
L’onomastico è la ricorrenza annuale associata al nome proprio di una persona, che coincide con il giorno in cui il calendario liturgico celebra il santo che porta lo stesso nome. In senso più ampio l’onomastico è quindi la celebrazione del proprio nome. La celebrazione è distinta da quella del compleanno, che celebra invece la data di nascita. La tradizione dell’onomastico ha origini all’inizio dell’era cristiana, quando si diffuse il calendario liturgico, nel quale ciascun giorno è dedicato a un santo. Con il passare del tempo, si affermò l’usanza di festeggiare, nel giorno dedicato un santo, tutte le persone che ne portavano il nome. Oggi la ricorrenza dell’onomastico è celebrata in gran parte dei Paesi cattolici e ortodossi, ma in genere è considerata meno importante del compleanno, che, pur essendosi affermato più tardi, suscita maggiore interesse.
Le origini dell’onomastico
La tradizione di festeggiare l’onomastico risale ai primi secoli del cristianesimo. Tra i primi cristiani si affermò l’usanza di celebrare la figura dei martiri, cioè le persone uccise a causa della loro fede, che fino all’anno 313, come sappiamo, era considerata illegale nell’Impero Romano. La celebrazione cadeva nella ricorrenza della loro morte. Infatti, il giorno della morte era considerato la vera “nascita”, perché da quel momento iniziava la “vera vita”, quella ultraterrena (mentre la vita terrena era considerata solo un momento di passaggio). La data di morte era perciò molto più importante di quella della nascita, che del resto gran parte della popolazione non conosceva.

Su questa base, tra i cristiani si affermò un calendario liturgico, nel quale ogni giorno si celebrava la memoria di uno o a più santi.
Sin dai primi secoli del Cristianesimo, inoltre, si diffuse l’usanza di assegnare ai nuovi nati i nomi dei santi, che presero il posto, nella maggior parte dei casi, dei precedenti nomi romani. Si pensava che il santo avrebbe protetto la persona che ne portava il nome. In tal modo si affermò la tradizione di festeggiare l’onomastico: divenne pressoché naturale, infatti, associare la celebrazione di un santo a tutte le persone che portavano il suo nome.
Più specificamente, l’onomastico si affermò nel Medioevo in gran parte del mondo cristiano. Pertanto, precedette di vari secoli il compleanno, che si è affermato solo in età moderna e si è diffuso su vasta scala solo negli ultimi secoli.
l significato della celebrazione dell’onomastico oggi e i nomi adespoti
categoria: società e cultura
Oggi l’onomastico è una celebrazione laica, in genere del tutto scollegata dalla sua origine religiosa. Non a caso, anche le persone non credenti lo festeggiano. Ci sono, però, onomastici “più importanti” degli altri, cioè quelli dei santi più noti, dei quali molte persone ricordano la ricorrenza: per fare qualche esempio, San Giuseppe, celebrato il 19 marzo, Sant’Antonio da Padova il 13 giugno (da non confondere con Sant’Antonio Abate, che si festeggia 17 gennaio), San Francesco d’Assisi (4 ottobre), San Giovanni Battista (24 giugno) e altri.

L’onomastico è oggi celebrato in tutti i Paesi cattolici e ortodossi, ma nella maggior parte dei casi è considerato meno importante del compleanno.
Non tutti, inoltre, hanno un onomastico: esistono anche nomi “adespoti”, cioè privi di un santo di riferimento. Per fare qualche esempio, Gloria, Giada, Italo, Loris e altri. Spesso sono nomi legati alla scienza, a specifiche tradizioni politiche o alle divinità pagane. I nomi adespoti non hanno un onomastico specifico, ma in genere si festeggiano il primo novembre, giorno di Ognissanti.