
La conferenza di Monaco del 29 e 30 settembre 1938 fu il vertice tra i primi ministri di Germania, Italia, Francia e Regno Unito per discutere dei territori abitati dai sudeti, cioè porzioni di territori cecoslovacco abitati da popolazioni di etnia tedesca, per evitare l'imminente guerra – la Cecoslovacchia non fu invitata alle trattative. La Germania nazista rivendicava il controllo dei territori nei quali vivevano i sudeti e alla conferenza le potenze democratiche accolsero le richieste, fidandosi della promessa che Hitler non avrebbe avanzato altre rivendicazioni territoriali. Gli eventi successivi dimostrarono che la fiducia era mal riposta, al punto che, meno di un anno dopo Monaco, scoppiò la Seconda guerra mondiale.
L’espansione della Germania nazista e l'annessione dell'Austria
Il regime nazista, asceso al potere in Germania nel 1933, diede avvio a una politica espansionistica. Il primo obiettivo era annettere tutti i territori abitati da tedeschi, giacché il Trattato di Versailles, imposto alla Germania dopo la Prima guerra mondiale, aveva comportato pesanti perdite territoriali, inclusi territori abitati da popolazioni germaniche.
Già nel 1934, la Germania nazista tentò di annettere l’Austria, senza però riuscirci, anche per l’opposizione dell’Italia fascista. Negli anni seguenti rimilitarizzò la regione della Renania e potenziò l’esercito. Nel marzo del 1938, in un contesto geopolitico cambiato, i nazisti tentarono nuovamente il colpo a Vienna e, stavolta, portarono a termine l’annessione. L’Austria divenne parte del Terzo Reich.

Dopo l’annessione dell’Austria, Hitler decise di affrontare la questione dei sudeti, cioè degli abitanti tedeschi del Sud (Sudetendeutsche), residenti nel territorio cecoslovacco. Dopo la Prima guerra mondiale, su alcuni dei territori precedentemente appartenenti all’Impero asburgico era stato fondato un nuovo Stato, la Cecoslovacchia, che, oltre a cechi e slovacchi, includeva nei suoi confini circa 4.000.000 di tedeschi: il secondo gruppo etnico più numeroso dopo i cechi.

Dopo l’ascesa del nazismo in Germania, la maggioranza dei sudeti si spostò progressivamente su posizioni filonaziste. In tal modo, i sudeti divennero uno strumento della politica espansionistica di Hitler.
Le richieste di Hitler sui sudeti in Cecoslovacchia
Dopo l’annessione dell’Austria, le rivendicazioni naziste sui territori abitati dai sudeti divennero più pressanti. Hitler scatenò una violenta campagna di stampa contro la Cecoslovacchia e ordinò alle forze armate di predisporre i piani per l’invasione. L’unica preoccupazione del dittatore era la possibile reazione delle potenze europee democratiche, Francia e Regno Unito, con le quali la Germania aveva sottoscritto il trattato di Versailles.
Regno Unito e Francia, però, non intendevano opporsi in maniera decisa alle richieste hitleriano. In particolare, il primo ministro britannico, Neville Chamberlain, seguiva la politica dell’appeasement, cioè di andare incontro alle richieste tedesche. Nel settembre del 1939 Chamberlain volò due volte in Germania per incontrare Hitler e cercare con lui una soluzione diplomatica. La questione era complicata dal fatto che anche altri due Paesi, Ungheria e Polonia, avanzavano rivendicazioni sul territorio della Cecoslovacchia.

Nonostante Chamberlain fosse disposto ad accettare gran parte delle rivendicazioni tedesche, in nessuno dei due incontri riuscì a trovare un accordo con Hitler. La guerra sembrava inevitabile. Il 26 settembre Hitler pronunciò un infuocato discorso, assicurando che l’esercito tedesco avrebbe invaso la Cecoslovacchia entro il primo ottobre. Due giorni dopo, però, il dittatore cambiò idea e, su proposta di Chamberlain, che si avvalse anche della mediazione di Mussolini, accettò di partecipare un nuovo incontro, al quale avrebbe presenziato anche il presidente francese Édouard Daladier.
La conferenza: 29 e 30 settembre a Monaco di Baviera
La conferenza si aprì il 29 settembre a Monaco di Baviera. Partecipavano Hitler, Chamberlain, Mussolini e Daladier. Non era invitata l’Unione Sovietica, nonostante fosse una potenza con grandi interessi nell’Europa Centrale, e, quel che è peggio, non erano invitati i rappresentanti cecoslovacchi, nonostante si discutesse del territorio del loro Paese. I rappresentanti del Paese, giunti a Monaco, attesero in anticamera l’esito del vertice.
Il 30 settembre i quattro primi ministri presenti sottoscrissero l’accordo che, nella sostanza, dava via libera a Hitler. La Germania poteva far entrare le sue truppe in Cecoslovacchia e annettere i territori dei sudeti. La proposta finale per l’accordo fu formalmente avanzata da Mussolini, che perciò si attribuì il merito di aver salvato la pace in Europa, ma in realtà il dittatore italiano si era limitato a riferire la soluzione che gli avevano dettato i tedeschi.

Di fatto, Hitler vinse su tutta la linea e le potenze democratiche, pensando di salvare la pace, persero la faccia. Ottennero, però, una promessa: Hitler assicurò che, risolta la questione dei sudeti, la Germania non aveva altre rivendicazioni da avanzare.
Le conseguenze: perché il patto non evitò la Seconda guerra mondiale
Subito dopo l’accordo di Monaco, Polonia e Ungheria, governate da regimi filofascisti, occuparono altre porzioni di territorio cecoslovacco. Inoltre, la promessa della Germania di non avanzare altre rivendicazioni si rivelò presto falsa. A marzo del 1939, meno di sei mesi dopo la conferenza, l’esercito tedesco invase la Cecoslovacchia, istituì un protettorato sulla Boemia e la Moravia (cioè l’attuale Repubblica ceca) e agevolò la costituzione di uno Stato slovacco indipendente, con un governo filonazista.

Le potenze democratiche si resero finalmente conto che non potevano fidarsi di Hitler. In settembre, quando la Germania, rivendicando il corridoio di Danzica, invase la Polonia, la Francia e il Regno Unito scesero finalmente in guerra. Iniziò così la Seconda guerra mondiale: l’arrendevolezza mostrata a Monaco dalla democrazie non aveva impedito che il conflitto scoppiasse.