0 risultati
GEOPOLITIX
episodio 36
10 Gennaio 2024
18:34

L’Ecuador è in conflitto coi narcos e il presidente dichiara lo stato di emergenza. Cosa succede?

L'Ecuador rischia uno scenario da guerra civile, prodotta dalle violenze di vari gruppi armati di narcotrafficanti. Il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di "conflitto armato interno" e l'esercito e la polizia stanno contrastando l'emergenza. C'è stato un assalto in diretta tv e sono in corso rivolte in strada e saccheggi.

68 condivisioni
L’Ecuador è in conflitto coi narcos e il presidente dichiara lo stato di emergenza. Cosa succede?
guerra civile ecuador narcos
Stai guardando GeopolitiX non perderti altri contenuti di Geopop
Immagine

Cosa sta succedendo in Ecuador? In sintesi, il Paese sudamericano è stato messo sotto scacco dai narcotrafficanti dopo l'evasione di due boss criminali, si trova in uno stato d'emergenza e rischia di cadere in una situazione di guerra civile. Il presidente Daniel Noboa è stato costretto a imporre il coprifuoco e, nella giornata di martedì 9 gennaio 2024, ha dichiarato lo stato di "conflitto armato interno". La misura ha immediatamente attivato le forze armate e la polizia ecuadoriane, che dovranno cercare di riportare la pace e l'ordine nazionale, contrastando i gruppi armati di narcos soprattutto nella città portuale di Guayaquil, centro delle violenze. Nel frattempo il Perù ha inviato delle forze speciali al confine con l'Ecuador per evitare che i disordini possano espandersi in un'area più ampia.

Cos'è successo in Ecuador e l'assalto a TC Television

Gli scontri causati dalle bande criminali purtroppo hanno portato alla morte di almeno 10 persone (dato aggiornato alle 10:00 italiane del 10/01/24), a saccheggi di centri commerciali, alla distruzione di automobili per strada e a episodi dal grande clamore mediatico, come l'irruzione di un commando armato in uno studio televisivo del canale TC Television di Guayaquil durante una diretta. Per fortuna l'attacco è successivamente stato sventato, i 13 criminali colpevoli arrestati e gli ostaggi liberati.

Il Ministero della Salute ecuadoriano ha sospeso la maggior parte dei servizi forniti da ospedali e ambulatori, come visite, ricoveri e interventi chirurgici programmati, mantenendo attivi solo i servizi di pronto soccorso. Inoltre la popolazione è stata invitata a rimanere in casa per evitare di subire qualsiasi tipo di violenza, visto che i narcos hanno assaltato commissariati, università e centri commerciali anche con lo scopo di ottenere degli ostaggi.

carta mappa ecuador guayaquil
La carta geografica dell’Ecuador, tra Colombia e Perù

I narcotrafficanti ecuadoriani e i boss evasi

Ma chi sono gli autori delle violenze? Il decreto firmato dal presidente Noboa contiene la lista di ben 22 gruppi di criminalità organizzata, definiti terroristi da neutralizzare. Si tratta delle organizzazioni Aguilas, AguilarKiller, AK47, Dark Knights, ChoneKiller, Choneros, Corvicheros, Cuartel de las Feas, Cubanos, Fatales, Gánster, Kater Piler, Lagartos, Latin Kings, Lobos, Los p .27, Los Tiburones, Mafia 18, Mafia Trébol, Patrones, R7 e Tiguerones.

Sono stati proprio i detenuti appartenenti a questi gruppi criminali ad aver occupato sei carceri nel Paese, a partire dal 7 gennaio 2024, con lo scopo di evitare lo spostamento di numerosi prigionieri. Non solo, nelle ultime settimane è avvenuta anche l'evasione di due dei più importanti boss del narcotraffico ecuadoriano. Parliamo di José Adolfo Macías Villamar, soprannominato ‘Fito', e di Fabricio Colón Pico, membro dei Los Lobos.

Il presidente Noboa aveva nei piani di separare i leader delle bande dagli altri carcerati e costruire nuovi penitenziari di massima sicurezza, ma l'esplosione delle violenze gli sta impendendo di procedere. Non è però una novità: anche i precedenti tre governi avevano fatto le medesime promesse, ma avevano fallito.

Fito
Il boss del narcotraffico José Adolfo Macías Villamar, soprannominato "Fito" (credit: 131 Plan de Recompensas)

La crisi economica, sociale e politica del Paese

Allo stato attuale il Parlamento del Paese, evacuato il 10 gennaio per questioni di sicurezza, sta lavorando in maniera coesa, senza l'esclusione di alcuna forza politica, per cercare di riportare l'Ecuador a una condizione di normalità e per individuare e punire i principali responsabili delle evasioni e dei disordini. Sono già state arrestate 14 persone (dato aggiornato alle 10:00 italiane del 10/01/24) e sono state circondate le zone più calde del Paese e le carceri in mano ai narcotrafficanti.

