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6 Aprile 2026
8:00

Le caratteristiche della diga di Medog: il gigante da 60 GW tra le vette dell’Himalaya

La Medog Hydropower Station punta a ridisegnare l'assetto di fornitura energetica in tutto il continente asiatico. 60 GW di energia (il triplo delle Tre Gole) prodotte sfruttando un dislivello del fiume Yarlung Tsangpo di ben 2.200 metri in soli 50 km.

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Le caratteristiche della diga di Medog: il gigante da 60 GW tra le vette dell’Himalaya
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Un’immagine della futura diga di Medong.

La nuova mega-diga cinese, che sarà realizzata nella contea di Medong è, indubbiamente, uno di quei progetti ingegneristici e infrastrutturali in grado di ridisegnare l'assetto energetico di un'intera nazione se non, addirittura, di un intero continente. Situata in Tibet, dove il fiume Yarlung Tsangpo compie la sua leggendaria "Grande Ansa", questo impianto idroelettrico progettato dalla Cina include un sistema di dighe che fornirà una potenza totale di 60 GW. Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche del progetto e le principali sfide.

Descrizione del progetto

Innanzitutto, è necessario fare una precisazione: non stiamo parlando di una semplice diga, o di un semplice sistema di più dighe, ma di un vero e proprio ecosistema tecnologico in grado di generare 60GW di energia elettrica pulita. Per renderci conto delle dimensioni e della potenza, è il triplo dell'energia che viene prodotta dalla diga delle Tre Gole, la quale ne produce "solo" 22,5. La produzione annua si aggirerà intorno ai 300 TWh (300 miliardi di kWh), per un investimento totale di 1.200 miliardi di CNY ($167-170 miliardi).

Dal punto di vista strettamente ingegneristico, la genialità di questo progetto non risiede soltanto nei numeri e nelle dimensioni, ma anche, e soprattutto, nell'uso sapiente della geometria del territorio. 

Non si è scelto, infatti, di costruire uno sbarramento immenso che raccolga l'acqua in un bacino artificiale, ma di sfruttare il dislivello di ben 2.200 metri che il fiume Yarlung Tsangpo percorre in soli 50 km. Questo consente di sfruttare un "salto" impressionante, con una portata d'acqua enorme, e l'energia cinetica dell'acqua viene quindi sfruttata per far muovere le turbine che, a loro volta, generano energia elettrica.

A livello strutturale ed infrastrutturale, quindi, la sfida ingegneristica più importante consiste nella realizzazione di tunnel all'interno della montagna, affinché si tagli la Grande Ansa percorsa dal fiume per sfruttare l'acqua in caduta libera.
L'energia elettrica prodotta infine verrà trasportata verso i centri abitati della Cina orientale attraverso linee in corrente continua ad altissima tensione (UHVDC), così da minimizzare le perdite per effetto Joule.

Sismicità e logistica

Altra grande sfida ingegneristica di questo importante progetto riguarda il problema della sismicità dell'area su cui lo stesso sorgerà. La zona infatti si trova proprio al confine tra la placca Indiana e quella Euroasiatica, una delle zone tettonicamente più attive del pianeta. Gli ingegneri dovranno realizzare strutture in grado di resistere ad eventi sismici superiori a magnitudo 8.0, scongiurando il  rischio di frane catastrofiche nel bacino.

Oltre al sistema-diga dovranno essere realizzate infrastrutture parallele e di supporto, a quote davvero elevate, che, in alcuni punti, sfiorano i 4000 metri s.l.m. Basti pensare che la contea di Medong è stata l'ultima contea cinese ad essere raggiunta da una strada asfaltata.

Sfide ambientali e obiettivi strategici

Chiaramente un progetto tanto grande porta con sé anche una serie di conseguenze politiche e ambientali. Una prima perplessità sollevata dai paesi vicini alla Cina, come l'India ed il Bangladesh, è quella relativa al timore che la Cina possa manipolare il flusso del fiume a proprio piacimento. In particolare, il rischio è quello di vedere enormi masse d'acqua rilasciate improvvisamente dal governo di Pechino che, durante i mesi dei monsoni, andranno a riversarsi verso valle, con conseguenze inimmaginabili dal punto di vista umano ed ambientale.

Ed è proprio l'ambiente che rischierebbe di più, nel caso in cui la Cina riuscisse effettivamente a manipolare a proprio piacimento il flusso di acqua del fiume Yarlung Tsangpo. Le dighe intrappolano una grande quantità di sedimenti, impoverendo i suoli agricoli a valle e accelerando l'erosione del delta del Bangladesh, che sta già scomparendo a causa dell'innalzamento del livello del mare.

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Gola del fiume Yarlung Tsangpo
Fonte: Di 牛糞, CC BY–SA 3.0

A differenza di altri fiumi internazionali, tra le altre cose,  non esiste un trattato vincolante per la condivisione delle acque tra Cina e India. Nel 2025-2026, la tensione è salita poiché Pechino ha smesso di condividere i dati idrologici (essenziali per la prevenzione delle piene in India), citando "questioni tecniche" o tensioni ai confini.

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