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12 Ottobre 2026
17:00

Il latino torna alle scuole medie: cosa cambia e a cosa serve studiarlo nel 2026

Cosa prevede la riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027, perché è stato reintrodotto e cosa dice davvero la ricerca sull’utilità del latino alle medie.

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Il latino torna alle scuole medie: cosa cambia e a cosa serve studiarlo nel 2026
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Il latino torna alle scuole medie e, detta così, sembra che tutti gli studenti italiani da quest’anno debbano ricominciare a declinare rosa, rosae tra i banchi di scuola; ma le cose stanno diversamente.

Con le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo, a partire dall’anno scolastico 2026/2027 le scuole secondarie di primo grado possono infatti introdurre il Latino per l’educazione linguistica, abbreviato LEL, nelle classi seconde e terze. Non sarà però una nuova materia obbligatoria per tutti: in questa prima fase viene inserita come disciplina “opzionale e curricolare”. Dal 2027/2028, inoltre, il nuovo quadro prevede per chi lo sceglie un’ora settimanale aggiuntiva, pari a 33 ore annuali, senza sottrarre ore all’insegnamento dell’italiano. Gli studenti delle classi interessate possono, quindi, scegliere se inserirlo o meno nel proprio percorso.

La reintroduzione del latino ha riaperto una domanda che non abbiamo mai smesso di porci: nel 2026, a cosa serve studiare una lingua che non parliamo più?

Cosa cambia davvero: come sarà il latino alle scuole medie

Andiamo per gradi. Il nuovo insegnamento si chiama Latino per l’educazione linguistica e già questo ci aiuta a capire quali dovrebbero essere gli obiettivi formativi. Innanzitutto, il LEL è destinato agli studenti delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado ed è facoltativo. Nell’anno scolastico 2026/2027 le singole scuole possono già attivarlo inserendolo nel Piano triennale dell’offerta formativa e utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa.

Il Ministero suggerisce almeno un’ora settimanale. Dal 2027/2028, invece, il decreto-legge 170 del 30 settembre 2026 ne ha definito in maniera più precisa l’organizzazione: sarà prevista un’ora settimanale aggiuntiva, pari a 33 ore annuali, quindi senza sottrarre ore all’insegnamento dell’italiano.

Anche la valutazione sarà autonoma rispetto a quella di italiano: il docente di LEL parteciperà alla valutazione degli studenti che hanno scelto l’insegnamento secondo le regole previste per la scuola secondaria di primo grado. La normativa prevede inoltre che, nella configurazione resa strutturale dal 2027/28, il latino venga affidato a docenti della classe di concorso A-12 che abbiano sostenuto almeno un esame annuale o due esami semestrali di lingua o letteratura latina, oppure acquisito almeno 12 CFU nel settore L-FIL-LET/04.

Perché la reintroduzione

Le ultime Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d’istruzione risalivano al 2012, 14 anni fa. Le nuove Indicazioni, emanate il 9 dicembre 2025, hanno tenuto conto soprattutto del mutato quadro sociale e culturale e degli effetti dell’accelerato utilizzo delle tecnologie digitali sulle modalità di apprendimento e sulle relazioni di alunni e studenti, come dichiarato dal documento ufficiale.

In questo quadro rientra anche quella che potremmo definire un riprendere contatto con le proprie radici, vale a dire la volontà di promuovere l’avvicinamento alle radici linguistiche e culturali della civiltà europea; valorizzare la narrazione storica, la consapevolezza dell’eredità europea e il rapporto che lega indissolubilmente il presente al passato, favorendo l’interconnessione con l’educazione civica.

Le indicazioni recitano:

Allo scopo di collegare il mondo che si è espresso in latino con l’esperienza degli studenti e con la realtà contemporanea, instaurando una virtuosa dinamica di acquisizione del passato, comprensione del presente e confronto con le sue istanze, preparazione per il futuro.

Spetterà a ciascuna istituzione scolastica, in base allo specifico contesto di riferimento, definire progettualità, tempi, modalità organizzative e risorse per l’attivazione di tale insegnamento, che si suggerisce essere di almeno un’ora settimanale.

Cosa si studierà?

