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Isola delle Rose, la vera storia dell’assurda micronazione al largo dell’Emilia-Romagna

L'Isola delle Rose fu una micronazione indipendente al largo dell'Emilia-Romagna fondata dall'Ingegner Giorgio Rosa. Ma perché venne demolita dall'esercito italiano dopo appena 55 giorni?

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31 Gennaio 2024
18:30
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Isola delle Rose, la vera storia dell’assurda micronazione al largo dell’Emilia-Romagna
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L'Isola delle Rose è una piattaforma artificiale realizzata nel '68 al largo dell'Emilia-Romagna. Si trattava di una micronazione indipendente, chiamata Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose, fondata dall'ingegner Giorgio Rosa e demolita con l'esplosivo dallo Stato Italiano dopo appena 55 giorni. Ma… prima di partire con la storia vera e propria, dobbiamo fare un passo indietro e capire una cosa: come hanno fatto a fondare una micronazione?

Come si fonda una micronazione

Chiunque può provare a fondare una micronazione. Per farlo bisogna soddisfare una serie di requisiti e il primo è quello relativo al territorio. Le terre emerse sono in buona parte occupate da altri stati, quindi ci sono due opzioni: o si occupa una parte di territorio di un altro stato – come ad esempio la micronazione Molossia che si trova nel bel mezzo del deserto del Nevada – oppure bisogna costruirsi una piattaforma in acque internazionali – come il Principato di Sealand, che sorge su una piattaforma in mezzo al mare.

sealand foto

Dopo il territorio è necessario dar vita a un governo. Può essere una monarchia, una repubblica, ma l’importante è scegliere con attenzione perché anche nelle micronazioni possono sempre esserci colpi di stato, come accaduto sempre a Sealand nel 1978. Serve anche una costituzione – quindi un sistema di leggi – , servono una lingua, una moneta e una bandiera. E poi, ultimi ma non per importanza, servono degli abitanti che permettano allo stato di avere un PIL e di auto-sostenersi.

Infine, la cosa più importante: per essere una vera nazione è necessario avere riconoscimento a livello internazionale. Perché non basta dire “io sono una nazione” per esserlo, ci deve per forza essere anche “l’ok” da parte di tutti gli altri Paesi.

Quindi creare una nuova nazione è una sfida apparentemente impossibile… ma non per l’ingegner Giorgio Rosa, il protagonista della nostra storia.

L’idea dell'Isola delle Rose

Italia, anni ‘60. Giorgio Rosa era un ingegnere industriale che, come molte persone dell’epoca, aveva un forte ideale di libertà. L’Italia quindi gli stava stretta, con tutte le leggi e la burocrazia che in realtà conosciamo bene ancora oggi. Un caldo giorno d’estate, mentre era in villeggiatura a Rimini, venne folgorato da un’idea: dar vita a un’isola personale! Quest’isola sarebbe stata un polo turistico, quindi con bar, ristoranti, alberghi eccetera.

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Il primo step per realizzare questo sogno è quello di avere un territorio. A lui venne in mente di costruire una piattaforma a circa 11 km e 612 metri dalla costa, cioè 500 metri oltre il confine delle acque nazionali italiane dell’epoca. Questo, secondo i suoi calcoli, gli avrebbe permesso di costruire in acque internazionali e quindi non avrebbe avuto problemi con la legge italiana.

La piattaforma avrebbe ospitato chiunque avesse voluto diventare cittadino e l’ingegner Rosa sarebbe stato il presidente della nazione. Il governo invece sarebbe stato composto da sua moglie Gabriella e da alcuni amici di famiglia. Come stato indipendente avrebbe avuto i suoi simboli, come una bandiera – costituita da rose rosse su sfondo bianco e arancione – una moneta, il mill, e una sua lingua – l’esperanto. Questa è una lingua inventata “a tavolino” a fine ottocento ed è stata scelta da Giorgio Rosa per permettere a tutte le persone che sarebbero arrivate sull’isola da ogni angolo d’Europa di comunicare tra loro. Infine, per quanto riguarda l’approvazione da parte degli altri Paesi, si sarebbero fatti pubblicità e avrebbero addirittura chiesto il riconoscimento ufficiale alle nazioni unite.

Insomma, nella testa di Rosa era tutto pronto, ma l’impresa si rivelò presto più difficile del previsto.

