
A differenza di quanto si pensi, i tori non sono attratti dal colore rosso. Questa falsa credenza si è diffusa con la corrida, il tradizionale spettacolo spagnolo in cui assistiamo al cruento combattimento tra il matador e il toro. È vero: l'animale attacca furiosamente il drappo rosso – la muleta – che gli viene sventolato davanti, ma non lo fa per il colore. Questi animali, infatti, sono dicromatici: non vedono i colori come noi. Ciò che scatena la loro "rabbia" sono i movimenti dei toreri e dei mantelli che usano. A riprova di ciò, i tori attaccano con la stessa foga anche il capote, un mantello che è magenta da un lato e giallo dall'altro.
Per capire il perché, dobbiamo guardare dentro l'occhio. Nella retina si trovano i “sensori” della vista, speciali fotorecettori chiamati coni e bastoncelli. Sono loro che, tramite processi biochimici, trasformano la luce in impulsi nervosi inviati al cervello. I bastoncelli si occupano della visione notturna e in bianco e nero, mentre i coni sono indispensabili per vedere i colori. Noi esseri umani (che siamo tricromatici) abbiamo 3 tipologie di coni, ognuno sensibile a una diversa lunghezza d'onda: i coni L (Long) sensibili al rosso (~560 nm); i coni M (Medium) sensibili al verde (~530 nm) e i coni S (Short) sensibili al blu (~430 nm). I segnali generati da questi tre recettori vengono mescolati dal cervello per creare l'intera gamma cromatica che conosciamo. È lo stesso principio della colorazione RGB (Red-Green-Blue): se vediamo il "giallo puro", è perché si stanno attivando contemporaneamente i coni L (rosso) e M (verde).

Tuttavia, gran parte dei mammiferi (esclusi alcuni primati come noi) è dicromatica. I tori, nello specifico, non possiedono i coni per la lunghezza d'onda lunga (il rosso), ma hanno solo quelli per il verde e il blu. Per fare un paragone, vedono il mondo come una persona affetta da daltonismo per il colore rosso, la protanopia. I loro occhi non distinguono nitidamente tra rosso e verde e il mantello del matador appare di un colore simile a un grigio-giallo.

Cosa scatena allora la furia dei tori? È il movimento. Il passo della veronica e i gesti rapidi e roteanti del mantello attivano nel toro una reazione difensiva istintiva. Inoltre, bisogna considerare che per la corrida vengono selezionati specificamente i tori della razza Toro Bravo de Lidia, allevati da secoli per la loro possente muscolatura e per la loro naturale aggressività.
Se analizziamo lo svolgimento della corrida, notiamo anche che la famosa muleta rossa viene utilizzata solo nell'ultima fase (tercio de muleta), quando il toro è già esausto e sta per essere ucciso. Questo colore è stato scelto per tradizione e praticità in quanto serve principalmente a mascherare gli schizzi di sangue dell'animale. Nella fase iniziale (tercio de varas), il matador e i peones – toreri a piedi – usano invece il capote de brega (magenta e giallo), e il toro carica quel mantello con la stessa intensità, confermando che il colore non c'entra.

A sfatare definitivamente il mito ci ha pensato nel 2007 anche il programma MythBusters, dimostrando che il toro reagisce solo al movimento. Durante i loro test, l'animale ha caricato bandiere e manichini fissi di qualsiasi colore (bianco, blu e rosso) senza preferenze. Curiosamente, il manichino rosso è stato persino l'ultimo a essere colpito. La prova finale ha visto una persona vestita di rosso rimanere immobile nell'arena mentre altri figuranti si muovevano intorno: il toro ha inseguito solo le persone in movimento, ignorando completamente la figura rossa ferma.