
Dentro o fuori. La Nazionale italiana di calcio dovrà vincere i playoff per qualificarsi ai Mondiali 2026: oggi, giovedì 26 marzo, sfida a Bergamo l'Irlanda del Nord, in caso di vittoria martedì 31 marzo ci sarà la finale in trasferta contro Galles o Bosnia. Gli uomini guidati da Rino Gattuso sono chiamati a sfatare un tabù: gli Azzurri, infatti, non hanno partecipato alle ultime due edizioni della competizione iridata, quella del 2018 in Russia (eliminati dalla Svezia) e del 2022 in Qatar (estromessi dalla Macedonia del Nord). Quante volte abbiamo saltato i Mondiali? Come è cambiato il sistema di qualificazione nel corso dei decenni? Le altre big del calcio hanno sofferto come noi? Proviamo a fare un po' di chiarezza per ingannare l'attesa.
Le quattro assenze dell'Italia ai Mondiali e i format che ci hanno estromessi
Nella sua lunga storia la Nazionale italiana non ha partecipato a quattro edizioni dei Mondiali (lo stesso numero dei titoli vinti). La prima volta avvenne nel 1930, quando l’Uruguay ospitò la prima Coppa del Mondo organizzata dalla FIFA: per il torneo sudamericano non ci furono partite di qualificazione. La FIFA si adoperò per invitare le migliori selezioni dell’epoca ma quasi tutte le europee (tra cui l'Italia) si rifiutarono di partecipare, per diversi motivi, tra cui quello logistico: le Federazioni non erano intenzionate a sobbarcarsi le fatiche di un viaggio transoceanico in nave che con la permanenza in Sudamerica sarebbe durato complessivamente almeno due mesi.
I secondi Mondiali senza Azzurri si disputarono nel 1958. Nelle qualificazioni al torneo, disputate nel 1957, l’Italia si trovò in un mini-girone con Portogallo e Irlanda del Nord. Iniziò con una vittoria contro i britannici ma poi perse 3-0 in Portogallo. Nella partita di ritorno contro i portoghesi, tuttavia, la Nazionale ribaltò il risultato, vincendo a sua volta 3-0. Con ancora buone possibilità di qualificarsi, il 15 gennaio del 1958 l’Italia si presentò a Belfast per l’ultima decisiva partita contro l’Irlanda del Nord. Il match si sarebbe dovuto giocare a dicembre, ma a causa delle difficoltà avute dagli arbitri nel muoversi verso Belfast (il volo fu impedito dalla nebbia), fu rinviato a gennaio. All’Italia, guidata dal tandem composto da Alfredo Foni (allenatore dell'Inter dell'epoca) e dal segretario della FIGC Giuseppe Vian, sarebbe bastato non perdere e invece perse 2-1, concludendo il girone al secondo posto con un punto in meno dell’Irlanda del Nord che si qualificò all'edizione svedese poi vinta dal Brasile di Pelè che ancora doveva compiere 18 anni.

Arriviamo alle due disfatte "moderne", arrivate dopo due secondi posti nel girone di qualificazione. 2018, questa volta niente mini-girone, ma sfida-spareggio con andata e ritorno con la Svezia: dopo la sconfitta di Solna per 1-0, i ragazzi di Giampiero Ventura non vanno oltre lo 0-0 in un San Siro ammutolito. L'incubo si ripete per la quarta (e speriamo per tanto tempo ultima) volta nel 2022, nei format playoff che vige anche quest'anno con semifinale e finale. Nella prima partita giocata allo stadio Barbera di Palermo, la Macedonia del Nord condanna la Nazionale di Roberto Mancini con il gol di Aleksandar Trajkovski nei minuti di recupero.
Maledette qualificazioni: il confronto con le big del calcio mondiale
Considerando solo le Nazionali che hanno vinto almeno un Mondiale (sono 8 in totale), l’unica big a non aver mai mancato il grande appuntamento è il Brasile: 23 partecipazioni su 23. A ruota c'è la Germania con 21 (fanno eccezione il primissimo nel 1930 per le stesse motivazioni dell'Italia e quello del 1950, quando i tedeschi furono esclusi come conseguenza della Seconda Guerra Mondiale). Seguono l'Argentina con 19, l'Italia con 18 (che possono diventare 19 se vinceremo i nostri playoff), Inghilterra, Francia e Spagna con 17. Chiude l'Uruguay con 15 gettoni di presenza. Analizzando solo le non partecipazioni derivanti da mancata qualificazioni, invece, questa è la situazione: