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21 Febbraio 2026
16:00

I mattoni della vita potrebbero avere origini diverse nell’Universo: cosa rivelano i nuovi studi su Bennu

Le molecole prebiotiche rinvenute sull’asteroide Bennu suggeriscono in nuove analisi che i “mattoni della vita” terrestre possano essersi formati più volte nella storia del Sistema Solare, attraverso meccanismi differenti e in ambienti cosmici molto diversi tra loro.

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I mattoni della vita potrebbero avere origini diverse nell’Universo: cosa rivelano i nuovi studi su Bennu
bennu asteroide molecole della vita
Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

Quale sia l’origine della vita sulla Terra rimane una delle domande più complesse a cui la scienza non ha ancora trovato risposta. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS prova a far luce sui processi di formazione di alcune molecole prebiotiche, cioè i “progenitori” delle molecole organiche dei viventi. Questa nuova ricerca amplia le informazioni ottenute negli ultimi anni grazie alle scoperte provenienti da Bennu (un asteroide ricco di carbonio che orbita vicino alla terra) e Murchison (un meteorite caduto in Australia nel 1969), che avevano aperto la strada a un’affascinante ipotesi: i “mattoni della vita”, le molecole organiche che costituiscono tutti gli organismi terrestri, potrebbero arrivare dallo spazio. Già nel 2025, con due studi pubblicati sulle riviste Nature e Nature Astronomy, la NASA aveva rilevato la presenza sull’asteroide Bennu di amminoacidi (i mattoni che costituiscono le proteine) e basi azotate (componenti del DNA e dell’RNA). Il nuovo studio, pubblicato a Febbraio e condotto dall’Università di San Diego in California,  suggerisce che le molecole della vita possano essersi formate più volte, in ambienti e momenti diversi tra loro, seguendo meccanismi differenti.

Il nuovo studio sulla nascita dei mattoni della vita nell’Universo

Nei campioni più recenti prelevati su Bennu, i ricercatori hanno analizzato in dettaglio la glicina, l’amminoacido con struttura chimica più semplice, studiando l’arricchimento degli isotopi carbonio e dell’azoto, cioè varianti stabili di questi elementi che differiscono per il numero di neutroni. L’abbondanza relativa di un particolare isotopo, infatti, rappresenta una sorta di cicatrice chimica che aiuta i ricercatori a ricostruire il meccanismo e l’ambiente in cui si è formata una molecola.

Nel meteorite Murchison, la composizione isotopica degli amminoacidi è compatibile con la cosiddetta sintesi di Strecker, una reazione che può avvenire in presenza di acqua liquida (e quindi a temperature relativamente miti) all’interno dell’asteroide. Nel caso di Bennu, invece, la firma isotopica della glicina appare diversa e più coerente con una formazione avvenuta in ambienti estremamente freddi, come i ghiacci interstellari o nella nebulosa ai primordi del Sistema Solare, attraverso reazioni innescate da radiazioni ultraviolette o raggi cosmici.

Una chimica più complessa del previsto

In alcuni casi, miscele di uno stesso amminoacido (i cosiddetti enantiomeri, forme speculari della medesima molecola, come le nostre mani) rinvenute su Bennu mostrano leggere differenze nella composizione isotopica. Poiché gli enantiomeri sono molecole identiche nella composizione (hanno esattamente gli stessi atomi e gli stessi legami), ma speculari nella disposizione spaziale degli atomi, eventuali differenze nella loro firma isotopica indicano che non si sono necessariamente formati nello stesso ambiente o attraverso lo stesso processo chimico. Un dettaglio inusuale, che suggerisce come alcuni amminoacidi possano essersi formati attraverso reazioni chimiche diverse o in momenti differenti della storia primordiale del Sistema Solare.

Perché è una scoperta importante

Queste nuove analisi non forniscono una risposta definitiva circa l’origine extraterrestre dei “mattoni della vita” sulla terra ma, anzi, ampliano lo scenario circa i possibili meccanismi di formazione della chimica prebiotica, rivelando come la chimica primordiale possa essere più complessa e stratificata di quanto immaginassimo. Nel ricomporre tutti i tasselli di questo intricato puzzle, Bennu e Murchison si stanno rivelando veri e propri laboratori di chimica cosmica, suggerendo che molecole organiche potrebbero essersi formate più volte nella storia del Sistema Solare, attraverso meccanismi diversi, in tempi e luoghi più remoti di quanto avessimo ipotizzato.

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