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3 Ottobre 2026
18:30

Il Ponte Monumentale di Ariccia è alto 59m e collega Ariccia ad Albano: la ricostruzione dopo il crollo

Ad Ariccia, in provincia di Roma, c'è un ponte monumentale di 59m di altezza e 312m di lunghezza: l'infrastruttura ha ridisegnato il volto della Via Appia, permettendo evitare l'attraversamento del vallone posto al di sotto del viadotto.

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Il Ponte Monumentale di Ariccia è alto 59m e collega Ariccia ad Albano: la ricostruzione dopo il crollo
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Fonte: Di Stefano Ruzzini – File:Autunno soul Ponte di Ariccia.jpg, CC BY–SA 4.0

Il Ponte Monumentale di Ariccia è un viadotto stradale tra e più imponenti opere d'ingegneria stradale dell'Ottocento nello Stato Pontificio. Con una lunghezza complessiva di 312 metri e con un'altezza che raggiunge i 59 metri sul fondo della valle, il viadotto è strutturato su 3 ordini sovrapposti di arcate a tutto sesto (rispettivamente di 6, 6 e 12 archi) realizzate in conglomerato cementizio con rivestimento in peperino, una roccia vulcanica tipica del Lazio. Per la sua costruzione sono stati impiegati circa 100.000 metri cubi di materiale, consentendo il superamento di una pendenza del 14% lungo il tracciato storico della Via Appia.

Descrizione del viadotto monumentale

Il viadotto di Ariccia fu concepito per rettificare e livellare il tracciato della Via Appia Nuova, consentendo così di eliminare i ripidi dislivelli della Valle di Ariccia che presentavano pendenze fino al 14%. L'opera, con una lunghezza totale di 312 metri, ed una altezza di 59 metri, si sviluppa su uno schema a campate multiple sovrapposte in conglomerato cementizio rivestito in peperino. La struttura si articola su tre livelli: il primo ordine inferiore conta in totale 6 archi, il secondo intermedio ne conta 6 mentre il terzo, il superiore, ne conta 12. Questo permette di  garantire la ripartizione dei carichi verticali e la stabilità nei confronti delle spinte orizzontali.

Tutte le arcate presentano una luce libera di 9,6 metri. I piloni di sostegno, a sezione rettangolare decrescente verso l'alto per ottimizzare la distribuzione del proprio peso, sono radicati su fondazioni continue in pozzolana e scaglie di tufo che affondano nel terreno vulcanico dell'area laziale.

Il piano viario, nella configurazione risultante dalla ricostruzione postbellica, ha una larghezza complessiva di 12 metri tra le facce interne dei parapetti, di cui 9,5 metri destinati alla carreggiata e 2,5 metri ai marciapiedi laterali, il tutto protetto da un parapetto continuo in pietra. Per contrastare la spinta delle terre e garantire il drenaggio delle acque meteoriche, i tecnici dell'epoca integrarono condotte interne alla tessitura muraria e speroni di contrafforte lungo i basamenti dei piloni principali.

La storia del Ponte di Ariccia e la ricostruzione dopo il crollo

La necessità di rettificare il tracciato della via Appia tra Albano Laziale ed Ariccia, senza il faticoso attraversamento del vallone di Ariccia, fu promossa da Papa Pio IX, che decise di affidare la direzione dei lavori all'architetto Giuseppe Bertolini.

Il cantiere si aprì nel 1846 e la costruzione proseguì per ben otto anni, con il superamento di grandi difficoltà logistiche legate al sollevamento dei blocchi di pietra e al consolidamento del suolo, fino all'inaugurazione ufficiale avvenuta il 12 ottobre 1854.

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Medaglia emessa in occasione dell'inaugurazione del ponte di Ariccia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il ponte subì la distruzione della parte centrale. Il 2 giugno 1944, infatti, le truppe tedesche in ritirata fecero brillare delle cariche d'esplosivo piazzate sulle pile centrali, abbattendo tre campate.

Nel dopoguerra si decise di avviare immediatamente l'opera di ricostruzione "com'era e dov'era", riutilizzando le tecniche tradizionali di muratura insieme ad innesti in cemento armato per le centine interne, restituendo definitivamente il viadotto alla viabilità pubblica nel 1948. Il 18 gennaio 1967, tuttavia, si verificò il crollo dei piloni centrali del ponte per cause non del tutto accertate.

La ricostruzione di tali piloni in cemento armato fu avviata nel dicembre dello stesso anno e, a distanza di circa un anno, il ponte venne nuovamente riaperto al traffico. I nuovi piloni, che avrebbero dovuto essere rivestiti in peperino, rimasero in cemento a faccia vista, con pregiudizio sia estetico sia statico per la struttura. Nei decenni successivi, l'opera è stata oggetto di interventi di consolidamento strutturale e conservativo e di monitoraggio sismico, volti a preservare l'integrità di uno dei monumenti infrastrutturali più significativi dei Castelli Romani. Nel 2000 l'ANAS ha inoltre installato barriere in tensostruttura lungo l'intero tracciato del viadotto a scopo di prevenzione.

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