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15 Novembre 2021
7:30

Giada, le pietre insanguinate del Myanmar

La giada è una gemma estremamente popolare, soprattutto in Asia. Si tratta della varietà preziosa di due minerali - nefrite e giadeite - e negli ultimi anni il suo mercato sta assistendo ad un enorme impennata, legata soprattutto a nuovi acquirenti cinesi. Ma così come per i diamanti insanguinati, anche la giada nasconde dietro ad una patina lucente un mondo di criminalità organizzata e di sfruttamento.

A cura di Redazione
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Giada, le pietre insanguinate del Myanmar
Giada

Verde brillante, preziosa, ampiamente utilizzata per fare gioielli: stiamo parlando proprio della giada. Con questo termine si intendono le varietà gemmologiche di alcuni minerali come la giadeite (un pirosseno) e della nefrite (un anfibolo) e, nonostante la sua fama, la sua storia si è spesso macchiata di sangue e sfruttamento. Ma cos’hanno di così particolare queste gemme?

Caratteristiche della giada

Come scoperto dal geologo Alexis Damour nel 1863, la struttura della giada è variabile, a seconda del minerale dal quale proviene: nel caso della giadeite si ha un ammasso di grani molto fini mentre per la nefrite sono sottilissime fibre intrecciate tra loro. Piccola curiosità: la nefrite deve il nome alle sue presunte proprietà curative. Si credeva infatti che, se applicata sui reni, questa pietra ne curasse le malattie.
In ogni caso, una volta che la giada è tagliata e lavorata è piuttosto difficile distinguerne la natura mineralogica, se non controllandone la densità (c’è una leggera variazione tra i due minerali).

La giada si sviluppa in contesti metamorfici detti “di alto grado”, cioè con alte pressioni e basse temperature. Detto in altri termini, si può trovare in alcune rocce che, durante la formazione delle catene montuose, vengono sottoposte a enormi sforzi che causano una ricristallizazione, cioé una trasformazione dei minerali al loro interno. È possibile che, in un secondo momento, queste rocce vengano poi erose, permettendo alla giada di accumularsi anche in aree lontane dall'originale sorgente: i fiumi possono tranquillamente trasportare questi minerali per lunghe distanze, depositandoli lungo il loro corso o addirittura alla loro foce.

Il caratteristico colore verde, che è poi quello che rende la gemma così pregiata, è legato alla presenza di minime percentuali di cromo all’interno dei minerali. Per lo stesso motivo, se al posto del cromo ci dovessero essere altri elementi, la gemma potrebbe acquisire colorazioni tendenti al malva, al blu, al rosso o al giallo!

Immagine
Campione di roccia contenente nefrite (credit: Piotr Sosnowski).

Storia della giada

Tra i primi popoli a sviluppare tecniche per la lavorazione della giada ci sono sicuramente i cinesi. Già intorno all’anno 1500 a.C. gli artigiani lavoravano la giada "nefrite" del Turkestan cinese per ottenerne splendidi monili; la giada "giadeite" verrà introdotta solo diversi secoli dopo, in seguito ad importazioni dalla Birmania (l’attuale Myanmar).

L’arrivo in Europa della giada è da attribuire all’epoca della colonizzazione delle Americhe, quando i conquistadores in Messico e America Centrale scoprirono che la giada aveva un grosso valore economico e sociale in quella parte di mondo. Lo stesso imperatore Montezuma ne donò due gemme a Cortez… se vi sembra poco, considerate che per loro era l’equivalente di due carretti pieni d’oro!

Non solo Maya e Aztechi ma anche i Maori utilizzavano la giada come gemma. Nel 1976 in Nuova Zelanda il capitano Cook scoprì che questo verde minerale veniva regolarmente incastonato in armi, monili e utensili vari. Si trattava di giada "nefrite" che gli abitanti del luogo raccoglievano sotto forma di ciottoli fluviali e lungo le coste occidentali dell’Isola del Sud. L’origine di questi ciottoli è stata poi identificata nelle montagne ad est che, ancora oggi, vengono utilizzate per l’estrazione del prezioso minerale.

scultura giada cinese

Il nuovo “oro” verde

Attualmente i “nuovi ricchi” della borghesia cinese si stanno interessando sempre più al verde minerale, tanto che in anni recenti il prezzo è salito a tal punto da superare quello dell’oro: parliamo di circa 107 dollari al grammo contro i 45 dell’oro! Per fare un paragone, la giada ha circa lo stesso prezzo dell’eroina. E il confronto non è affatto casuale, ma a questo ci arriveremo con calma.

L’amore per la giada è nel nostro sangue ora che la gente ha i soldi, chiunque ne vuole un pezzo attorno al collo o nelle loro case.

Queste le parole di Zhang Xiankuo, un importante venditore cinese che opera nel settore. A livello mondiale, secondo il portale Insider, il mercato della giada ha un valore superiore ai 31 miliardi di dollari e il Myanmar, principale produttore, con l’estrazione di questo minerale copre circa metà del proprio PIL. Incredibile.
Ma, come sappiamo bene dalla storia dei diamanti, business, corruzione e criminalità in questi contesti spesso coesistono, ed è qui che comincia la nostra storia di sangue e sfruttamento.

Le miniere di giada in Myanmar

Le miniere di giada sono distribuite in diverse aree del mondo come nel sud-est asiatico, in Australia, in America settentrionale e in Cina. Il più grande esportatore è però il Myanmar, un piccolo stato al confine con la Thailandia che ne produce il 70% del totale. Non solo: la specie mineralogica estratta è la giadeite e, non a caso, è quella con la qualità più alta al mondo.

Le miniere in questo territorio sono posizionate in aree boschive molto fitte, difficili da raggiungere e accessibili solo da minatori, guardie armate e importanti acquirenti cinesi. La situazione, per quanto ovviamente legata al contesto geologico, viene volutamente tenuta poco visibile e raggiungibile, così da permettere un più agile controllo da parte delle forze armate locali. Spesso infatti una buona parte delle tasse estrattive viene utilizzata per finanziare attività illecite e miliziani coinvolti in guerre civili locali.

Diversi reportage internazionali, tra i quali quelli del Guardian e del New York Times, hanno documentato la delicatissima situazione dei minatori locali. Quello che ne è emerso è che sono spesso mantenuti in una condizione di semi-schiavitù, con orari di lavoro massacranti, assenza di qualsivoglia tipo di tutela e, soprattutto, vengono introdotti al mondo delle droghe. Queste, inizialmente “regalate” dalle aziende per rendere meno pesante il lavoro in miniera, creano ovviamente dipendenza e i lavoratori, anziché essere pagati in denaro, finiscono con l’essere pagati in eroina (a sua volta derivante da traffici illeciti). A tal proposito, ricordiamo che il Myanmar è il secondo produttore al mondo di oppiacei dopo l’Afghanistan. Inutile dire che i morti per overdose e AIDS non vengono spesso segnalati e quindi è complicato quantificarne il numero.
Le condizioni di sfruttamento sono riscontrabili anche nella scarsa attenzione per i protocolli di sicurezza. Durante un periodo di piogge monsoniche, nell’estate 2020 un crollo ha ucciso almeno 113 persone, anche se probabilmente il numero di vittime è molto più alto. Nella stessa compagnia mineraria, per lo stesso motivo, solo pochi mesi prima erano morte altre 60 persone.

Fortunatamente le condizioni non sono le stesse in tutto il mondo. Se, ad esempio, consideriamo Australia o Canada, la situazione è completamente diversa.

La prossima volta che vedrete o sentirete parlare una pietra di giada non penserete solamente al suo meraviglioso verde…

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