
Quando pensiamo alle microplastiche che dai fiumi raggiungono il mare, potremmo immaginarle come un flusso continuo di minuscoli frammenti trasportati lentamente verso la costa. In realtà, il loro viaggio può essere molto meno regolare: le piogge intense possono provocare vere e proprie “ondate” di microplastiche, aumentando improvvisamente la quantità di particelle trasportate dai fiumi. A mostrarlo è uno studio pubblicato nel settembre 2026 sulla rivista Science, che ha analizzato il trasporto delle microplastiche nei fiumi a livello globale. I ricercatori hanno elaborato un dataset giornaliero delle concentrazioni e dell’esportazione di microplastiche e hanno stimato che nel 2022 i fiumi abbiano trasportato verso gli oceani circa 263.000 tonnellate di microplastiche. Ma, più che la quantità complessiva, a sorprendere è il modo in cui questo materiale viene trasportato.
Con le forti piogge, le microplastiche aumentano nei fiumi
Normalmente, quando aumenta la portata di un fiume, ci aspetteremmo semplicemente che venga trasportata più acqua e, di conseguenza, più materiale. I ricercatori hanno però osservato qualcosa di diverso in circa il 70% della portata globale dei fiumi: durante gli eventi caratterizzati da forti precipitazioni e aumento della portata, cresce anche la concentrazione di microplastiche nell’acqua. Gli autori chiamano questo fenomeno pulse enrichment, cioè arricchimento a impulsi.
Il motivo è legato a ciò che accade nel bacino idrografico prima e durante le piogge. Le particelle di plastica possono accumularsi sul terreno, nelle aree urbane e nei suoli oppure depositarsi all’interno e lungo i corsi d’acqua. Quando arrivano precipitazioni intense, l’acqua di ruscellamento può mobilitare una parte di questo materiale e trasportarlo nei fiumi. Allo stesso tempo, l’aumento della portata può rimettere in sospensione particelle che si erano già depositate. Il risultato è un picco temporaneo della concentrazione e del flusso di microplastiche.
Questo significa che una parte importante delle microplastiche può essere trasportata verso valle proprio durante finestre temporali relativamente brevi, invece di distribuirsi uniformemente lungo tutto l’anno. Ed è un aspetto importante anche dal punto di vista del monitoraggio: osservare un fiume soltanto durante condizioni normali può non restituire un quadro completo della quantità di plastica che finisce effettivamente in mare.
Il fenomeno è particolarmente importante nei Paesi in via di sviluppo
Il pulse enrichment non è distribuito allo stesso modo in tutto il mondo. Secondo le stime dello studio, il 96% delle microplastiche trasportate dai fiumi verso gli oceani proviene dal Global South, mentre il Sud-est e l’Asia orientale contribuiscono da sole a più della metà del flusso globale. Inoltre, circa l'80% dei casi di arricchimento a impulsi individuati dai ricercatori si trova nei Paesi in via di sviluppo.
Gli autori collegano queste differenze alla combinazione tra quantità di plastica presente, gestione dei rifiuti e condizioni idroclimatiche. Dove la dispersione della plastica nell’ambiente è maggiore, infatti, gli eventi di forte pioggia possono mobilitare più materiale e convogliarlo rapidamente verso i corsi d’acqua. Il problema potrebbe inoltre diventare più rilevante se in futuro aumentassero gli eventi di precipitazione estrema: lo studio indica che un clima caratterizzato da piogge estreme più frequenti o intense potrebbe amplificare questi impulsi di trasporto, aumentando ulteriormente l’esportazione di microplastiche dai fiumi verso il mare.
Il risultato, quindi, aggiunge un elemento importante alla nostra comprensione dell’inquinamento da microplastiche: non conta soltanto quanta plastica entra nei bacini fluviali, ma anche quando e in quali condizioni viene trasportata. Le piogge intense possono trasformare un flusso relativamente continuo in brevi ma importanti impulsi di contaminazione, soprattutto nelle aree dove la gestione della plastica è più problematica.