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DIETRO I SOCIAL
episodio 3
29 Settembre 2026
18:30

Nell’era dei social la privacy non esiste più? Come difendersi dai contenuti on-line

Al giorno d'oggi è comune postare molti dettagli della propria vita, oppure accade che sia qualcuno vicino a noi a postarli. Per questo, è importante sapere quali sono i diritti sui nostri dati e come fare per rimuoverli, tra Garante della Privacy e Legge Italiana.

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"La privacy non esiste più" è una cosa che si sente spesso dire oggi, nell'era dei social. Oggigiorno, siamo abituati a postare tutto delle nostre vite, ma non solo! Quante volte può capitare di comparire in delle foto, dei video sui social senza saperlo? E magari tante persone sono venute a sapere eravamo in quel momento, ma noi non volevamo farlo sapere?

In questo articolo – e nel video associato – parliamo proprio di "fine della privacy", di come internet abbia completamente stravolto il concetto di vita privata, di quali siano i rischi di questa nostra costante esposizione online – come revenge porn o diffamazione – e di cosa possiamo fare a livello pratico per proteggerci al meglio quando la nostra privacy viene violata.

I confini della vita privata: prima e dopo internet

Prima dei social l’ambito privato era delimitato da dei confini precisi, fisici o virtuali. Dalle pareti di casa, quelle dell’ufficio, oppure dal telefono, cioè dalle chiamate o dai messaggi… insomma dall’ambiente in cui ci trovavamo. E le uniche persone a sapere cosa dicevamo o cosa facevamo erano quelle che potevano vederci o sentirci. Le persone con cui comunicavamo.

Oggi non è più così. Nell’era dei social le pareti delle nostre case – della nostra privacy – sono cadute, perché abbiamo iniziato a pubblicare quello che succede dentro a queste pareti, cioè quello che succede nella nostra vita privata. Insomma, i confini della vita privata sono diventati post e storie.

Attenzione, se non siamo noi a pubblicare le nostre foto, potrebbero farlo gli altri. Quindi la privacy non è finita, bensì è diventata interdipendente. Cioè la nostra riservatezza non dipende solo dalle nostre scelte, ma anche da quelle degli altri.

Quando non c’è il consenso: gli esempi di violazione della privacy sui social media

Esistono situazioni in cui siamo noi stessi a comprometterci, ma in questo articolo ci concentreremo sui casi in cui sono gli altri a postarci senza il nostro consenso.

  • Caso numero 1: non sapevo di essere stato fotografato. Quindi in questo caso non solo non ho dato il consenso ad essere postato, ma neanche ad essere ripreso. Un esempio lampante è quello del gruppo Facebook Mia Moglie divenuto famoso nel 2025: migliaia di mariti postavano foto delle mogli, ignare di essere state riprese.
  • C’è anche il caso 1b: ci si accorge di essere ripresi, ma non c’era consenso né per la ripresa né per la pubblicazione. Un esempio è quello della coppia ripresa durante il concerto dei Coldplay. In quel caso era avvenuto anche il cosiddetto doxing, cioè il web aveva raccolto e pubblicato le informazioni personali dei protagonisti al fine di sbeffeggiarli, portandoli tra l’altro a conseguenze gravissime come licenziamento e divorzio.
  • Caso numero 2: dò il consenso ad essere ripreso, ma l’utilizzo del contenuto esce dalla mia volontà. L’esempio estremo di questa pratica è il revenge porn, cioè quando vengono diffusi materiali intimi di una persona, spesso da parte di un ex partner. In questo caso quindi, il problema non è l’esistenza della foto o del video, ma l’utilizzo che ne viene fatto.
  • Caso numero 3: so di esser stata ripreso, sono consapevole che il contenuto sia stato postato, ma l’utilizzo della mia immagine esce dal mio controllo.

