena 58 residenti AIRE ogni mille abitanti, a Bologna 54, a Prato 33. Anche le storiche province industriali di Lombardia e Veneto, pur con numeri assoluti alti di emigrati, mantengono tassi bassi grazie a una popolazione locale più ampia e stabile. Un caso a sé è Roma: con oltre 400mila iscritti AIRE è la provincia con più emigrati in termini assoluti, ma il tasso si ferma a 95 per mille, segno che anche le grandi città partecipano al fenomeno, ma in maniera meno drastica rispetto alle zone marginali.
La mappa dei Paesi in cui vivono più italiani: quanti e dove sono
La geografia mondiale degli italiani all’estero ricalca le partenze del 2024. Più della metà dei residenti si concentra in Europa, dove risiede il 54% del totale. Subito dopo viene l’America, che raccoglie poco più del 40% degli italiani all’estero. Più marginali, ma in crescita, le presenze in Oceania (172mila residenti) e in Asia (82mila), dove prevalgono migrazioni di tipo lavorativo e una forte componente maschile.
I due Paesi che ospitano le comunità più numerose restano Argentina (quasi 987mila residenti) e Germania (847mila), eredità di ondate migratorie diverse ma ancora decisive nel definire il profilo della presenza italiana nel mondo. Subito dopo abbiamo il Brasile (671mila), Svizzera (654mila) e Francia (483mila), mentre il Regno Unito, con circa 480mila italiani, continua a essere una delle principali mete delle migrazioni più recenti. In Europa pesano sia la libertà di circolazione sia la prossimità geografica, che favoriscono spostamenti rapidi e spesso reversibili; nelle Americhe, invece, la presenza italiana è in larga parte legata alla trasmissione della cittadinanza per discendenza, con comunità storiche molto radicate ma mediamente più anziane.
Tuttavia, ci sono nuove geografie che si stanno delineando: abbiamo raccolto i dati dal 2017 (i primi disponibili che l’AIRE rilascia) e li abbiamo confrontati con il 2024. Ne emerge un quadro con delle grandi novità: prendendo i Paesi con la maggiore presenza di italiani, quelli con più di 10.000 cittadini, gli aumenti più consistenti sono stati in Portogallo (291%), Irlanda (127%), Danimarca(121%) e Spagna (90%).
La classifica delle città estere con più italiani
La testa della classifica resta saldamente occupata da Londra, Buenos Aires e San Paolo, che da sole concentrano una quota molto ampia degli italiani residenti all’estero. Ma, superato il podio, la graduatoria racconta due dinamiche meno evidenti: il peso crescente della componente femminile è uno dei cambiamenti più marcati rispetto al 2022. Le donne risultano più numerose soprattutto nelle grandi città dell’America Latina — come Buenos Aires, Rosario, La Plata e Curitiba — dove le comunità italiane sono più stabilizzate e meno legate a migrazioni temporanee di lavoro. In Europa, invece, il rapporto tra uomini e donne è generalmente più equilibrato, anche se città come Barcellona mostrano una lieve prevalenza femminile.
Guardando alle variazioni più significative nell’ultimo anno, spiccano gli aumenti di San Paolo, Buenos Aires e Londra, ma anche le crescite registrate in città europee come Madrid, Bruxelles e Basilea. Nel caso delle città sudamericane, però, parte di questi incrementi — così come il riequilibrio di genere — va letto anche alla luce dell’effetto delle sanzioni per la mancata iscrizione all’AIRE, che hanno spinto molti residenti di lungo periodo a regolarizzare la propria posizione. Più che una nuova ondata migratoria, in molti casi si tratta quindi di un’emersione statistica, che rende finalmente visibili comunità già presenti da anni e ne aggiorna la fotografia demografica.
Perché è importante iscriversi all’AIRE e comunicare dove ci si trova: il ruolo del sito “Dove siamo nel mondo”
Iscriversi all’AIRE non è solo un obbligo amministrativo, ma un atto di responsabilità civile. Per chi vive all’estero per più di 12 mesi, segnalare il proprio cambio di residenza permette allo Stato italiano di offrire tutele e servizi adeguati, dal voto all’estero all’assistenza consolare, fino alla protezione in situazioni d’emergenza come conflitti, catastrofi naturali o pandemie. E proprio per queste situazioni, il Ministero degli Affari Esteri ha messo a disposizione uno strumento semplice ma cruciale: il portale “Dove siamo nel mondo”, che consente di segnalare in tempo reale la propria presenza all’estero, anche temporanea. È utile per chi viaggia o si sposta spesso, e può fare la differenza in caso di evacuazioni o interventi di sicurezza. Segnalarsi sul portale non significa essere tracciati, ma farsi trovare quando serve davvero.