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23 Agosto 2026
7:00

Panama costruirà 3 prigioni di massima sicurezza simili al CECOT di El Salvador: come sono fatte

Per arginare sovraffollamento e fughe e isolare i capi delle gang criminali, Panama costruirà tre nuove carceri a fronte di 392 milioni di dollari di investimenti. Le strutture ospiteranno migliaia di detenuti. Il piano punta su sicurezza e riabilitazione, ma solleva dubbi soprattutto su etica e sicurezza.

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Panama costruirà 3 prigioni di massima sicurezza simili al CECOT di El Salvador: come sono fatte
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Immagine generata con IA.

Il sistema carcerario di Panama è da anni vicino al punto di rottura, con circa 24.000 detenuti stipati in strutture progettate per ospitarne appena 14.700, note per sovraffollamento e condizioni durissime per i detenuti. Ma la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la clamorosa fuga di massa del 1° giugno 2026, quando 195 detenuti sono evasi contemporaneamente dal carcere di La Joyita. Per rispondere a questa crisi e all'aumento dei crimini coordinati direttamente dalle celle, il presidente José Raúl Mulino ha annunciato un imponente piano da 392 milioni di dollari per la costruzione di tre nuove carceri. Queste saranno in parte ispirate al maxi-progetto CECOT, realizzato in El Salvador e al centro di numerose polemiche – soprattutto di carattere etico.

Come saranno fatte le nuove carceri a Panama

Il piano del governo non prevede un solo tipo di prigione, ma tre progetti distinti pensati per scopi e profili di detenuti differenti, per investimenti totali da oltre 392 milioni di dollari.

Il primo è il Carcere di Massima Sicurezza a Las Garzas. Questo è il progetto che ricalca più da vicino la linea dura di El Salvador e avrà un costo stimato di circa 130 milioni di dollari. Al suo interno verranno ospitati circa 2.000 detenuti e verrà realizzato tramite il modello di Associazione Pubblico-Privata, che delega la gestione e la manutenzione a lungo termine a consorzi privati. L'obiettivo principale è l'isolamento totale dei leader delle gang criminali per impedire loro di continuare a gestire estorsioni e omicidi dall'interno del carcere.

Il Complejo Penitenciario de Provincias Centrales, nell'area di Divisa, è la seconda struttura. Con un investimento stimato tra i 172 e i 177,2 milioni di dollari, questa prigione sorgerà su un terreno di 45 ettari e potrà ospitare tra i 2.500 e i 3.000 detenuti. Sarà suddiviso in moduli di minima, media e alta sicurezza: mentre i detenuti più pericolosi saranno in celle individuali, quelli a basso rischio alloggeranno in camerate da sei persone. Il complesso includerà anche scuole, laboratori di formazione professionale (idraulica, edilizia) e spazi agricoli. Da quello che sappiamo finora, pare che la struttura sarà dotata di sistemi di videosorveglianza avanzata, controlli biometrici e meccanismi elettronici di accesso.

Infine, il terzo edificio del progetto è il Centro de Resarcimiento y Rehabilitación, sempre a Las Garzas. Questo progetto vale circa 85 milioni di dollari e sarà situato di fronte all'attuale complesso di La Joya, con una capacità di 2.500 persone. Questa prigione sarà destinata esclusivamente ai detenuti "pre-liberati" (nella fase finale della condanna). La struttura non punta sul massimo isolamento, ma sulla riabilitazione e sul reinserimento sociale, offrendo camere da letto (non celle tradizionali), aree di studio, impianti sportivi e supporto terapeutico per abbattere il rischio di recidiva.

Le tempistiche e le criticità del progetto che si ispira al CECOT di El Salvador

La macchina burocratica si è mossa rapidamente, soprattutto dopo l'evasione di giugno. Per il carcere di massima sicurezza, già a fine maggio 2026 il ministro della Presidenza Juan Carlos Orillac ha approvato il passaggio alla fase di fattibilità del progetto. Si stima che la gara d'appalto internazionale possa essere avviata entro circa nove mesi (quindi all'inizio del 2027). Per il complesso di Divisa, il bando di gara è stato lanciato ufficialmente l'8 giugno 2026, mentre per il centro di riabilitazione di Las Garzas, la gara è partita il 29 maggio 2026, con la scadenza per la presentazione delle offerte fissata al 14 luglio 2026.

Tuttavia un'opera di questa portata sta generando forti discussioni nel Paese, evidenziando vari ostacoli, in primis l'opposizione delle comunità locali. Queste si oppongono fermamente alla costruzione della prigione di massima sicurezza, soprattutto a causa della sua vicinanza a importanti scuole, come l'Instituto Nacional de Agricultura, e per il potenziale impatto ambientale sui fiumi Cañazas e Santa María. C'è poi un problema legato all'ingresso di armi, dal momento che il sistema carcerario panamense soffre di un serio problema di corruzione. Nel corso degli anni detenuti e testimoni riferiscono che le guardie si lasciano facilmente corrompere, permettendo l'ingresso di smartphone, droga e persino armi pesanti (come pistole e kalashnikov). Infine esiste un ultimo aspetto legato a una questione etica. Così come il CECOT in El Salvador, anche queste strutture stanno sollevando già da ora forti dubbi non solo in merito al possibile trattamento dei detenuti, ma anche ai criteri di incarcerazione – non sempre trasparenti e potenzialmente utilizzabili per sbarazzarsi di oppositori politici.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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