
L’iceberg A23a, che è stato a lungo uno dei più grandi e longevi mai osservati al mondo, dopo 40 anni dal suo distacco dall’Antartide si è disgregato nell’Atlantico meridionale in iceberg più piccoli, che fondendo alimentano una vasta fioritura di fitoplancton. A immortalarla sono stati i satelliti della NASA, le cui immagini mostrano chiaramente le scie di microalghe diffondersi a partire dagli iceberg in fusione, evidenziando lo stretto legame tra i due fenomeni. Mentre fondono, gli iceberg rilasciano grandi quantità di nutrienti che alimentano il fitoplancton. Questo, a sua volta, è importantissimo nel sequestro di carbonio atmosferico nell'oceano.
Le immagini del fenomeno catturate dai satelliti della NASA
A gennaio i satelliti avevano già catturato le immagini dell’iceberg A23a alla deriva nell’Atlantico meridionale, tra l’isola della Georgia del Sud e la punta orientale del Sud America. L’iceberg è arrivato qui dopo un viaggio lunghissimo cominciato nel 1986, quando si era distaccato dall’Antartide, per poi incagliarsi a lungo e a più riprese nella sua deriva verso nord. Le immagini di gennaio mostravano un notevole accumulo di acqua di fusione sulla superficie dell’iceberg principale, ormai ridotta a 1182 km2, meno di un terzo rispetto a quella originaria. Ora nelle nuove immagini l’iceberg, che si muove verso acque sempre più calde, appare ancora più frammentato e i piccoli blocchi sono associati a una fioritura di microalghe.
Questa fioritura è troppo grande e si sta diffondendo troppo chiaramente dagli iceberg per non essere fortemente collegata a essi.
Queste le parole di Grant Bigg, oceanografo all'Università di Sheffield, in Inghilterra.

Perché la fusione dell’iceberg ha fatto proliferare il fitoplancton
Gli iceberg che fondono rilasciano acqua dolce e di conseguenza leggera, che rimane in superficie formando uno strato superficiale di acqua più stabile. Inoltre, rilasciano una grande quantità di nutrienti, come ferro, manganese, nitrati e fosfati. Questi nutrienti si accumulano sulla calotta glaciale di cui facevano parte gli iceberg, trasportati dal vento sotto forma di polveri oppure asportati dall’azione erosiva che il ghiaccio compie scivolando sulla roccia. Il rilascio di acqua dolce e di nutrienti ha come conseguenza lo sviluppo del fitoplancton, che di solito in quest’area dell’oceano è limitato dalla scarsità di nutrienti e di luce; ciò avviene anche in estate, con i forti venti e le turbolenze che lo spingono in profondità. Si può dire, quindi, che questi iceberg fertilizzino gli oceani.

L’importanza del fitoplancton nel sequestro di carbonio
Il fitoplancton riveste un ruolo fondamentale negli oceani, poiché costituisce la base della rete alimentare marina. Queste microalghe, inoltre, attraverso la fotosintesi rilasciano in atmosfera un’enorme quantità di ossigeno e trasferiscono anidride carbonica dall’atmosfera all’oceano profondo. Gran parte del carbonio sequestrato dagli oceani deriva proprio dalla sua cattura da parte del fitoplancton e finisce per essere depositato sui fondali alla morte degli organismi. Alcune ricerche suggeriscono che in questa regione negli ultimi anni la fusione degli iceberg, soprattutto di quelli di grandi dimensioni, alimentando il fitoplancton potrebbe aver determinato fino a un quinto del sequestro totale di carbonio dell’Oceano Antartico. Anche se la loro fusione partecipa alla riduzione di CO2 in atmosfera, non bisogna però dimenticarne le gravi conseguenze ambientali: contribuisce infatti all’innalzamento del livello del mare e altera la circolazione oceanica e gli ecosistemi.
Attualmente non sappiamo per quanto tempo l’iceberg A23a continuerà a far proliferare il fitoplancton, ma è possibile che trascorrano mesi, durante i quali le scie di microalghe potrebbero allungarsi ulteriormente, anche per centinaia di kilometri.