
Il tonno in scatola contiene mercurio, così come la carne di altri pesci grandi come squali, pesce spada, luccio e nasello. Alcuni composti che contengono questo elemento e che si trovano nel pesce, come il metilmercurio, possono provocare danni per il nostro organismo, ma se non ne consumiamo in quantità eccessive non c'è alcun pericolo per la nostra salute.
A confermarlo è l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, secondo cui sotto le 4 porzioni di pesce a settimana i benefici di questo alimento (dovuti al contenuto di vitamine, omega-3 e proteine altamente digeribili) superano i rischi dovuti al metilmercurio. Le porzioni raccomandate valgono per persone adulte di sesso maschile e donne oltre la menopausa, mentre scendono a 2-3 alla settimana di pesci piccoli (per esempio sgombri, orate e trote) per bambini, donne in età fertile, donne in gravidanza e durante l'allattamento. Queste raccomandazioni sono dovute al fatto che i bambini sono più vulnerabili al metilmercurio, che ad alte dose può influenzare lo sviluppo del cervello, con possibili effetti sul linguaggio, sulla memoria e sull'attenzione.
Quindi, secondo le autorità, il pesce si può mangiare tranquillamente senza problemi per la propria salute, a patto di non superare le dosi raccomandate.
Il mercurio si accumula nei pesci di taglia più grande tramite un processo chiamato biomagnificazione: i grandi predatori mangiano pesci più piccoli, che a loro volta si nutrono di crostacei contaminati e così via. In pratica, il mercurio si accumula tanto più quanto si sale nella piramide alimentare. L'origine del mercurio è da una parte la sua presenza naturale sulla crosta terrestre, dall'altra le attività umane come i processi industriali e l'estrazione di metalli, che rilasciano questo elemento nell'ambiente.