Succede per esempio tutte le volte che un contenuto va virale e viene rubato da altri profili, oppure diventa un meme. Pensateci: ci sono facce che tutti noi conosciamo perché sono diventate inconsapevolmente icone del web – tipo quella dell’anziano signore con la tazza.

Ecco, questo è un esempio “benevolo” di quello che abbiamo chiamato caso numero 3. C’è invece una pratica illecita che purtroppo è diventata diffusissima sui social: cioè esporre gli hater, anche detto call-out. Stiamo parlando di quella pratica in cui viene svergognato pubblicamente chi si comporta male sui social.

Pubblicare non significa cedere i diritti a tutti

E qui arriviamo a un concetto fondamentale: pubblicare qualcosa su una piattaforma social, quindi una piattaforma pubblica, non significa che quella cosa diventa di tutti. Certo, firmando i Termini e Condizioni della piattaforma abbiamo rinunciato ad alcuni diritti sui nostri dati personali, ma non li abbiamo regalati a tutti gli utenti.

Quindi quando commentiamo un post pubblico, stiamo accettando che il nostro nome, cognome e foto profilo compaiano nei commenti di quello specifico post, non altrove. E se qualcuno prende il nostro commento, con i nostri dati personali, e lo pubblica, sta commettendo un illecito.

È una violazione della privacy, anche se la persona in questione si è comportata male. E anzi, se sbeffeggiamo il protagonista di questa foto può addirittura diventare diffamazione.

Come far rimuovere una foto che ci ritrae anche con la segnalazione al GPDP

Il primo passo è chiedere la rimozione in modo diretto, a volte basta un messaggio. Chiaramente se la foto o il video è stata postata da un nostro amico, è abbastanza scontato che accetterà e la faccenda si chiude qui.

Ma se invece si tratta di uno sconosciuto che sta utilizzando la nostra immagine impropriamente e non ci risponde ai messaggi, esistono diverse azioni che si possono intraprendere.

La prima è fare una segnalazione alla piattaforma. Per direttiva europea, tutte le piattaforme devono dare questa possibilità. Va detto però che questa via non è molto efficace. Spesso ha dei tempi molto lunghi e soprattutto può accadere che le piattaforme seguano le proprie guidelines, e meno la legge italiana.

Quindi oltre a questo è meglio segnalare il fatto al Garante della Privacy dei Dati Personali – o GPDP. Si tratta di un’autorità amministrativa indipendente che vigila sul corretto trattamento dei dati di noi cittadini italiani e provvede a richiedere la rimozione dei contenuti che violano la nostra privacy. Diciamo che questa è l’azione più rapida da fare per ottenere la rimozione dei contenuti.

Poi, se oltre alla rimozione vogliamo ottenere un risarcimento perché per esempio è stata lesa la nostra reputazione, è il caso di agire per vie legali. Non dobbiamo scordare che diffamazione e revenge porn sono reati veri e propri, punti dal nostro Codice Penale.

Infine, nel caso specifico del revenge porn c'è una cosa importantissima da sapere: esiste una tutela preventiva. Se temete che qualcuno stia per diffondere vostre foto intime – magari il vostro ex fidanzato o fidanzata – potete segnalarlo subito al Garante della Privacy. Il Garante allerterà le piattaforme (come Meta) per bloccare in anticipo la circolazione di quelle immagini, prima ancora che finiscano online.

In questi casi, prima di denunciare, è fondamentale raccogliere tutte le prove: quindi fare screenshot, in cui è ben visibile data e nome del responsabile della pubblicazione e poi denunciare rivolgendosi alla Polizia o a un avvocato.

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Maria Bosco
Creator
Classe 1993, sono laureata in Matematica e Ingegneria Matematica, con la grande convinzione che sia possibile rendere la matematica divertente e comprensibile. Ex-pallanuotista, amante dello sport, dopo aver lavorato nella consulenza informatica, in piena crisi dei trent’anni sono finita a lavorare in televisione per poi finalmente approdare in Geopop.
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