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18 Marzo 2026
17:00

Il blocco di Hormuz colpisce anche la produzione di elio, vitale per semiconduttori e chip

La guerra in Medio Oriente ha sospeso parte degli scambi di elio, essenziale per produrre chip. Il Qatar infatti fornisce elio liquido (derivato dal GNL) a Taiwan, necessario per realizzare i chip. Non è ancora “emergenza elio”, ma l'instabilità rischia di far schizzare i prezzi alle stelle.

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Il blocco di Hormuz colpisce anche la produzione di elio, vitale per semiconduttori e chip
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La chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto il 30% degli scambi di elio, essenziale per la fabbricazione dei semiconduttori.

Il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi a infrastrutture energetiche nel Golfo Persico hanno interrotto il 30% degli scambi di elio, un gas che riveste un ruolo cruciale nella fabbricazione dei semiconduttori. Parliamo di un gas criogenico, cioè utilizzato a temperature estremamente basse in forma liquida per raffreddare i sistemi di stampa dei circuiti sui wafer di silicio con cui vengono realizzati i chip. La concentrazione della produzione di elio in pochi Paesi – in particolare Stati Uniti e Qatar – rende questa materia prima vulnerabile a shock geopolitici come quello che stiamo vivendo da ormai oltre due settimane.

Sia chiaro: al momento non ci troviamo di fronte a un arresto immediato della produzione globale di chip. Le grandi aziende dispongono infatti di riserve e sistemi di riciclo dell'elio, che permettono di riutilizzare parte del gas impiegato.

Il Qatar, lo Stretto di Hormuz e la crisi dell'elio: cosa sta succedendo

Tutto è cominciato il 2 marzo, quando droni iraniani hanno colpito l'impianto di Ras Laffan in Qatar, il che ha portato alla sospensione delle attività. L'agenzia Reuters, nel riferirsi a questo episodio, ha dichiarato:

Il colosso energetico statale QatarEnergy, secondo esportatore mondiale di GNL, ha annunciato la scorsa settimana l'interruzione della produzione presso il suo impianto da 77 milioni di tonnellate all'anno (mtpa) e ha dichiarato lo stato di forza maggiore sulle spedizioni di GNL , a causa del conflitto.

Tra i Paesi più esposti a causa di questo scenario c'è Taiwan, hub globale per la produzione dei semiconduttori più avanzati, che si trova ora sull’orlo di una potenziale crisi energetica e delle materie prime. L'isola importa circa il 97% dell’energia che consuma e dipende in modo significativo dal Medio Oriente, da cui proviene circa il 37% del combustibile utilizzato nella sua rete elettrica, fortemente basata sul GNL. Questa energia è essenziale per alimentare impianti ad altissima intensità energetica come quelli di TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), che richiedono forniture continue e stabili per garantire la precisione dei processi produttivi. , colpito nel contesto del conflitto, ha attivato una dinamica che coinvolge l'intera filiera: dalle fabbriche taiwanesi di TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) fino ai data center dell'intelligenza artificiale negli Stati Uniti.

Il GNL è la materia prima da cui si produce l'elio: non è un caso che il Qatar da solo sia responsabile di un terzo della produzione mondiale di elio. Tra i Paesi più esposti a causa di questo scenario c'è proprio Taiwan, che non dispone di produzione domestica e importa questo gas principalmente da Stati Uniti e Qatar per la produzione dei chip i chip. Ecco quindi che la destabilizzazione nell'area del Golfo Persico, unita al blocco dello Stretto di Hormuz, non solo sta incidendo sulle forniture energetiche taiwanesi, ma amplifica anche il rischio di interruzioni nella disponibilità di elio, con potenziali ripercussioni dirette sulla produzione globale di semiconduttori.

In questo senso Aleksandr Romanenko, CEO della società di ricerche di mercato IndexBox, ha affermato:

Se queste condizioni [interruzioni dell'approvvigionamento] persistono, il mercato si troverà effettivamente a corto di circa 5,2 milioni di metri cubi di elio al mese.

Le conseguenze per l'industria tech

Il problema è che un'interruzione anche breve della fornitura di elio ha effetti a cascata in tutta la filiera dei semiconduttori. L’elio, infatti, non è facilmente sostituibile nei processi industriali dei semiconduttori, dove serve a mantenere condizioni estremamente stabili durante la litografia, cioè la fase in cui si stampano i circuiti sui chip. Secondo Phil Kornbluth, di Helium Consulting, se il blocco di Hormuz dovesse perdurare per un’altra settimana ci vorranno mesi prima che la produzione, la logistica e le forniture di elio tornino alla normalità.

In un contesto di questo tipo, l'invocazione dello stato di forza maggiore da parte dell'impianto di Ras Laffan genera forti incertezze poiché evita alle aziende il pagamento di penali in caso di mancato rispetto degli obblighi contrattuali. Questo genera un'instabilità che si traduce inevitabilmente in una pressione sui costi. Secondo analisti del calibro di Anish Kapadia di Akap Energy, se la crisi perdurerà il prezzo dell'elio potrebbe passare da 450-600 dollari per mille piedi cubi a migliaia di dollari per unità di volume. Questo andrebbe ad alterare gli equilibri economici di un settore, quello dei semiconduttori, che vale circa mille miliardi di dollari e che sostiene infrastrutture fondamentali come il cloud e quello dell'intelligenza artificiale.

Parallelamente, osserviamo un secondo livello di criticità legato ad altre materie prime come il bromo, utilizzato proprio nei processi di incisione dei circuiti. La produzione di bromo è concentrata in aree geopoliticamente sensibili come Israele e Giordania, il che amplifica il rischio sistemico. Comunque sia, tra i materiali critici, l'elio resta quello più monitorato, perché la sua disponibilità incide direttamente sulla continuità operativa delle fabbriche.

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