La nascita dell’isola

Il progetto per l’isola delle Rose iniziò negli anni ‘50 e durò circa 10 anni ma la costruzione effettiva dell’Isola prese il via nel 1965. Inizialmente hanno realizzato 9 pali in acciaio riempiti in calcestruzzo conficcati per 40 metri di profondità sul fondale. Sopra a questi è stata installata una piattaforma in calcestruzzo armato e acciaio di 20 x 20 metri sulla quale si sarebbero dovuti costruire 5 piani da 400 m2 ciascuno, così da aprire anche un ristorante, un albergo e consentire anche ad altri di aprire negozi.

progetto isola delle rose

Però Rosa era stato avvisato prima della costruzione che si sarebbe dovuto fermare e infatti nel 1966 ricevette un’ingiunzione – quindi un ordine – di sospendere i lavori. Niente da fare: lui decide di continuare per la sua strada.

Nel frattempo la struttura cresce di dimensioni, viene costruito il primo piano, parte del secondo e il 20 agosto 1967 l’isola delle Rose apre i battenti. Ma allo Stato Italiano questo non andava affatto bene.

I sospetti dello Stato

All’epoca infatti non era ben chiaro cosa si facesse sull’isola. Stando alle dichiarazioni di Rosa, si trattava di una mini-città ideale dove la gente poteva divertirsi e svagarsi in modo “libero”, fuori dalla giurisdizione italiana. La politica invece temeva che quel luogo sarebbe presto diventato un covo per il gioco d’azzardo, la prostituzione e altre pratiche illegali. All’epoca addirittura si disse che l’Unione Sovietica avesse contattato Rosa per porre una piccola base di sottomarino al di sotto della piattaforma. Il 1° maggio 1968 però la piattaforma venne comunque proclamata dall’ingegner Rosa “Repubblica delle Rose”.

bandiera isola delle rose

La gente quindi iniziava a frequentare il posto e, prendendo proprio le parole dell’ingegner Rosa: “Cominciarono a giungere i turisti, seguirono i commendatori e i playboy della costa. L’idea era lo sfruttamento del turismo e la vendita di benzina senza le accise italiane.” Per ufficializzare al 100% mancava solo una cosa: una conferenza stampa per dichiarare la nascita della nazione al resto del mondo. Questa viene fatta il 24 giugno a bordo dell’isola, cioè ben 55 giorni dopo la nascita della repubblica. È proprio a questo punto che lo Stato Italiano decide di intervenire.

La fine del sogno: chi ha abbattuto l'Isola delle Rose

Il 25 giugno 1968, cioè un giorno dopo l’annuncio ufficiale, alcune motovedette della Guardia Costiera bloccano l’isola impedendo a qualunque altra imbarcazione di avvicinarsi. Sia la capitaneria di porto che il ministero della marina mercantile volevano distruggerla, perché Rosa era stato avvertito prima ancora della costruzione che non era il caso di terminare quel progetto. Il 7 agosto 1968 il tribunale di Bologna decide per la distruzione dell'isola; decisione raccolta dal Governo.

Il 20 novembre con delle imbarcazioni della marina si iniziò a smontare tutto ciò che si poteva dalla piattaforma per portarlo a terra. L’11 febbraio del 1969 i sommozzatori misero su ciò che restava della struttura 675 kg di cariche esplosive e le fecero detonare… senza riuscire a distruggerla. Due giorni dopo fecero quindi un secondo tentativo. Questa volta misero altri 1000 kg circa di esplosivo, così da essere sicuri. Quindi fanno detonare le cariche… ma niente anche stavolta. Alla fine, il 26 febbraio la struttura venne distrutta del tutto da una mareggiata e i detriti raccolti poi nei giorni seguenti.

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La Repubblica dell’Isola delle Rose restò indipendente per soli 55 giorni, non vennero mai costruiti i restanti 4 piani e il governo dell’Isola delle Rose non fece nemmeno in tempo a stampare il mill, la moneta ufficiale della nazione. L’ingegner Rosa anche dopo la demolizione cercò di ottenere giustizia ma, ancora una volta, non ottenne l’appoggio di nessuno.

L’unica cosa che rimane dell’isola, oggi, sono i suoi francobolli.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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