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15 Gennaio 2026
15:21

Come si fa a bloccare internet a un intero Paese come quello dell’Iran

Da giorni si parla di un blocco di Internet in Iran, che il regime può mettere in atto in numerosi modi. Alcune notizie, però, stanno arrivando comunque in Occidente, forse anche grazie a Starlink.

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Come si fa a bloccare internet a un intero Paese come quello dell’Iran
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Il blocco di Internet in Iran durante le ultime repressioni non è cosa nuova, visto che era già accaduto durante le proteste del 2009, 2019 (durato una settimana) e 2022: è solo la prova che il regime si sente minacciato dal popolo sceso nelle piazze contro la svalutazione del Rial (moneta iraniana) e per il peggioramento delle condizioni di vita.

Ma vi siete mai chiesti com'è, all'atto pratico, vivere un blocco del genere? Nel giro di pochi istanti i messaggi non arrivano più a destinazione, e sui social non appare più niente. Schermata vuota. Quello che a qualunque altro paese democratico potrebbe sembrare un problema tecnico esteso, è in realtà un gesto politico volto a far sparire un intero Paese, che non può più far sapere al mondo cosa sta succedendo.

Spegnere Internet a un'intera nazione per impedirle di trasmettere informazioni al mondo o per rendere difficile l'organizzazione e i modi delle proteste potrebbe sembrare qualcosa di difficile (oltre che distopico) da attuare, eppure è già capitato diverse volte: 2009, 2019 (durato una settimana), 2022, e persino nel 2025, durante la guerra dei 12 giorni. Ma all'atto praticocome si fa?

Internet censorship in Iran: come è possibile

Il metodo più veloce e diretto che ha una nazione per bloccare Internet al popolo per un governo – o, in questo caso, un regime – è quello di imporre ai fornitori di servizi lo spegnimento degli apparati hardware nelle centrali o la disconnessione dei cavi internazionali in fibra ottica, o bloccare la fornitura di energia elettrica ai server. Ma ciò appare poco probabile, visto che visto che dismettere fisicamente le infrastrutture di rete interne al Paese potrebbe creare difficoltà di vario genere e disservizi diffusi.

Un metodo più probabile potrebbe essere quello del Deep Packet Inspection, che è una tecnica con cui chi controlla la rete (in questo caso il regime) “guarda dentro” i pacchetti di dati, non solo l’indirizzo di destinazione, riconoscendo app e protocolli (social, messaggistica e VPN) anche se provano a “mimetizzarsi”, bloccandoli o interrompendo certe connessioni in modo selettivo. In pratica, internet è acceso, ma non funziona per tutto. Questo sistema fa sì che sia molto difficile utilizzare una VPN (Virtual private network), che viene usata per creare un collegamento cifrato tra il dispositivo in uso e un server remoto (così facendo, il traffico sembra partire da quel server, e l'indirizzo IP originale viene nascosto, proteggendo i dati in transito) per bypassare il blocco.

Il regime però potrebbe anche utilizzare il sistema Border Gateway Protocol, che obbliga i fornitori di cancellare le rotte digitali che collegano gli indirizzi IP nazionali al resto del mondo, facendo sì che non sia più possibile inviare o ricevere informazioni da e per l'Iran.

Esiste poi un metodo più selettivo, che non spegne la rete ma ne filtra i contenuti, come la manipolazione del Domain name system (Dns): così facendo i cittadini non possono raggiungere una serie di siti web, social media o testate giornalistiche. Se si prova ad atterrare su queste pagine, infatti, o viene dato errore, o appare una scritta (in genere "contenuto controllato"). Il Dns però è un sistema che i più esperti possono aggirare con semplicità, quindi il regime dovrebbe utilizzarlo con altri metodi più o meno sofisticati.

L'ipotesi Starlink

Secondo diversi magazine del settore tech, Space X, l'azienda di satelliti di Elon Musk, avrebbe attivato gratuitamente per tutti la rete Starlink in Iran, e proprio per questo ci sono giunte foto, video e una serie di informazioni. La notizia non è ancora stata ufficialmente confermata dall'azienda, ma è stata rilanciata dall'account ufficiale del Mossad (servizi segreti israeliani).

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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