
L'Islanda organizzerà un referendum per decidere se presentare domanda di adesione all'Unione Europea: la decisione è stata confermata dalla prima ministra islandese Kristrún Frostadóttir, che l'aveva inserita nel suo programma politico per le elezioni del 2024. Il governo dell'isola vulcanica, in realtà, aveva già presentato domanda di adesione all'UE nel 2009, dopo che gli effetti della crisi finanziaria scoppiata l'anno precedente avevano danneggiato la sua economia. La richiesta, però, era stata ritirata nel 2015 dall'allora Primo Ministro, con il Paese che era stato eliminato dalla lista degli Stati candidati dalla Commissione Europea.
Viste le crescenti tensioni nella regione Artica – dovute alle mire di Donald Trump sulla Groenlandia – l'attuale governo ha deciso di rimettere la decisione in mano ai cittadini islandesi, che nei prossimi mesi saranno chiamati a esprimersi sull'eventuale adesione all'Unione Europea.
I rapporti tra Islanda e Unione Europea: cos'è lo Spazio Economico Europeo
Pur non essendo uno Stato membro, l'Islanda ha da sempre goduto di un rapporto speciale con l'Unione Europea: esattamente come Norvegia e Liechtenstein, anche l'Islanda è profondamente integrata con il mercato europeo attraverso lo Spazio Economico Europeo (SEE), del quale fa parte dal 1994. Lo SEE raggruppa i 27 Stati membri dell’Unione Europea e questi tre Stati (che sono membri dell’Associazione europea di libero scambio, l'EFTA) in un unico mercato soggetto alle stesse regole.
Nella pratica, questo significa che l'Islanda attua le quattro libertà fondamentali su cui si basa l'Unione Europea fin dalla sua creazione: libertà di circolazione di merci, capitali, servizi e persone. Al tempo stesso, il Paese è soggetto anche alle norme relative alla concorrenza e agli aiuti di Stato, nonché alle politiche comuni relative a diverse materie, come energia e trasporti.
Insomma, per l'Islanda l'adesione all'UE sarebbe facilitata rispetto ad altri Paesi candidati, in virtù del rapporto preferenziale di cui gode da oltre 30 anni.
Come si entra a far parte dell'UE: i criteri di Copenaghen
Nonostante questo rapporto speciale, nel caso in cui l'esito del referendum fosse positivo, l'Islanda dovrebbe comunque attenersi a una rigorosa procedura di adesione, che potrebbe durare numerosi anni. Ma come funziona?
Innanzitutto, la domanda di adesione viene presentata al Consiglio dell'Unione Europea, che chiede alla Commissione UE di valutare se lo Stato candidato è in grado di soddisfare 3 criteri essenziali, conosciuti come criteri di Copenaghen, che si dividono in:
- Criteri politici: il Paese deve possedere istituzioni stabili che garantiscano il rispetto dei valori democratici su cui si fonda l'UE, ovvero la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la tutela delle minoranze.
- Criteri economici: è necessaria l'esistenza di un'economia di mercato affidabile, in grado di far fronte alla pressione concorrenziale all'interno del mercato dell'Unione.
- La capacità di rispettare l'acquis comunitario: il Paese deve dimostrare di essere in grado di accettare gli obblighi derivanti dall’adesione e di attuare efficacemente le leggi e le politiche dell’UE, in gergo definite acquis comunitario.
Sulla base delle raccomandazioni della Commissione, il Consiglio Europeo decide se concedere o meno lo status di paese candidato: questa decisione, però, deve essere approvata all'unanimità dagli Stati membri dell'UE.
Se lo status di candidato viene approvato, allora iniziano i negoziati: la Commissione monitora i progressi compiuti dal Paese candidato e informa il Consiglio e il Parlamento europeo attraverso relazioni e comunicazioni periodiche.
Questa fase è la più lunga e complessa, dato che richiede alle nazioni di attuare una serie di politiche e riforme interne per adeguarsi agli standard europei. Oggi la maggior parte dei Paesi candidati (come Albania, Montenegro, Ucraina e Macedonia del Nord) stanno affrontando le diverse fasi dei negoziati.
Una volta conclusi i negoziati, la Commissione formula un parere sulla preparazione del paese a diventare uno Stato membro. Se la Commissione raccomanda che il Paese candidato sia pronto, allora viene elaborato un trattato di adesione, che deve essere approvato dal Parlamento Europeo e successivamente firmato e ratificato da tutti gli Stati membri dell'UE e dallo Stato candidato.
A questo punto, il Paese entra ufficialmente a far parte dell'Unione nel momento in cui il trattato di adesione entra in vigore.