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26 Settembre 2026
11:00

GPT-6 Astra avrebbe decifrato un messaggio radio tedesco del 1918 rimasto un mistero per oltre 100 anni

Il modello di OpenAI avrebbe ricostruito il contenuto di un radiogramma militare tedesco della Prima guerra mondiale rimasto indecifrato per oltre un secolo. Il testo parla di movimenti navali nel Mar Nero e trova riscontro in alcuni documenti britannici dell’epoca.

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GPT-6 Astra avrebbe decifrato un messaggio radio tedesco del 1918 rimasto un mistero per oltre 100 anni
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Immagine generata con AI a scopo illustrativo

GPT-6 Astra, il nuovo modello di punta di OpenAI, potrebbe aver finalmente reso leggibile un messaggio radio militare tedesco che aveva resistito ai tentativi di decifrazione. La comunicazione appartiene a un gruppo di trasmissioni intercettate nell'ultima fase della Prima guerra mondiale e nelle settimane immediatamente successive all'armistizio, alcune delle quali sono rimaste senza una soluzione certa per decenni.

A proporre la possibile ricostruzione del messaggio è un autore che si firma Prinz, che il 17 settembre 2026 ha pubblicato il risultato ottenuto sfruttando l'AI. Il contenuto riguarda alcuni movimenti navali nel Mar Nero e diversi dettagli trovano riscontro nel giornale di bordo della HMS Canterbury, rendendo particolarmente interessante il caso.

Cosa dice il messaggio tedesco del 1918 ricostruito da GPT-6 Astra

Il radiogramma è composto da 170 simboli e fu trasmesso il 27 novembre 1918, poco più di due settimane dopo l'armistizio dell'11 novembre. Il messaggio fa parte del traffico radio tedesco documentato dallo statunitense James Rives Childs e compare anche in una raccolta di comunicazioni cifrate con il sistema ADFGVX rimaste irrisolte, con materiale fornito dal crittoanalista George Lasry.

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Il radiogramma tedesco del 27 novembre 1918 che GPT–6 Astra avrebbe contribuito a decifrare. Credits: George Lasry

Secondo quanto pubblicato da Prinz, il modello di OpenAI avrebbe ottenuto una frase tedesca che riferisce dell'arrivo di un incrociatore inglese a Sebastopoli il “?4” del mese e di una squadra alleata il 26. La prima data non emerge completamente dal testo: il carattere che dovrebbe indicare la cifra iniziale non restituisce un numero coerente, dunque il modello non ha letto direttamente “24 novembre”.

È qui che entra in gioco la verifica storica. Il giornale di bordo della HMS Canterbury, incrociatore leggero della Royal Navy, registra che il 24 novembre 1918 la nave si ormeggiò nel porto di Sebastopoli alle 10:20. Due giorni più tardi, il 26 novembre, lo stesso documento riporta alle 11:30 l'arrivo di una “Allied Squadron”, cioè una squadra navale alleata. Le due informazioni corrispondono quindi molto bene al significato del testo ricostruito.

Questa coincidenza rende la soluzione plausibile, ma non basta da sola a dimostrare che ogni passaggio della decifrazione sia corretto. Il lavoro di Prinz non è uno studio scientifico sottoposto a revisione tra pari e, al momento, non risulta accompagnato da una verifica crittografica indipendente resa pubblica.

Come funziona il cifrario ADFGVX e come è riuscita l’AI a decifrarlo

Per capire cosa avrebbe fatto GPT-6 Astra bisogna prima vedere, in modo semplice, come funzionava ADFGVX. Il sistema fu introdotto dall'esercito tedesco nel 1918 e prende il nome dalle sole sei lettere utilizzate nel testo cifrato: A, D, F, G, V e X. La versione ADFGVX era un'evoluzione del precedente ADFGX. L'aggiunta della V consentì di passare a una griglia 6×6 e di includere anche le cifre. La scelta non era casuale. I rispettivi segnali in codice Morse erano abbastanza diversi tra loro da ridurre il rischio di errori durante le trasmissioni radio. Era una tecnica manuale ma piuttosto sofisticata per l'epoca, perché combinava due passaggi differenti della crittografia, ovvero una sostituzione e una trasposizione.

Nel primo passaggio lettere e numeri occupavano le caselle di questa griglia. Ogni carattere del contenuto originale veniva trasformato in una coppia formata da due simboli ADFGVX, uno per indicare la riga e uno per la colonna. A quel punto la sequenza ottenuta veniva ulteriormente rimescolata disponendola in colonne e cambiandone l'ordine in base a una parola chiave. Per tornare alla forma leggibile bisognava pertanto individuare sia la disposizione della griglia sia il modo in cui erano state riordinate le colonne. La combinazione dei due passaggi rendeva il messaggio più difficile da ricostruire rispetto a una semplice sostituzione, perché non cambiavano soltanto i simboli usati, ma pure la loro posizione nella sequenza.

Per questo radiogramma, Prinz riferisce che il modello ha applicato la parola tedesca TRUPPENVERSCHIEBUNG, traducibile grossomodo come “spostamento delle truppe”. Si tratta di una chiave di 19 lettere che non è stata inventata dal modello né ricavata da zero analizzando il solo testo cifrato. Era già documentata nelle fonti storiche sul sistema ADFGVX.

La particolarità è un'altra. Nella documentazione citata da Prinz quella parola risulta associata a comunicazioni a partire dal 9 dicembre 1918, mentre il radiogramma è datato 27 novembre, dodici giorni prima. Applicandola comunque, il modello avrebbe ricostruito l'ordine delle colonne e poi convertito le coppie ADFGVX fino a ottenere la frase in tedesco. Non è chiaro perché una chiave attribuita a un periodo successivo funzioni con quel testo. Potrebbe essere stata impiegata prima di quanto riportato, la cronologia storica potrebbe essere incompleta oppure potrebbe esserci un'altra spiegazione.

Il dato interessante, dunque, non è che GPT-6 Astra abbia dimostrato di poter violare la crittografia moderna. ADFGVX è un sistema manuale dell'epoca, già ampiamente studiato, e molti altri messaggi cifrati con questo metodo sono stati decifrati. Per questo non è paragonabile agli algoritmi utilizzati oggi per proteggere comunicazioni, transazioni o dati sensibili. In questo episodio il modello sembra aver avuto soprattutto il ruolo di collegare informazioni sparse, mettendo insieme un radiogramma ancora senza soluzione, una chiave già conosciuta, le regole del cifrario e documenti navali con cui controllare il risultato.

Il tutto suggerisce allora un possibile impiego dell'intelligenza artificiale anche nella ricerca storica e crittografica, dove potrebbe aiutare a formulare e mettere alla prova ipotesi combinando grandi quantità di informazioni senza sostituire la verifica delle fonti.

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