Confini squadrati Africa

Basta osservare una carta geografica politica dell'Africa per rendersene conto: i confini di molti Stati africani sono dritti e sembrano disegnati  con riga e squadra. L'idea fa sorridere, eppure la suddivisione del continente fu in gran parte realizzata proprio così, in particolare a partire dalla Conferenza di Berlino del 1884-1885 e per mano degli Stati europei colonizzatori. Pensate che oggi il 44% dei confini africani segue paralleli o meridiani e un altro 30% è stato comunque disegnato a tavolino in forma rettilinea o curva. Non solo: considerando solamente i 104 confini disegnati durante la Conferenza di Berlino, è stato stimato che allora furono separati tra loro 177 gruppi etnici e aree culturali comuni. Si tratta di cifre importanti: in questo articolo capiamo in sintesi cosa successe e quali conseguenze hanno avuto nel tempo questo tipo di decisioni e interventi.

La suddivisione dell'Africa in Stati nazionali

La colonizzazione dell'Africa da parte dei Paesi europei è un processo di lungo periodo. Senza voler indicare una data precisa, possiamo dire che fino al XIX secolo gli Stati europei sfruttarono soprattutto la fascia costiera del continente costruendo porti, avamposti commerciali e militari e dando vita, purtroppo, anche a uno dei traffici più brutali della storia: la tratta degli schiavi, con le Americhe come destinazione principale.

Tratta degli schiavi

Dopodiché, soprattutto a partire dalla seconda metà del XIX secolo, il colonialismo prese la forma dell'imperialismo: gli Stati europei cominciarono a penetrare sempre più all'interno dei territori africani (e anche altrove), a prenderne il controllo militare e amministrativo e a depredarne le risorse naturali. In questo processo, come potete immaginare, si pose la necessità di dividersi a priori le zone di influenza e di espansione, soprattutto per evitare di farsi la guerra.

Dal novembre 1884 al febbraio 1885 si tenne così la Conferenza di Berlino durante la quale 13 Paesi europei (tra cui l'Italia) e gli Stati Uniti misero le basi, tra le altre cose, per la corsa all'Africa e per la sua spartizione. In particolare vennero stabiliti alcuni dei confini africani tutt'oggi in vigore e spesso e volentieri li si tracciò su carta e a tavolino con riga e penna cosicché il loro aspetto ci sembra oggi molto regolare. Il processo di ulteriori conquiste e definizioni territoriali che ne seguì fu portato a compimento con una scarsissima considerazione del contesto africano e delle sue peculiarità storiche, politiche e sociali, generando dei problemi i cui effetti si ripercuotono anche sul presente.

Carta dell'Africa nel 1890
in foto: Carta geografica dell’Africa nel 1890.

Le conseguenze della suddivisione a tavolino dell'Africa

L'artificialità con cui l'Africa venne suddivisa, ricalcando il modello degli Stati nazionali europei, fu dannosa e poco lungimirante sotto molti punti di vista. Anzitutto spesso le potenze europee avanzavano le proprie pretese territoriali su aree che ancora non avevano nemmeno esplorato e che quindi non conoscevano per nulla. La successiva definizione concreta dei confini sul territorio fu quindi incredibilmente complessa e a volte impossibile o quasi: si pensi, ad esempio, alle difficoltà di tracciare fisicamente dei confini chiari all'interno di giungle, deserti e altri ambienti di difficile penetrazione e popolamento.

In secondo luogo le suddivisioni europee non tennero conto né dell'esistenza pregressa di imperi o altre forme locali di controllo politico e militare del territorio, né della distribuzione dei diversi popoli e gruppi etnici africani. Questo ebbe l'effetto di separare alcuni popoli in Stati diversi o di accorparne alcuni incredibilmente ostili tra loro all'interno della medesima nazione. Non solo: scendendo più nel particolare, vennero separati precisi gruppi umani dai loro luoghi di culto o di approvvigionamento; oppure, ad esempio, furono suddivise in Paesi distinti delle aree di pascolo dalle relative zone di abbeveraggio del bestiame.

Gruppi etno-linguistici africani
in foto: Mappa dei principali macrogruppi etno–linguistici africani (fonte: US Library of Congress)

Questo ha generato nel tempo e continua a generare tutt'ora scontri inter-etnici sanguinosi, ambizioni locali di indipendenza e autonomia, volontà di conquista di territori altrui e, in generale, conflitti di confine. Ne sono avvenuti tra Camerun e Nigeria, Etiopia ed Eritrea, Sudan e Sud Sudan, solo per citarne alcuni. E ancor oggi sono in corso guerre a causa dei confini, a maggior ragione in un periodo storico in cui l'accesso alle risorse naturali è sempre più una questione pressante e determinante per la sopravvivenza.

L'indipendenza degli Stati africani e le dinamiche future

Considerando quanti danni provocò la suddivisione europea del continente africano in Stati nazionali, come mai, quando questi divennero indipendenti, non decisero di ridefinire i propri confini in modo più equo e in linea con le esigenze dei vari popoli che li abitavano e li abitano?

Bisogna considerare vari aspetti: anzitutto molti di questi Stati divennero formalmente indipendenti, ma mantennero un forte legame con gli ex Stati coloniali (i quali spesso rimasero di fatto i veri controllori del territorio) e non avevano quindi grande margine d'azione. D'altro canto, le stesse élite africane che avevano ottenuto il potere (formale o meno) non avevano interesse a rinegoziare i territori finiti sotto la loro sovranità. Infine, ampliando il discorso, la ridefinizione continentale di tutti i confini sarebbe stato un processo immane, conflittuale e che avrebbe rischiato di portare a un numero incalcolabile di scontri, conflitti e rivendicazioni più o meno ampie. In sostanza risultava ormai più semplice e sicuro, dopo decenni di suddivisione territoriale forzata, mantenere lo status quo acquisito e gestire eventuali rivendicazioni e scontri interni ed esterni, piuttosto che rimettere tutto in discussione.

Bandiera dell'Unione Africana
in foto: Bandiera dell’Unione Africana

Fu così che, in pieno processo di decolonizzazione, la neonata Organizzazione dell'Unità Africana (OUA), precorritrice dell'attuale Unione Africana, dichiarò nel corso della Conferenza del Cairo del 1964 che i confini stabiliti durante il periodo coloniale non sarebbero cambiati (la cosiddetta inviolabilità dei confini) e che ciascuno Stato africano non avrebbe dovuto interferire negli affari interni degli altri.

Per concludere e come abbiamo già anticipato, questo non ha impedito  in seguito lo scoppio di conflitti e l'accendersi di rivendicazioni territoriali. Non ultimo, possiamo citare l'attuale guerra civile in Etiopia tra il governo centrale e la regione del Tigray. Inoltre non dimentichiamoci che lo sfruttamento dell'Africa non è mai davvero terminato e oggi le potenze occidentali, Russia e Cina stanno sempre più espandendo la propria influenza politica ed economica nel continente.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli