
Il cherosene che muove i voli italiani ed europei è un derivato del petrolio e per questo arriva in larga parte dal Golfo Persico, una tratta che però da febbraio è messa in crisi per via della chiusura dello Stretto di Hormuz, che di fatto ha paralizzato il traffico di petroliere nello snodo marittimo da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le conseguenze sul mercato del jet fuel sono state immediate: secondo Argus Media, una delle agenzia più autorevoli nell'analisi dei mercati energetici, i prezzi del carburante per aerei sono più che raddoppiati dall'inizio del conflitto, con il blocco dei flussi dal Golfo Persico che ha compromesso circa il 50% delle importazioni europee. Nel suo Oil Market Report di marzo 2026, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) ha avvertito che diesel e carburante per aerei sono i prodotti raffinati più vulnerabili a una perdita prolungata di esportazioni mediorientali, con effetti attesi in Europa tra aprile e maggio.
In questo contesto, i primi segnali concreti in Italia sono arrivati in quattro aeroporti: Linate, Bologna, Treviso e Venezia. Air BP Italia ha comunicato alle compagnie limitazioni nei rifornimenti almeno fino al 9 aprile 2026, con un tetto di 2.000 litri per partenza sui voli non prioritari e precedenza garantita ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai collegamenti superiori alle tre ore. Non si tratta di un blocco generalizzato: gli hub principali — Roma Fiumicino e Milano Malpensa — non sono stati coinvolti da alcun Notam. La stessa società di gestione degli aeroporti veneti ha precisato che le restrizioni riguardano un singolo fornitore e che altri operatori restano attivi sugli stessi scali.
Scorte italiane a sette mesi, ma il quadro europeo è disomogeneo
Il presidente dell'ENAC Pierluigi Di Palma, contattato dall'ANSA, ha definito la situazione "contingente e marginale, da cui si è prodotto un effetto domino e mediatico tra piccoli scali", escludendo un'emergenza immediata. Ha però riconosciuto un limite strutturale che la crisi ha reso più visibile: la capacità di stoccaggio degli aeroporti italiani è insufficiente per reggere shock prolungati.
I dati sulle scorte offrono un quadro meno allarmistico nel breve termine, ma con differenze significative tra Paesi. Secondo un'analisi di Argus Media basata su dati Eurostat e JODI, le scorte commerciali di jet fuel disponibili a fine 2025— escluse quindi le riserve strategiche obbligatorie previste dalla normativa IEA e quelle accumulate dal primo gennaio in poi— garantiscono poco meno di due mesi di autonomia per Italia e Francia, circa due mesi e mezzo per la Danimarca e quasi quattro mesi per l'Irlanda, che pur non producendo internamente quasi nulla ha accumulato il buffer più ampio del continente. Il Regno Unito risulta il Paese più esposto, con appena un mese di scorte commerciali a fronte di una produzione interna che copre solo un terzo della domanda. Le stime sono teoriche e assumono consumi invariati: non tengono conto di colli di bottiglia logistici, variazioni stagionali o esposizioni specifiche dei singoli aeroporti. L'ultima spedizione di kerosene partita dal Golfo prima del blocco di Hormuz è attesa nei porti europei intorno al 10 aprile: da quella data, senza una riapertura dello Stretto o canali alternativi sufficienti, i volumi in ingresso potrebbero ridursi in modo marcato. Per l'estate, Ryanair ha stimato un rischio concreto di interruzioni nelle forniture tra il 10 e il 25% nel caso in cui il conflitto si prolungasse tra maggio e giugno.
Cosa fare se il volo viene cancellato
In una situazione come questa, il passeggero non è privo di tutele, ma deve sapere cosa aspettarsi. Se il volo viene cancellato per mancanza di carburante, il diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un volo alternativo è garantito dal regolamento europeo, insieme all'assistenza in aeroporto — pasti, eventuale pernottamento, possibilità di comunicare. Il punto più delicato riguarda l'indennizzo aggiuntivo, quello che normalmente va da 250 a 600 euro a seconda della tratta: secondo Altroconsumo, la compagnia può sottrarsi al pagamento dimostrando che la cancellazione dipende da circostanze eccezionali non imputabili alla sua responsabilità, e la mancanza di carburante dovuta a un conflitto internazionale rientra probabilmente in questa casistica.
Sull'assicurazione vale una messa in guardia precisa. Le polizze vendute in fase di acquisto del biglietto dalle principali compagnie — EasyJet, Ita Airways, Ryanair — escludono espressamente dai rimborsi i danni derivanti da guerra, ostilità e operazioni belliche. Altroconsumo segnala che alcune polizze Ryanair precisano già che i reclami legati agli attuali conflitti in Medio Oriente non sono coperti. L'assicurazione rimane utile per coprire spese mediche, bagaglio e interruzioni per ragioni personali, ma non è una protezione affidabile contro i rischi legati alla crisi del carburante. Per chi deve ancora prenotare, la scelta più prudente in questa fase è orientarsi su biglietti flessibili e rimborsabili, preferire voli diretti e conservare tutta la documentazione. In caso di cancellazione, Altroconsumo ricorda che non c'è obbligo di accettare voucher o crediti: se si preferisce il rimborso in denaro, il passeggero ha il diritto di richiederlo.