
Stati Uniti e Iran hanno accettato la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco di due settimane allo scattare del 40° giorno di guerra in Medio Oriente: per 14 giorni saranno quindi sospesi i bombardamenti e lo Stretto di Hormuz dovrebbe riaprire, sempre sotto il controllo iraniano. Dopo la notizia del cessate il fuoco, il prezzo del petrolio al barile ha subito la riduzione più importante delle ultime settimane, scendendo sotto i 95 dollari e subendo una riduzione del 15%.
Il Presidente degli USA Donald Trump ha accettato il cessate il fuoco meno di due ore prima della scadenza del suo ultimatum (con il quale aveva promesso la «morte della civiltà iraniana») definendo la proposta con una parola precisa: «workable», ovvero praticabile. Non «buona», non «definitiva». Praticabile come base di negoziato. È una distinzione che vale la pena tenere a mente, dato che sul tavolo dei colloqui di pace – previsti per il 10 aprile a Islamabad, in Pakistan – non ci sarà un accordo da firmare. Ci saranno invece due proposte: una iraniana, in 10 punti, e una americana, in 15 punti, che in questo momento sembrano più distanti di quanto i comunicati ufficiali facciano sembrare.
In ogni caso, né Washington né Teheran hanno pubblicato un documento ufficiale contenente i “punti per la pace”: quelli che stanno circolando, quindi, sono delle possibili ricostruzioni basate su indiscrezioni diplomatiche, dichiarazioni parziali del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano e quanto rivelato dalle agenzie di stampa vicine al governo iraniano.
La proposta iraniana in 10 punti
Come anticipato, né Washington né Teheran hanno pubblicato il testo integrale delle rispettive proposte. Quello che sappiamo viene quindi da fonti indirette: nel caso dei 10 punti avanzati dall'Iran, le informazioni arrivano da agenzie di stampa vicine al governo iraniano (come Tasnim News, Mehr News e IRNA), funzionari pakistani, egiziani e turchi coinvolti nella mediazione.
Sulla base di quello che è stato comunicato dalle fonti vicine al governo di Teheran, sappiamo che i 10 punti della proposta iraniana includerebbero:
- Garanzia di non aggressione: Impegno vincolante degli USA a non attaccare più l'Iran.
- Controllo dello Stretto di Hormuz: riapertura dello Stretto sotto la gestione militare iraniana, con un protocollo di transito definito da Teheran. Secondo il New York Times, Teheran potrebbe imporre una tassa di 2 milioni di dollari a nave.
- Riconoscimento da parte degli USA del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio.
- Revoca di tutte le sanzioni primarie contro l'Iran, come le restrizioni economiche imposte dagli USA.
- Revoca di tutte le sanzioni secondarie contro l'Iran, ovvero quelle imposte a chi commercia con l'Iran.
- Cancellazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU contro l'Iran.
- Cancellazione di tutte le risoluzioni della AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) contro l'Iran.
- Risarcimento dei danni di guerra: pagamento integrale dei danni subiti, più il rilascio degli asset iraniani congelati all'estero.
- Ritiro delle forze USA dalla regione: ritiro di tutti i contingenti americani da basi e punti di dispiegamento in Medio Oriente.
- Cessazione delle ostilità su tutti i fronti: fine della guerra in Iran e in Libano, a protezione di Hezbollah e dell'Asse della Resistenza.
La proposta americana in 15 punti
Nel caso della proposta americana, la sintesi dei 15 punti è stata pubblicata dal canale israeliano Channel 12 e confermata solo parzialmente da fonti anonime vicine alla Casa Bianca. Più nello specifico, un funzionario americano ha precisato che la versione di Channel 12 riflette solo una bozza preliminare, alla quale sono state apportate delle modifiche. Fatta questa premessa, i 15 punti americani comprenderebbero:
- Smantellamento delle capacità nucleari dell'Iran, con la dismissione delle sue strutture nucleari militari.
- Impegno formale a non sviluppare armi nucleari.
- Stop all'arricchimento dell'uranio in territorio iraniano.
- Trasferimento dell'uranio arricchito all'AIEA entro una tempistica concordata.
- Disattivazione dei siti nucleari iraniani di Natanz, Isfahan e Fordow.
- Abbandono della rete di gruppi armati finanziati dall'Iran come Hezbollah, Houthi e le milizie regionali.
- Riapertura dello Stretto di Hormuz e libero transito delle navi nel Golfo Persico.
- Limitazione del programma missilistico iraniano a soli scopi difensivi.
- Revoca delle sanzioni americane in cambio delle concessioni sul programma nucleare iraniano.
- Supporto alla centrale nucleare di Bushehr per la produzione civile di elettricità in Iran.
La proposta americana conterrebbe altri 5 punti: ciononostante, le proposte dal punto 11 al 15 non sono state diffuse da alcuna fonte.
Che cosa hanno in comune le due proposte
Analizzando più nel dettaglio le due proposte, ci sono tre elementi per i quali le posizioni di Teheran e Washington non sono strutturalmente incompatibili. Nello specifico, parliamo della:
- Fine delle ostilità: entrambe le parti vogliono fermare la guerra, anche se con geometrie diverse. L'Iran vuole una pace definitiva e permanente, gli USA avevano inizialmente proposto un cessate il fuoco a 30 giorni (ora sceso a 14). Ma il fatto che entrambi stiano negoziando la durata della pace è già un segnale.
- Revoca delle sanzioni contro l'Iran: è un punto presente in entrambe le proposte. Gli USA avrebbero infatti offerto la rimozione delle sanzioni in cambio delle concessioni nucleari. L'Iran, invece, chiede la revoca delle sanzioni in modo incondizionato e completo.
- Riapertura dello Stretto di Hormuz: entrambi i Paesi chiedono la riapertura dello Stretto, ora però la questione è chi lo gestirà e a quali condizioni. Ma anche qui: il principio della riapertura non è contestato. Si tratta di negoziare le modalità.
In cosa sono diverse le due proposte
Il problema è che la proposta iraniana e quella americana hanno anche delle differenze abissali e almeno su due punti sembrano difficilmente superabili nel breve termine. Secondo alcune indiscrezioni, l'Iran avrebbe respinto formalmente la proposta americana definendola «estremamente massimalista e irragionevole», mentre gli USA avrebbero definito quella iraniana come «massimalista».
Più nello specifico, i problemi principali riguardano:
- Il nucleare iraniano: la proposta americana prevede lo smantellamento degli impianti nucleari iraniani, limiti sui missili e la riapertura dello Stretto. Quella iraniana, al contrario, chiede il riconoscimento esplicito del diritto all'arricchimento dell'uranio e, soprattutto, non contiene alcun impegno per ridurre o fermare il programma nucleare. Questa assenza dalla proposta iraniana è notevole, perché era esattamente il motivo dichiarato per cui USA e Israele avevano avviato il conflitto. Le due posizioni non si avvicinano e, anzi, si escludono a vicenda.
- Il ritiro delle truppe americane: l'Iran chiede il ritiro di tutte le forze militari statunitensi da basi e punti di dispiegamento in tutta la regione. Nella proposta americana questo punto non esiste e, soprattutto, difficilmente potrebbe esistere. Gli USA hanno circa 50.000 soldati dislocati in Medio Oriente: chiedere di ritirarli tutti come condizione di partenza è una posizione massimalista: serve a occupare spazio negoziale, non a ottenere quel risultato specifico.
- Il finanziamento dei gruppi militari armati e l'Asse della Resistenza: la proposta americana chiede restrizioni al sostegno iraniano ai gruppi armati regionali. Quella iraniana chiede invece la fine degli attacchi contro Hezbollah e gli altri componenti dell'Asse della Resistenza, trattandoli esplicitamente come soggetti da proteggere, non da smantellare. Su questo punto le due visioni del Medio Oriente post-guerra sono incompatibili.
- I risarcimenti per i danni causati dalla guerra: l'Iran chiede il pagamento integrale dei danni di guerra e il rilascio degli asset congelati all'estero. La proposta americana non contiene nulla di simile e Trump ha una storia di dichiarazioni critiche nei confronti degli accordi che prevedono il trasferimento di denaro a Teheran, risalente già all'era Obama.