
Sofonisba Anguissola, fu una "dama pittrice" rinascimentale, una delle poche artiste del tempo ad aver ottenuto fama e riconoscimenti internazionali. La sua fama è giunta fino a noi grazie alle citazioni del grande storico dell'arte Giorgio Vasari nelle sue "Vite", ma anche alle lettere di Amilcare Anguissola, padre della pittrice, che scriveva a Michelangelo Buonarroti per lanciare la figlia nel mondo dell'arte; si dice anche che Caravaggio abbia tratto spunto da uno schizzo a carboncino e matita di Anguissola ("Il Fanciullo morso da un gambero") per uno dei suoi più celebri dipinti, "Ragazzo morso da un ramarro".
Oggi le sue opere sono presenti nelle collezioni e nei musei più importanti del mondo, dagli Uffizi di Firenze al Museo del Prado di Madrid, dall'Hermitage di San Pietroburgo al Museum of Fine Arts di Boston.

Vita e opere di Sofonisba Anguissola
Nacque a Cremona dai nobili Amilcare Anguissola e Bianca Ponzone, tra la seconda metà degli anni venti e la prima metà degli anni trenta del Cinquecento. Spinta dal padre a coltivare il proprio talento artistico, insieme alle sorelle Elena, Lucia, Europa e Anna Maria, frequentò le botteghe cremonesi di Bernardino Campi e di Bernardo Gatti (detto il Sojaro) che la introdussero uno alla scuola di Raffaello e del Parmigianino e l'altro al Correggio. Anche le sorelle si cimentarono con la pittura, prendendo però strade diverse. È la sola Sofonisba a fare della pittura la propria professione, in un percorso insolito rispetto alle coetanee nobili dell'epoca, contribuendo anche alle finanze di famiglia prima e dopo la morte del padre.
Già dagli anni cinquanta del Cinquecento Sofonisba divenne famosa e ricercata per i suoi ritratti, caratterizzati sia dall'attenzione al dettaglio sia da fu una accurata ricerca dell'espressività: esempi sono il famoso "Ritratto della famiglia Anguissola" o i suoi molti autoritratti.

Il raggiungimento della fama
Sofonisba venne quindi invitata nelle migliori corti italiane del tempo, dove fu chiamata a realizzare i ritratti dei nobili Gonzaga, dei Farnese e degli Este. E la sua fortuna non si fermò all'Italia: a testimoniarlo sono proprio le sue opere, come l'autoritratto conservato oggi alla Pinacoteca di Brera, a Milano, ed eseguito durante un lungo soggiorno a Madrid, alla corte del re di Spagna Filippo II.
Sposatasi con Don Fabrizio Moncada e trasferitasi a Palermo, Sofonisba sposò poi in seconde nozze Orazio Lomellino a Genova, e si dice che sul finire della vita divenne cieca. Tornata a Palermo, venne ritratta dal famoso pittore fiammingo Antoon Van Dyck, e poco tempo dopo morì (ultranovantenne) e venne sepolta in città.