Ed eccoci alla domanda centrale. Tra le motivazioni indicate nelle nuove Indicazioni troviamo l’idea che il latino possa aiutare gli studenti a conoscere meglio la grammatica e il lessico italiano e che abitui alla “logica e al ragionamento”. È probabilmente anche il motivo per cui tutti, almeno una volta, abbiamo sentito definire il latino una sorta di “palestra per la mente”.

Il documento ministeriale utilizza effettivamente questa argomentazione. Ma qui bisogna distinguere due cose: gli obiettivi educativi che possiamo attribuire allo studio di una disciplina e gli effetti che possiamo dimostrare scientificamente. L’idea che tradurre una frase latina richieda ragionamento ha una sua logica: bisogna riconoscere le forme delle parole, capire quale funzione svolgono nella frase, mettere in relazione elementi che possono trovarsi molto lontani tra loro e infine ricostruire un significato coerente. Il problema nasce quando da questo passiamo a sostenere che studiare latino renda automaticamente più intelligenti, migliori in matematica o più capaci di ragionare in generale.

Ma le nuove Indicazioni pongono la questione in maniera decisamente più interessante: l'introduzione del LEL ha come obiettivo dichiarato la riflessione sulla lingua. In linguistica si parla di consapevolezza metalinguistica, cioè della capacità di non limitarsi a usare una lingua, ma di osservarne consapevolmente il funzionamento. Per esempio: perché una parola cambia forma? Come riconosciamo il soggetto di una frase? Perché parole apparentemente molto diverse hanno una radice comune? Come cambia il significato di una parola nel corso dei secoli? Il latino offre molto materiale per fare questo tipo di lavoro, soprattutto nel caso dell’italiano, che è una lingua romanza e deriva storicamente dal latino parlato.

Al fine di conseguire questo obiettivo le nuove Indicazioni insistono molto sul confronto tra latino, italiano e altre lingue studiate e sulla dimensione storica e semantica del lessico. Il valore del latino, quindi, starebbe nell’offrire un punto di osservazione privilegiato sulla storia e sul funzionamento dell’italiano e di una parte importante delle lingue europee, oltre che di riflessione sulla struttura e il funzionamento generale delle lingue.

Ma studiare latino serve davvero anche oggi?

C’è un’altra ragione per cui nel 2026 continuiamo a studiare una lingua che non utilizziamo per ordinare un caffè o parlare con qualcuno per strada. Il latino non è stato affatto una lingua “morta”. Dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente ha continuato a essere utilizzato nella religione, nella filosofia, nel diritto, nella scienza, nella letteratura e nelle università europee. Significa che una parte enorme della nostra storia culturale è passata attraverso questa lingua.

Conoscere anche pochi elementi di latino permette dunque di riconoscere ciò che incontriamo ancora oggi nelle iscrizioni nelle chiese e monumenti, nelle formule del diritto, nella terminologia scientifica, nei motti delle università o in moltissime espressioni che continuiamo a usare, spesso senza pensarci. E questa è la seconda funzione che le Indicazioni attribuiscono al LEL: acquisire gli strumenti per riconoscere il rapporto tra il mondo antico e quello contemporaneo e comprendere il ruolo che la tradizione latina ha avuto nella formazione della cultura europea.

Quindi, serve? Dipende da cosa intendiamo quando diciamo che qualcosa “serve”. Se ci aspettiamo che il latino renda automaticamente più intelligenti, migliori le capacità matematiche o costituisca una generica ginnastica mentale, le ricerche a disposizione non permettono di affermarlo con certezza. I risultati più recenti ci invitano anzi a essere prudenti nel distinguere ciò che il latino produce da ciò che caratterizza già gli studenti che scelgono di studiarlo.

Se invece pensiamo al latino come a uno strumento per osservare la lingua, comprendere meglio il lessico, acquisire consapevolezza sul funzionamento delle lingue, ricostruire i rapporti tra le parole e accedere a una parte della storia culturale europea, allora la sua utilità è più che tangibile. La vera novità del LEL sta nella volontà di utilizzare una lingua del passato come strumento per capire meglio quelle che parliamo nel presente.

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