
Spesso accade che i musei, pur ospitando collezioni varie e ricche, diventino famosi per un'opera d'arte in particolare: la Venere di Botticelli alle Gallerie degli Uffizi, la Monna Lisa al Louvre e la Stele di Rosetta del British Museum attirano da sole orde di visitatori da tutto il mondo. Anche manufatti più insoliti possono catalizzare l’attenzione: è il caso del National Palace Museum di Taipei, dove il protagonista assoluto è un cavolo cinese scolpito in giadeite bianca e verde, alto appena 18 cm, che ritrae la verdura con stupefacente realismo. Nascoste tra le sue foglie ci sono anche una cavalletta verde e una locusta. Considerata “tesoro nazionale” di Taiwan, questa scultura proviene dalla Città Proibita e unisce simbolismo, abilità tecnica e una buona dose di marketing che l’hanno trasformato in una vera celebrità.
Il Cavolo di Giadeite, come gran parte della collezione del National Palace Museum, è una reliquia imperiale proveniente dalla Città Proibita di Pechino, trasferita a Taiwan durante la Guerra Civile Cinese. Esposto per la prima volta dal 1928, é stato spostato nella sede attuale alla sua apertura nel 1965.
Non è l’unico manufatto dedicato al cavolo cinese: al Museo del Palazzo di Pechino e al Museo di Tianjin se ne trovano altri scolpiti nella giada, e persino il museo di Taipei ne conserva altri due. Il soggetto, dunque, non basta a spiegare la fama di questo piccolo cavolo. Hsu Ya-hwei, professoressa di storia dell’arte alla National Taiwan University, attribuisce parte del suo fascino ai colori naturali della giadeite e alla sensibilità dello scultore, capace di far vibrare la luce sulle foglie. Gli studiosi ricordano però che la qualità dell’opera è in linea con molte sculture di giada della dinastia Qing. A conquistare il pubblico, forse, è un insieme di dettagli: la delicatezza della lavorazione, la storia che porta con sé e quell’immediata familiarità che fa sentire il visitatore parte di un racconto più grande.
Questo raro pezzo, probabilmente parte di una dote data all'imperatore cinese Guangxu da una consorte negli anni '80 dell'Ottocento, è stato a lungo associato alla purezza femminile, alla fertilità e all'abbondanza. Una supposizione, accompagnata dalla credenza che la locusta e la cavalletta verde rappresentassero dei bambini, che, se pur non accertata storicamente, ha comunque catturato l'immaginazione dei visitatori.
C’è poi un aspetto più terreno: il marketing. Nel 1968, appena tre anni dopo l’apertura del museo, il servizio postale di Taiwan scelse proprio il piccolo cavolo come soggetto di un francobollo, stampato in milioni di copie e finito nelle mani di mezzo Paese. Da lì in avanti la sua immagine ha continuato a circolare, accompagnata da un racconto sempre più affettuoso. Anche altri pezzi celebri del museo richiamano il mondo della cucina – la “Pietra a Forma di Carne”, un diaspro che sembra pancetta, e il Mao Kung Ting, un antico recipiente da cucina ricoperto di iscrizioni – e le guide si sono divertite ad avvicinarli in un trio scherzoso soprannominato “spezzatino di maiale con cavolo sottaceto”.
Wang Shao-chun, ex ricercatore della divisione antichità del museo, ha raccontato sulle pagine della rivista interna che il segreto del cavolo potrebbe essere proprio la sua semplicità. L’immagine di una verdura così familiare, dice, crea un ponte immediato con la vita quotidiana, rendendo più vicina anche la corte imperiale, che spesso percepiamo come lontana e impalpabile. È forse in questo equilibrio tra umiltà e storia, tra cucina di tutti i giorni e fasti dinastici, che si nasconde la formula che ha trasformato un cavolo di giadeite in una piccola celebrità.