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26 Settembre 2026
15:00

Il tapis roulant è nato per punire i detenuti delle carceri inglesi nel 1818 e non per allenarsi

Nel 1818 l’ingegnere britannico William Cubitt progettò il “treadwheel” (letteralmente “ruota da calpestare”), una macchina simile a un grande mulino installata nelle carceri inglesi per punire i detenuti ritenuti più ostili e trasformare il movimento dei loro passi in energia meccanica.

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Il tapis roulant è nato per punire i detenuti delle carceri inglesi nel 1818 e non per allenarsi
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Il “treadmill ” della prigione di Brixton, Londra, in un’illustrazione del 1817 circa: la macchina progettata da William Cubitt obbligava i detenuti a camminare su una ruota a gradini per svolgere lavori forzati. Via Wikimedia Commons.

Oggi il tapis roulant è uno degli attrezzi più utilizzati nelle palestre e negli allenamenti domestici, ma la sua storia è molto diversa da quella che immaginiamo. Il suo antenato moderno non nacque infatti per correre o migliorare la propria forma fisica: nel 1818 l’ingegnere britannico William Cubitt progettò il "treadwheel", una grande ruota dotata di gradini che obbligava i detenuti delle carceri inglesi a camminare sul posto per diverse ore al giorno.

L’obiettivo iniziale era trasformare il movimento dei prigionieri in lavoro utile, ad esempio per azionare mulini o pompe per l’acqua, ma il dispositivo divenne soprattutto uno strumento disciplinare basato sulla fatica e sulla ripetizione. Per gran parte dell’Ottocento il treadwheel venne utilizzato nelle prigioni del Regno Unito e degli Stati Uniti, prima di essere progressivamente abbandonato fino alla sua eliminazione definitiva nelle carceri britanniche nel 1902. Nel Novecento il tapis roulant cambiò completamente identità: da strumento di lavoro forzato diventò prima un dispositivo medico per studiare il funzionamento del cuore e poi uno degli attrezzi più diffusi per l’allenamento e il fitness.

Nel 1818 William Cubitt inventò il treadwheel che trasformava la fatica dei detenuti in energia

Prima di diventare uno degli attrezzi più utilizzati nelle palestre, il tapis roulant aveva uno scopo completamente diverso: trasformare il movimento umano in energia meccanica. I suoi antenati erano sistemi simili a mulini, utilizzati già nell’antichità per sollevare pesi, muovere macine o azionare pompe sfruttando la forza di persone o animali. Non è un caso che il termine inglese treadmill derivi dall’unione di tread (“calpestare”, “camminare sopra”) e mill (“mulino”): in origine indicava infatti una macchina in cui il movimento dei passi serviva a far funzionare un meccanismo, non un attrezzo per allenarsi.

Questi dispositivi potevano avere forme diverse, ma alcuni funzionavano attraverso grandi ruote dotate di gradini sulle quali le persone camminavano senza avanzare realmente, con un principio simile a quello della ruota per criceti. La svolta arrivò nell’Ottocento, quando l’ingegnere britannico William Cubitt trasformò questo concetto in uno strumento destinato alle carceri. Tra il 1817 e il 1818 progettò il treadwheel, una grande ruota con gradini pensata per “rieducare” i detenuti attraverso il lavoro.

Il funzionamento era semplice ma estenuante, con i prigionieri condannati ai lavori forzati che dovevano salire continuamente sui gradini della ruota, facendola girare con il loro stesso peso. In alcuni casi il movimento veniva sfruttato per azionare pompe dell’acqua o macinare cereali, ma il suo scopo principale era spesso la punizione. I modelli più grandi potevano essere utilizzati da più detenuti contemporaneamente, mentre altri, come quelli della prigione di Coldbath Fields a Londra, erano dotati di divisori che li isolavano impedendo loro di comunicare costringendoli a vedere soltanto un muro davanti a loro.

Secondo lo storico Vybarr Cregan-Reid, il vero obiettivo del treadwheel era creare una punizione basata sulla fatica e sulla ripetizione, un lavoro “inutile” ma estremamente duro, coerente con l’idea vittoriana secondo cui lo sforzo fisico poteva portare alla redenzione del detenuto.

La diffusione nelle carceri dell’Ottocento e l’abolizione nel 1902 con il Prison Act

Dopo la sua introduzione, il treadwheel venne adottato in moltissime carceri di Inghilterra, Galles e Scozia, per poi arrivare anche negli Stati Uniti, dove il primo modello fu introdotto nel 1822 in una prigione di New York.

La punizione consisteva soprattutto nella sua estrema ripetitività. I prigionieri potevano trascorrere sul treadwheel sei o più ore al giorno, arrivando in alcuni casi fino a dieci ore di lavoro continuo. Uno degli esempi più noti era il treadwheel della prigione di Brixton, a Londra, dove la macchina poteva essere utilizzata contemporaneamente da fino a 24 detenuti. Il sistema prevedeva una rotazione continua: mentre un prigioniero terminava il proprio turno, un altro prendeva il suo posto, permettendo alla ruota di continuare a muoversi per diverse ore.

Con il tempo, però, iniziarono a emergere i problemi legati a questo tipo di lavoro forzato. Lo sforzo richiesto era enorme e spesso le razioni alimentari delle carceri non erano sufficienti a compensare l’energia consumata dai detenuti. Molti prigionieri finirono nelle liste degli ammalati, altri morirono a causa dello sforzo fisico con il sistema che iniziò a essere criticato anche dalle autorità carcerarie. Tra le persone costrette a utilizzare il treadwheel ci fu anche lo scrittore irlandese Oscar Wilde, condannato nel 1895 per sodomia. Durante i due anni trascorsi nel carcere di Pentonville fu sottoposto ai lavori forzati e all’utilizzo del treadwheel, un’esperienza che contribuì al peggioramento delle sue condizioni fisiche e psicologiche.

Alla fine dell'Ottocento il treadwheel iniziò a essere progressivamente abbandonato dopo le numerose critiche. Già nel 1889 il suo utilizzo nelle carceri britanniche era stato fortemente ridotto a causa delle critiche sulle condizioni disumane a cui erano sottoposti i detenuti. L'abolizione definitiva arrivò nel 1902 con il Prison Act, una riforma del sistema penitenziario britannico che eliminò ufficialmente questo tipo di lavori forzati dalle carceri del Regno Unito.

Dal carcere alla palestra: come il tapis roulant è diventato uno strumento per il fitness

Dopo essere stato abbandonato nelle carceri, il principio del tapis roulant venne progressivamente reinterpretato per scopi completamente diversi. All’inizio del Novecento la macchina iniziò infatti a trovare spazio nel campo della medicina, dove veniva utilizzata per studiare la risposta del corpo umano allo sforzo fisico.

Nel 1913 negli Stati Uniti venne brevettato uno dei primi tapis roulant destinati alla valutazione medica, mentre negli anni '50 il cardiologo Robert Bruce sviluppò il cosiddetto protocollo Bruce, un test ancora oggi utilizzato per analizzare il funzionamento del cuore durante l’esercizio fisico attraverso una camminata o una corsa su tapis roulant.

La vera diffusione del tapis roulant come attrezzo per l’allenamento arrivò però alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968 l’ingegnere meccanico statunitense William Staub, dopo aver letto il libro Aerobics del medico Kenneth Cooper sui benefici dell’attività aerobica, realizzò il primo modello pensato per l’uso domestico.

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