
Il Presidente Nicolás Maduro è stato catturato insieme alla moglie dalla Delta Force, la principale unità speciale dell'esercito statunitense, in seguito a numerosi raid aerei sulla capitale Caracas che hanno colpito la base militare di Fuerte Tiuna e altri obiettivi militari. Dopo l’attacco statunitense il governo del Venezuela ha dichiarato lo stato di emergenza.
Già da mesi erano in corso forti tensioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti, con il Presidente statunitense Donald Trump che accusava il governo venezuelano di Nicolás Maduro di favorire l’ingresso illegale di stupefacenti in territorio statunitense e che ha portato alla nascita di Southern Spear (Lancia del sud), l’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti a novembre 2025 con l’obiettivo di contrastare il narcotraffico e i gruppi terroristi in America Latina e Caraibi.
Cosa rischia il Presidente Nicolás Maduro
Attualmente non ci sono dettagli in merito a dove sia stato portato Nicolàs Maduro insieme alla moglie, né quali siano le sue condizioni. La vice presidente del governo venezuelano Delcy Rodriguez ha chiesto prove del suo essere in vita. Ma cosa rischia il Presidente venezuelano?
Il governo statunitense ha dichiarato che Nicolás Maduro sarà sottoposto a giudizio in territorio statunitense (le probabili accuse saranno di narcotraffico e narcoterrorismo). Già dal 2020, durante il primo mandato dell'amministrazione Trump, Maduro era stato accusato nel distretto meridionale di New York di "narcoterrorismo", corruzione e cospirazione per l'importazione di cocaina ed altre sostanze stupefacenti in territorio statunitense. Durante il suo secondo mandato il presidente Trump ha poi designato due bande di narcotrafficanti venezuelane, Tren de Aragua e Cartel de los Soles, come organizzazioni terroristiche straniere (Foreign Terrorist Organizations), e ha affermato che quest'ultima era guidata dallo stesso Maduro. Il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato una ricompensa di 50 milioni di dollari ad agosto 2025 a coloro che avrebbero fornito informazioni per il suo arresto o condanna.
Il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha dichiarato:
Nicolás Maduro è stato arrestato da personale statunitense per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti e che l'azione militare è stata messa in atto per proteggere e difendere coloro che hanno eseguito il mandato di arresto.

L’immunità diplomatica di Maduro
Un punto cruciale riguarda la presunta immunità diplomatica di Nicolás Maduro. Nonostante il Presidente venezuelano e il suo governo non siano riconosciuti dal governo degli Stati Uniti, l’immunità diplomatica di cui godono normalmente i Capi di Stato non verrebbe meno.
Secondo il diritto internazionale consuetudinario, infatti, durante il suo mandato un Capo di Stato non può essere detenuto, arrestato o catturato dalle forze di un altro Stato, a prescindere dal riconoscimento politico del governo in questione.
I Capi di Stato possono infatti godere di un’immunità assoluta che li protegge da qualunque procedimento all’estero per qualunque atto da essi compiuto a titolo privato o ufficiale durante il proprio mandato. Dunque, sebbene gli Stati Uniti non riconoscano Maduro come presidente legittimo, questa posizione non elimina la protezione garantita dal diritto internazionale contro l’uso della forza sui Capi di Stato di Paesi sovrani da parte di Stati stranieri.
I limiti all’immunità diplomatica
Esistono sì dei limiti per cui i rappresentanti dello Stato non possono beneficiare dell’immunità diplomatica:
- se uno Stato rinuncia espressamente all’immunità del proprio rappresentante
- se termina il mandato di un capo di Stato, di un capo di Governo o di un ministro degli affari esteri, questi non godono più dell’immunità per gli atti compiuti a titolo privato
- alcuni tribunali internazionali, come la Corte penale internazionale, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e il Tribunale speciale per il Libano, possono giudicare la responsabilità penale di un rappresentante dello Stato senza tener conto di eventuali immunità
Per crimini più gravi come genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, apartheid e tortura c’è ancora dibattito sul piano internazionale, ma nessuna di queste fattispecie sembra riguardare il Presidente Nicolás Maduro né le accuse a lui imputate dal governo statunitense.
Uso della forza e violazione del principio di sovranità secondo la Carta ONU
Secondo la Carta delle Nazioni Unite è vietato usare la forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato.
Infatti, secondo l'articolo 2.4, non possono esserci interventi armati unilaterali in territorio straniero violando il principio di rispetto della sovranità, a meno che non venga invocato il diritto all'autodifesa previsto dall'articolo 51, previa autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Deve però essersi verificato un precedente attacco armato o una minaccia imminente allo Stato in questione.
Secondo questi elementi, quindi, l’attacco aereo e la cattura del presidente venezuelano rappresenterebbero una violazione dei principi di sovranità e del non intervento.
Le reazioni internazionali
I governi di Russia, Iran e Cuba hanno duramente condannato l’operazione militare statunitense in Venezuela. Il ministero degli Esteri di Mosca l’ha definita "un’aggressione armata degli Usa contro il Venezuela" mentre il ministero degli Esteri iraniano una "violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Venezuela". Anche Cuba, Paese da sempre fortemente alleato del Venezuela, si è schierata apertamente a fianco del Venezuela: il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha condannato l’accaduto parlando di un "attacco criminale" di Washington e chiedendo l’intervento della comunità internazionale.
Mentre l’Unione Europea ha invitato alla moderazione, il Paese europeo che si è subito espresso in merito alla vicenda invitando alla de escalation e al rispetto della Carta delle Nazioni Unite è stato la Spagna: il governo del Presidente Pedro Sanchez ha anche offerto il proprio supporto nel processo di mediazione.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, numerosi senatori e parlamentari democratici hanno criticato duramente la legalità dell’operazione, anche a causa della mancanza di consultazione e approvazione da parte del Congresso statunitense.
Il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee ha però dichiarato che l’operazione si è svolta secondo l’articolo II della Costituzione statunitense, che nella sezione 2 attribuisce al Presidente i poteri di comandante in capo all’esercito. L’operazione, secondo Lee, sarebbe stata portata avanti per proteggere il personale statunitense da “un attacco reale o imminente” da parte del Venezuela.
Cosa potrebbe succedere ora: i possibili scenari
Mentre si seguono gli sviluppi della vicenda, si profilano diversi scenari. In primis l’operazione ha voluto sottolineare e rimarcare a potenze come Cina e Russia il ruolo degli Stati Uniti in America, dimostrando che, in caso di mancato rispetto dei canali diplomatici, gli Stati Uniti sono disposti all’uso della forza. Una sorta di rivisitazione dei principi della dottrina Monroe, l'ideologia enunciata dal presidente statunitense James Monroe nel 1823 che fu utilizzata per giustificare gli interventi militari degli Stati Uniti nei Paesi dell’America Latina.
In questo contesto di forte instabilità internazionale e di mancanza di ulteriori dettagli, gli scenari potrebbero essere i seguenti: secondo la Costituzione venezuelana, in mancanza del Presidente è il suo vice a prendere temporaneamente il suo posto. Sarebbe dunque Delcy Rodriguez a sostituire il Presidente Maduro fino a nuove elezioni. Nel frattempo potrebbe avvenire una de-escalation con l'intervento delle Nazioni Unite, che potrebbe far rientrare la situazione e portare al rilascio del Presidente venezuelano. Il secondo scenario potrebbe invece vedere la dissoluzione del governo di Maduro e le dimissioni dei suoi alti dirigenti. L'ultimo scenario, il meno auspicabile, è la presa di potere militare del Paese.