
Nella lingua inglese vengono utilizzate moltissime parole di origine latina. Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di sentir parlare in tv o in una conversazione di «mass mìdia» (pronunciato in questo modo), o di «mìdia player» e «social mìdia». Suona inglese, sembra inglese e quindi spesso lo pronunciamo all'inglese. La parola «media», però, deriva dal latino «medium», cioè mezzo, di cui è plurale (significa quindi «mezzi»). Potremmo quindi pronunciarla «media», eppure come per altre parole che ci sembrano inglesi tendiamo a modificare la pronuncia: accade per video, audio, gratis, bonus, sponsor, plus, deficit, summit e così via. I linguisti li chiamano anche latinismi di ritorno, cioè parole di origine latina che arrivano nella lingua italiana dopo un viaggio attraverso un altro sistema linguistico, in genere l'inglese. Vediamo quali sono, per restituire loro la pronuncia che spetterebbe.
I verbi e i mestieri latini nascosti
Molte delle parole che oggi usiamo come sostantivi arrivano da verbi latini e portano infatti con sé delle azioni. Video non è altro che la prima persona del verbo vidēre: significa, letteralmente, «io vedo», anche se a noi giunge dalla mediazione inglese. E così audio è «io ascolto», da audire.
La parola exit, classica scritta luminosa sopra le uscite d'emergenza, è tra parole inglesi più note e utilizzate, ma a sua volta arriva dal latino: è infatti una voce del verbo exire, «uscire», e significa alla lettera «(egli) esce».
Deficit significa «manca» (dal verbo deficĕre): il deficit di bilancio è, letteralmente, ciò che «manca» nei conti. In questo caso non arriva dall'inglese, ma dal francese.
Placebo è un «io piacerò» (futuro di placere): il farmaco senza principio attivo e il termine medico (entrato nel vocabolario solo nel XVIII secolo) trovano origine nella locuzione latina Placebo Domino, «piacerò al Signore», che compare nella Vulgata all'inizio del Salmo 116. Fu in seguito associato alla liturgia dei defunti e successivamente acquisì il significato di qualcosa somministrato più per compiacere il paziente che per curarlo.
Veto è «io proibisco» (da vetare): quando un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU pone il veto, sta letteralmente dicendo «mi oppongo».
Recipe, che in inglese associamo oggi soprattutto alla ricetta di cucina, è in origine l'imperativo di recipere: «prendi!».
Sponsor viene da spondere, «promettere solennemente»: era il garante, colui che si faceva mallevadore di una promessa (dalla stessa radice arrivano sposo e sposa, i promessi).
Il monitor del computer condivide l'origine con chi «ammonisce»: da monere, era il consigliere, colui che avverte e richiama, e arriva all'italiano direttamente dall'inglese.
E il tutor in latino era il protettore, da tueri, «proteggere, sorvegliare». La parola latina è in realtà alla base di due forme coesistenti nella lingua comune: l’italiano tutore, attestato sin dal 1300, e il latinismo non adattato «tutor», rientrato attraverso l’inglese nel Ventesimo secolo.
Avverbi, gerundivi e plurali
Plus in latino significa «di più», il comparativo di multum. Usato oggi con il significato di “qualcosa in più”, “valore aggiunto”, è arrivato in italiano attraverso la circolazione internazionale del termine, con mediazioni soprattutto francese, inglese e tedesca. La pronuncia anglicizzante «plas» è oggi diffusa in alcuni usi, soprattutto pubblicitari, mentre la pronuncia italiana aderente alla forma latina è plus.
Un capitolo a parte meritano le parole che finiscono in -um e in -nda, come agenda e referendum: sono ciò che i latinisti chiamano gerundivi, una forma che esprime dovere, necessità. Agenda (gerundivo neutro plurale) significa «le cose che devono essere fatte» (da agere, «fare»), da sbrigare; referendum (gerundivo neutro singolare sostantivato) vuol dire «ciò che deve essere riferito» (da referre): un quesito che dev'essere «riportato» al popolo perché decida.
