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Perché gli studenti protestano in Francia: cosa sta succedendo tra arresti e scuole chiuse

In Francia sono scoppiate numerose proteste studentesche: i giovani chiedono interventi contro strutture fatiscenti, classi sovraffollate e carenze di professori. Scontri sempre più violenti da Parigi a Marsiglia, con 2.000 arresti e centinaia di feriti, mentre la manifestazione si è intrecciata allo sciopero del settore pubblico contro la legge di bilancio.

2 Ottobre 2026
11:05
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Perché gli studenti protestano in Francia: cosa sta succedendo tra arresti e scuole chiuse
proteste giovani in francia
Una delle proteste studentesche in Francia. Credit: Linternaute, via X.

La Francia sta attraversando la più intensa ondata di proteste studentesche degli ultimi anni, con migliaia di liceali e universitari che stanno bloccando scuole e campus in tutto il Paese per denunciare condizioni di studio, considerate indegne a causa di strutture fatiscenti, classi sovraffollate e carenza di insegnanti. Come già accaduto lo scorso anno in Nepal e in altri Paesi asiatici, i giovani della Generazione Z sono così i nuovi protagonisti delle rivolte sociali: il movimento studentesco, in realtà, è nato a fine settembre in alcuni licei della periferia parigina, ma si è rapidamente esteso a piccole e grandi città come Lione, Marsiglia, Lille, Bordeaux, Nantes, Strasburgo, Rouen, Tolosa e Le Havre.

Secondo il Ministero dell'Interno, 1.027 licei su 3.700 sono stati coinvolti nelle proteste, con 30 atenei e 400 licei che oggi 2 ottobre sono stati chiusi. Nelle ultime ore, però, le proteste si sono fatte sempre più violente, con oltre 2.000 arresti complessivi (in gran parte nei confronti di minorenni), 170 studenti e 65 dipendenti scolastici feriti, di cui 40 presidi: le rivendicazioni si sono infatti intrecciate con lo sciopero del settore pubblico contro la manovra di austerità e con lo scontro politico in vista delle presidenziali di aprile 2027. Intanto, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione d'emergenza tra più ministeri.

I giovani sono tra i protagonisti anche delle proteste in Spagna, scoppiate dopo che lo sfratto di una donna di 87 anni ha riacceso gli scontri contro la crisi abitativa e la speculazione immobiliare. In Italia, invece, per oggi 2 ottobre sono stati indetti degli scioperi del settore ferroviario, della scuola e della sanità.

I motivi delle proteste studentesche

Le rivendicazioni degli studenti partono quindi da elementi concreti: nelle scuole francesi le classi sono generalmente composte da 32 a 35 studenti, gli insegnanti che si assentano spesso non vengono sostituiti (con centinaia di ore di lezione perse ogni anno) e gli edifici scolastici versano in condizioni critiche, essendo privi di un isolamento termico adeguato, senza aria condizionata d'estate e con impianti di riscaldamento insufficienti per l'inverno.

I problemi, infatti, sono emersi già durante le ondate di calore di giugno, quando le temperature nelle aule hanno reso impossibile seguire le lezioni. Vincent Latour, professore all'Università di Tolosa intervistato da Al Jazeera, ha spiegato che il malcontento si è iniziato ad accumulare proprio da quei giorni, quando «lo stato precario delle scuole, con scarso isolamento e assenza di aria condizionata» è diventato impossibile da ignorare.

Al disagio materiale si sono aggiunti anche altri elementi, primo fra tutti la gestione di Parcoursup, la piattaforma statale che regola l'accesso all'insegnamento per il primo anno post-diploma. Per molti studenti si tratta di un sistema opaco e discriminatorio, che ogni anno lascia decine di migliaia di diplomati senza un posto nelle facoltà desiderate, alimentando un profondo senso di ingiustizia, soprattutto nelle aree più svantaggiate.

Il movimento studentesco si è poi incrociato con le proteste sindacali: il 29 settembre lo sciopero del settore pubblico, indetto contro la manovra finanziaria del governo (un piano di tagli da 54 miliardi di euro per il 2027 che prevede, tra le altre misure, il congelamento degli stipendi dei dipendenti statali per il quarto anno consecutivo), ha portato cittadini di tutta la Francia in strada, riuniti in oltre 170 cortei.

Perché gli scontri sono diventati così violenti

Gli scontri e le rivendicazioni si sono però fatti sempre più violenti a seguito della risposta delle autorità: l'impiego diffuso di gas lacrimogeni davanti ai cancelli delle scuole, le cariche con i manganelli, l'utilizzo dei lanciatori di proiettili LBD-40 e il fermo di centinaia di minorenni hanno trasformato una movimentazione scolastica in uno scontro aperto con lo Stato. Il Ministero dell'Interno ha avviato tre indagini interne dopo le accuse di brutalità nei confronti di tre studenti a Sevran, Saint-Ouen-l'Aumône e Tours.

La giornata di ieri, 1° ottobre, ha raggiunto un punto critico: a Marsiglia, il preside del liceo Victor Hugo e il vicepreside sono stati aggrediti, insieme a un giornalista dell'emittente M6. Davanti al liceo Saint-Exupéry, sempre a Marsiglia, centinaia di giovani hanno circondato un camion dei vigili del fuoco, costretto la squadra ad abbandonare il mezzo e lo hanno incendiato.

Il trasporto pubblico è stato quindi sospeso a Marsiglia e Strasburgo, dove il prefetto ha ordinato il fermo dei tram per limitare gli spostamenti dei manifestanti. A Nantes, un incendio ha distrutto l'ingresso del liceo Nelson Mandela, come visibile nel video qui sotto, causando danni per i quali l'istituto dovrà rimanere chiuso per un mese.

A Tolosa, a Parigi, a Caen, le cronache hanno registrato roghi, barricate e scontri. Il ministro dell'Interno Nunez ha parlato di «violenza sfrenata», segnalando la presenza di individui che si spostavano da una scuola all'altra per istigare i ragazzi alla violenza.

Il governo ha accusato il partito di estrema sinistra La France Insoumise (LFI) di aver incoraggiato le proteste, dato che diversi parlamentari e sindaci dell'LFI, tra cui il sindaco del sobborgo parigino di Saint-Denis, hanno applaudito alle manifestazioni. La situazione politica francese, comunque, è particolarmente tesa: mancano meno di sette mesi alle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron non potrà ricandidarsi e i sondaggi indicano Marine Le Pen come favorita.

Intanto, il governo è alle prese con un deficit elevato e un debito pubblico che potrebbe raggiungere il 121,7% del PIL nel 2027 e sta tentando di far approvare una legge di bilancio estremamente impopolare in un parlamento già frammentato. Il ministro dell'Istruzione Geffray ha annunciato incontri con sindacati, associazioni dei genitori e rappresentanti studenteschi, ma le organizzazioni giovanili hanno già convocato una nuova giornata di mobilitazione nazionale per il 6 ottobre.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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