
Oggi in Italia il numero di ore di luce e di buio sono esattamente uguali, 12 ore ciascuno. È l'equiluce di primavera, una delle due giornate dell'anno – insieme all'equiluce di autunno – in cui dì e notte hanno esattamente la stessa durata. Potreste essere un po' confusi, avendo sempre sentito che il dì e la notte durano esattamente 12 ore nei giorni di equinozio di primavera e autunno: del resto, “equinozio” significa proprio “notte uguale [al dì]”. Ecco, questo è quasi vero, ma non perfettamente vero.
Se andassimo a misurare l'effettiva durata del dì nel giorno dell'equinozio di primavera (che quest'anno cade il 20 marzo) alle nostre latitudini, scopriremmo infatti che dura circa 10 minuti in più rispetto alle 12 ore esatte. È oggi, in Italia, che abbiamo precisamente 12 ore di luce e 12 ore di buio. Il motivo principale è il fatto che il Sole non è puntiforme nel cielo ma è un disco abbastanza grande; c'è poi il fatto che la sua luce viene leggermente deviata dall'atmosfera terrestre.
L'equiluce di autunno cadrà in Italia il 25 settembre, qualche giorno dopo l'equinozio d'autunno (che sarà il 23 settembre).
Perché l'equiluce non coincide con l'equinozio
Nei giorni di equinozio, il nostro tragitto attorno all'asse terrestre durante il giorno è effettivamente per metà illuminato e per metà al buio. Gli equinozi sarebbero anche equiluce se il Sole ci apparisse puntiforme nel cielo, ma se teniamo conto della sua estensione le cose si fanno un po' meno semplici – e più interessanti.
Per esempio, come definiamo i momenti esatti in cui comincia e termina il dì? Lo facciamo nel modo più intuitivo: il dì comincia nel momento in cui il disco solare (cioè la parte più in alto del disco) comincia a spuntare dall'orizzonte, mentre termina appena il Sole (anche qui, la parte più alta del disco) se ne va sotto l'orizzonte. Se ci pensate, questa definizione allunga un pochino la durata del dì, perché gli fa comprendere anche il tempo necessario al disco solare per emergere completamente dall'orizzonte all'alba e tuffarsi completamente sotto l'orizzonte al tramonto. Parliamo di circa 9 minuti in tutto alle nostre latitudini, ma abbastanza per capire perché il giorno dell'equinozio non è anche il giorno dell'equiluce.

Questo spiega anche perché l'equiluce di marzo viene prima dell'equinozio di primavera: poiché all'equinozio “c'è troppo dì” e in questo periodo dell'anno le giornate si stanno allungando, dobbiamo spostarci qualche giorno indietro per avere esattamente 12 ore di luce e 12 ore di buio. Analogo discorso vale per l'equiluce di autunno: lì le giornate si stanno accorciando, quindi bisogna aspettare ancora qualche giorno per avere il dì esattamente uguale alla notte.
C'è poi un altro effetto di minore entità che separa l'equiluce dall'equinozio. Si tratta della rifrazione atmosferica, cioè la – leggera – deviazione della luce solare da parte dell'aria di cui la Terra è circondata. Per intenderci, è lo stesso fenomeno per cui una penna immersa in acqua sembra spezzata in due: la luce proveniente dalla parte immersa è deviata dall'acqua più di quanto lo sia dall'aria, generando l'illusione ottica. Qualcosa di simile avviene con l'aria: i raggi solari vengono deviati quanto basta per far apparire la “punta” del Sole sopra l'orizzonte un po' prima di quanto lo sarebbe se non avessimo atmosfera. Questo effetto contribuisce a circa 1 minuto di differenza tra dì e notte nei giorni di equinozio alle nostre latitudini; sommato ai 9 minuti di cui parlavamo prima, ecco spiegati i circa 10 minuti di differenza tra ore di luce e ore di buio durante gli equinozi.
L'equiluce non arriva ovunque nello stesso giorno: le date
A differenza di solstizi ed equinozi, che avvengono nello stesso istante in tutto il pianeta perché dipendono solo dalla posizione della Terra rispetto al Sole, i giorni di equiluce variano a seconda della latitudine a cui ci troviamo, perché – come abbiamo visto – dipendono da questioni di “prospettiva” che quindi hanno natura locale.
Alle latitudini italiane (40°-45°) l'equiluce di primavera cade il 17 marzo, circa 3 giorni prima dell'equinozio di primavera; la differenza tra equinozio ed equiluce diminuisce con la latitudine, quindi più andiamo verso l'equatore più l'equiluce arriva prima, mentre più andiamo verso i poli più l'equiluce è posticipato.
Discorso analogo per l'equiluce d'autunno: salendo di latitudine è più vicino all'equinozio di autunno, mentre a basse latitudini si allontana dall'equinozio. In Italia cade il 25 settembre nelle latitudini del Nord Italia (45°) e il 26 settembre nelle latitudini del Sud (40°).
All'equatore (latitudine 0°) non si ha mai equiluce; in compenso, lì tutti i giorni dell'anno hanno approssimativamente 12 ore di luce e 12 ore di buio.
Ecco una tabella riassuntiva delle date dei giorni di equiluce nell'emisfero boreale:
| Latitudine | Equiluce di marzo | Equiluce di settembre |
|---|---|---|
| 60° N | 18 marzo | 25 settembre |
| 55° N | 17 marzo | 25 settembre |
| 50° N | 17 marzo | 25 settembre |
| 45° N | 17 marzo | 25 settembre |
| 40° N | 17 marzo | 26 settembre |
| 35° N | 16 marzo | 26 settembre |
| 30° N | 16 marzo | 27 settembre |
| 25° N | 15 marzo | 27 settembre |
| 20° N | 14 marzo | 28 settembre |
| 15° N | 12 marzo | 30 settembre |
| 10° N | 8 marzo | 4 ottobre |
| 5° N | 24 febbraio | 17 ottobre |
Ed ecco l'analoga tabella per l'emisfero australe:
| Latitudine | Equiluce di marzo | Equiluce di settembre |
|---|---|---|
| 5° S | 14 aprile | 29 agosto |
| 10° S | 1° aprile | 10 settembre |
| 15° S | 28 marzo | 14 settembre |
| 20° S | 26 marzo | 16 settembre |
| 25° S | 25 marzo | 17 settembre |
| 30° S | 24 marzo | 18 settembre |
| 35° S | 24 marzo | 19 settembre |
| 40° S | 23 marzo | 19 settembre |
| 45° S | 23 marzo | 19 settembre |
| 50° S | 23 marzo | 20 settembre |
| 55° S | 23 marzo | 20 settembre |
| 60° S | 22 marzo | 20 settembre |