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4 Febbraio 2026
17:00

Il virus Nipah preoccupa solo l’India, una panoramica su cos’è e sul rischio epidemico senza allarmismi

Sintomi, modalità di contagio, letalità, rischio pandemico: perché si è tornati a parlare del virus Nipah in India, e quanto c'è da preoccuparsi? A oggi il rischio in Europa e in Italia è minimo.

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Il virus Nipah preoccupa solo l’India, una panoramica su cos’è e sul rischio epidemico senza allarmismi
virus nipah pipistrelli

Nel gennaio scorso sono stati notificati due nuovi casi di infezione da Nipah Virus (NiV), in due operatori sanitari nello stato del Bengala Occidentale, in India. L'episodio è l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie serie di focolai ricorrenti a partire dal 2018 nella regione del Kerala, sempre in territorio indiano. Questa zoonosi (malattia infettiva che si trasmette da animale a uomo) è diffusa nell'area del Sud est asiatico in India, Bangladesh, Malesia, Singapore. Viene trasmessa all'uomo dai pipistrelli della frutta e da altri animali, ma può avvenire anche una trasmissione da persona a persona o attraverso alimenti contaminati. Provoca encefalite, sintomi neurologici, ma può colpire anche i polmoni. Il tasso di mortalità è stimato tra il 40% e il 75%.

Già incluso nell’elenco delle prime 10 malattie monitorate nel Research and Development Blueprint, proprio la presenza di diversi focolai d'infezione e di epidemie ricorrenti a partire dagli anni 2000 in diverse regioni del Sud-est asiatico, ha reso necessaria la pubblicazione da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) di una "Strategia regionale per il Sud-est asiatico per la prevenzione e il controllo dell'infezione da virus Nipah, 2023-2030" contenente linee guida per controllare e contenere le epidemie. A oggi, il rischio di trasmissione in Italia e in Europa è molto basso, tuttavia, considerato che in un modo globalizzato anche le malattie possono diffondersi rapidamente, restano fondamentali per la lotta alle epidemie fattori quali: la ricerca sui vaccini, lo sviluppo di sistemi di rilevamento precoce e il rapido scambio di informazioni al livello internazionale grazie a organismi come il WHO.

Il focolaio di Nipah nel Bengala

L'OMS, nel gennaio 2026, ha confermato due casi di infezione da virus Nipah (NiV) nello stato del West Bengal, in India. I due pazienti, colpiti da sintomi severi, sono entrambi operatori sanitari che lavorano nello stesso ospedale privato a Barasat. Le autorità locali hanno tracciato e testato oltre 190 contatti, che sono risultati tutti negativi al virus e non sono stati rilevati ulteriori casi.

Si tratta del terzo focolaio registrato in questa zona dell'India con i precedenti che risalgono al 2001 e 2007.

Cos'è, come si trasmette e perché si chiama Nipah

Si tratta di un virus a RNA, per i più esperti un Paramyxovirus. Gli ospiti naturali, che trasmettono il virus, ma ne sono immuni, sono i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidi, le così dette volpi volanti, diffuse in gran parte delle regioni del Pacifico occidentale, del sud-est e dell'Asia meridionale, in Madagascar, in tutta l’Africa e in alcune zone del Medio Oriente.

Il virus può essere trasmesso da pipistrello a uomo, da uomo a uomo e, in casi più rari, da pipistrello a maiale (ospite intermedio) a uomo. Il contagio può avvenire attraverso il consumo di alimenti contaminati da urina, escrementi o saliva infetti dei pipistrelli, in particolare frutta non adeguatamente lavata, o per contatto diretto. Più raramente si diffonde fra le persone per contatto diretto con secrezioni respiratorie o fluidi corporei, per esempio all'interno di uno stesso nucleo familiare o in una struttura sanitaria se non si osservano rigidi protocolli di disinfezione.

È considerata una malattia emergente e, come per altri virus, la sua diffusione può essere favorita dalla perdita di habitat naturali che spingono molte specie di animali selvatici a entrare in contatto con ambienti antropizzati o con risorse alimentari legate alla presenza umana, favorendo così fenomeni di spillover (il “salto di specie”) da animale a uomo.

La denominazione Nipah deriva dal nome di un villaggio della Malesia, Sungai Nipah, dove il virus fu isolato per la prima volta tra il 1998 e il 1999 durante un'epidemia con sintomi di grave encefalite in diversi pazienti nel villaggio.

Sintomi della malattia NiV

Non è facile distinguere la NiV da altre forme infettive o da altri tipi di encefalite o polmonite e per questo sono necessari rapidi e specifici esami di laboratorio. La fase di incubazione va dai 4 ai 21 giorni ed è stato calcolato che gli individui infetti restano contagiosi anche per 21 giorni dopo lo sviluppo dei sintomi.

I primi sintomi includono febbre, mal di testa, vertigini e vomito. Si verificano poi sintomi neurologici o problemi respiratori quali difficoltà respiratorie o tosse. Nei casi gravi si manifesta encefalite acuta. La mortalità è elevata, ma la maggior parte delle persone che sopravvivono guariscono completamente dai sintomi.

Quanto è pericoloso il virus Nipah: rischio molto basso per l'Italia

Nelle epidemie documentate finora (in Bangladesh, India, Malesia e Singapore), il tasso di mortalità è variato dal 40% al 75% ma l'OMS valuta il rischio come moderato a livello locale (sub-nazionale) e basso a livello globale.

La pericolosità è legata principalmente a due fattori, la mancanza di cure e le difficoltà di gestione. La variabilità della mortalità dipende molto dalle capacità locali di effettuare una diagnosi precoce e di gestire le complicanze cliniche (spesso respiratorie e neurologiche) in terapia intensiva.

Non ci sono casi documentati al di fuori dell'India e, come riportato in un comunicato del Ministero della Salute le parole di Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie frenano gli allarmismi.

Il rischio di trasmissione in Italia è molto basso in linea con le valutazioni a livello internazionale, e in linea con gli altri Paesi non sono previste né necessarie restrizioni ai viaggi

Cura, trattamento e prevenzione

A oggi non esiste ancora un vaccino per questa malattia, tuttavia alcuni vaccini sperimentali hanno già superato i test iniziali e altri stanno procedendo verso la sperimentazione sull'uomo.

Come riportato anche nelle linee guida del WHO è bene prima di tutto limitare le fonti di infezione e osservare regole di igiene:

  • la frutta va lavata e sbucciata prima di mangiarla per evitare eventuali contaminazioni, nelle zone di presenza del virus;
  • vanno indossati guanti e indumenti protettivi in presenza di animali malati, in particolare suini e durante le procedure di macellazione e abbattimento.
  • nelle aree in cui è presente il virus, i frutteti, le stalle e i magazzini di mangimi e derrate alimentari vanno protetti dalla presenza dei pipistrelli della frutta;
  • è sempre importante una buona igiene delle mani;
  • in ambito sanitario, va adottato l'uso di presidi quali mascherine, camici e vanno isolati i pazienti infetti.

Il virus viene inattivato a temperatura di 100 °C per più di 15 minuti e sono efficaci disinfettanti come l'etanolo al 80% e l'ipoclorito di sodio al 10% che possono essere valido supporto alla disinfezione.

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