Al momento non si sa come si potrebbe evolvere la situazione, ma quel che è certo è che gli scontri di questi giorni sono solo l'apice di una nuova grave crisi sociale, politica ed economica interna che pesa sul Paese da qualche anno.

L'Ecuador è una repubblica presidenziale giovane: è nata nel 1979, ma ha già vissuto tre colpi di stato (1997, 2000 e 2005), spinti da proteste popolari e realizzati da frange del Parlamento e dell'esercito. È quindi una nazione instabile e segnata attualmente da una divisione politica interna tra i sostenitori e gli oppositori dell'ex presidente Rafael Correa, rimasto in carica dal 2007 al 2017 e attualmente rifugiato politico in Belgio, dopo essere stato condannato per corruzione a 8 anni di reclusione nel 2020. In politica estera, Correa si era allontanato dagli Stati Uniti, facendo naufragare un accordo di libero scambio con gli USA e non rinnovando loro la concessione di una base militare all'interno del Paese.

L'attuale presidente Noboa, di 35 anni, figlio di uno dei più grandi imprenditori ecuadoriani, ha vinto le elezioni presidenziali anticipate dell'ottobre del 2023 con la promessa di cucire questa divisione tra "correisti" e "anti-correisti" e con l'obiettivo di risollevare l'economia del Paese e di aumentare il livello interno di sicurezza. A questo proposito, è proprio il narcotraffico la grande sfida da vincere in Ecuador.

presidente ecuador noboa
Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa (credit: Asamblea Nacional del Ecuador)

Il narcotraffico e le carceri in Ecuador

Come rileva, tra gli altri, una recente analisi di geopolitica.info, le organizzazioni criminali hanno trovato nel Paese le perfette condizioni per agire e crescere a dismisura. L'Ecuador sorge tra i due maggiori produttori di cocaina al mondo, la Colombia e il Perù, quindi da decenni è attraversata da traffici di ogni genere. Non solo: dopo la decisione colombiana del 2016 di trovare un accordo di pace con i guerriglieri delle FARC, un'organizzazione responsabile di molto del narcotraffico colombiano, vari narcotrafficanti contrari all'accordo si sono spostati in Ecuador per operare con maggiore libertà. A questa situazione si aggiungano i tagli alla sicurezza che l'Ecuador ha dovuto imporre per una maggiore stabilità economica, soprattutto dopo i danni generati dalla pandemia di Covid-19, e ormai il ridotto appoggio americano (visto il mancato rinnovo della concessione per la base militare nel Paese).

Insomma, il risultato è stato drammatico. Per citare alcuni dati indicativi della situazione di insicurezza nel Paese, riportati ad esempio dall'International Crisis Group, i detenuti sono aumentati dagli 11.000 del 2009 ai più di 31.000 attuali, gli omicidi all'anno sono arrivati in media a 40 ogni 100.000 abitanti, uno dei principali candidati alle elezioni presidenziali dell'ottobre 2023 (Fernando Villavicencio) è stato ucciso in campagna elettorale e, dall'inizio del 2021 all'inizio del 2023, ci sono stati undici massacri su larga scala dentro le stesse carceri. Il primo massacro di questo tipo è avvenuto il 23 febbraio 2021, quando nel penitenziario di Guayaquil sono stati decapitati 79 prigionieri.

È proprio la condizione dei penitenziari a preoccupare maggiormente le forze politiche e militari ecuadoriane. E, non a caso, è da lì che è partita la rivolta nel Paese. Come riportato da un approfondito articolo de El Pais, vari penitenziari ecuadoriani sono in mano agli stessi detenuti e sono diventati ormai delle vere e proprie roccaforti del narcotraffico, da cui vengono ordinati assassini, attentati, estorsioni e sono dirette la logistica e le operazioni del traffico di droga. Il tutto con la collusione di una grande fetta delle forze dell'ordine e dello Stato, profondamente corrotti.

Classe ‘88, sono laureato in Scienze Geografiche e prima di Geopop ho lavorato per lo sviluppo di progetti socio-ambientali, scritto un romanzo di viaggio, insegnato Geografia, Storia e Lettere alle superiori e fatto divulgazione su YouTube e RaiGulp. Viaggiare e raccontare il mondo è la mia passione: geopolitica, luoghi, usi e costumi, storie… Da bambino adoravo Piero Angela e Indiana Jones.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views