Ultima, ma non meno importante, la parola tandem, la bicicletta a due posti su cui si pedala uno dietro l'altro. Tandem, in latino, è un avverbio che significa «finalmente», «alla fine»e in inglese lo si traduceva con at length, espressione a doppio senso che significa sia «alla fine, alla lunga», sia «per tutta la lunghezza». Gli inglesi, giocando sul doppio significato, hanno battezzato una carrozza leggera trainata da due cavalli in tandem, e poi il termine si è esteso al veicolo a due posti, e quindi alla bicicletta dove due persone stanno sedute su tutta la lunghezza del telaio.
Per il plurale curriculum molti tirano fuori il dotto curricula, che è il vero plurale latino, mentre l'Accademia della Crusca registra ormai come accettabile anche il curriculum al singolare e la forma italianizzata curricoli.
Cosa sono i «latinismi di ritorno» e come pronunciarli
La lingua inglese non è un blocco germanico puro, ma ha assorbito nel corso dei secoli moltissimi vocaboli latini, in parte in maniera diretta e in parte attraverso il francese (che deriva a sua volta dal latino), oltre che attraverso altre vie di trasmissione colta. Grazie all'utilizzo del mondo anglofono queste parole si sono diffuse e sono diventate popolari, per poi tornare in Italia: sono stati definiti, tra le altre cose, latinismi di ritorno o xenolatinismi (da xenòs, in greco, appunto, straniero), e vista l'immediata provenienza, viene per noi spontaneo pronunciarle nello stesso modo in cui ci vengono restituite.
Come spiega l'Accademia della Crusca, «l’inglese ha un ruolo del tutto particolare: se è noto a tutti che, a partire dal Novecento, è stata la lingua che ha veicolato il maggior numero delle nuove parole entrate nelle altre lingue, forse non è altrettanto risaputo che, dopo l’italiano, l’inglese è la lingua che maggiormente, nel corso della sua storia, ha sfruttato il latino per il recupero e la coniazione di nuove parole, tanto da farla definire da Tullio De Mauro “la più latinizzata e neolatinizzata lingua del mondo non neolatino”».
E dunque, come dovremmo pronunciare una parola come «media» o «summit»? Nell'italiano contemporaneo sono documentate entrambe le pronunce; la loro valutazione cambia a seconda del dizionario consultato. Secondo il Vocabolario Treccani la pronuncia corretta e fedele all'etimologia latina è mèdia, con la e aperta e piena (esattamente come diremmo media aritmetica). La forma mìdia, ammette Treccani, è ormai «molto frequente», ma è derivata dall'inglese e viene sconsigliata. I dizionari non sono però concordi: il DOP e il Sabatini-Coletti privilegiano la pronuncia all'inglese, mentre il GRADIT registra entrambe e mette per prima quella alla latina, mentre il Grande dizionario della lingua italiana invece non si esprime sulla pronuncia di «media» e registra quella inglese per «summit».
In sintesi, entrambe le pronunce sono accettate, ma sapere che dietro c'è il latino può cambiare la nostra prospettiva. Vale lo stesso per plus e minus, da pronunciare come le scriviamo o «plas» e «mainas» all'inglese. Anche Junior e senior (più giovane e più anziano) in origine sono iūnior e senior. La pronuncia all'inglese è «giùnior». Bonus, che è semplicemente l'aggettivo latino per «buono», è bònus.
Tra le parole di origine latina che nominiamo più spesso, mantenendo intatta la pronuncia, c'è virus, che in latino significa «veleno», «succo velenoso». In questo caso, l'italiano ha conservato una pronuncia diversa da quella inglese. Le ragioni di questa differenza andrebbero ricostruite attraverso la storia della parola e la sua registrazione nei dizionari.