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27 Febbraio 2026
15:17

Perché il Pakistan ha attaccato l’Afghanistan, dichiarando l’inizio di una “guerra aperta”

Nuova ondata di attacchi aerei e scontri tra Pakistan ed Afghanistan. Nella notte tra giovedì e venerdì, infatti, il governo pakistano ha attaccato l’Afghanistan, annunciando la morte di 133 talebani afghani, bilancio salito a 228, mentre Cina e Nazioni Unite invitano al dialogo e alla de-escalation.

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Perché il Pakistan ha attaccato l’Afghanistan, dichiarando l’inizio di una “guerra aperta”
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Nella notte tra giovedì 26 e venerdì 27 febbraio, l’aeronautica pakistana ha attaccato numerose postazioni dei talebani in Afghanistan, nelle città di Kabul, Kandahar e la provincia di Paktika. Secondo le autorità di Islamabad, sono 9 le postazioni conquistate, con la morte di 228 talebani afghani, un bilancio che potrebbe continuare a salire. Nell’attacco aereo invece, secondo fonti afghane, sarebbero rimasti vittime numerosi civili, tra cui donne e bambini. Il ministro della difesa pakistano ha dichiarato che il Pakistan è in «guerra aperta», mentre il governo di Kabul «condanna con veemenza la violazione dello spazio aereo afghano e l'attacco ai civili, una flagrante violazione dell'integrità territoriale dell'Afghanistan e un'azione provocatoria». Questi fatti avvengono a pochi mesi dall'ultima crisi tra i due Paesi nell'ottobre 2025.

Le cause dell’attacco

Il ministro della Difesa del Pakistan, Khawaja Mohammad Asif, attraverso un post pubblicato sul social X, ha annunciato che tra Pakistan e Afghanistan si è ormai giunti ad una fase di guerra aperta. I bombardamenti notturni condotti dal Pakistan nella notte tra il 26 e il 27 febbraio si sono verificati in un contesto di già forte tensione e scontro tra i due Paesi. Nelle settimane precedenti, ed in particolare nella notte tra il 21 e il 22 febbraio scorso, le forze armate pakistane avevano attaccato alcune province afghane, tra cui Nangarhar, in particolare prendendo di mira presunti campi di addestramento che – secondo le fonti pakistane – sarebbero riconducibili ai gruppi estremisti di  Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP) e Islamic State – Khorasan Province (Iskp). Il Pakistan, infatti, accusa il governo talebano di sostenere gruppi terroristi anti-pakistani, comprese formazioni legate all’indipendentismo della regione sud-orientale del Belucistan,  ritenute responsabili di attentati suicidi in territorio pakistano, accuse sempre respinte da parte del governo di Kabul. Islamabad ha inoltre dichiarato di aver agito in risposta a un attacco sferrato dalle forze afgane contro truppe di frontiera pakistane, un’escalation che riflette mesi di tensioni crescenti lungo la Linea Durand, la lunga frontiera tra i due Paesi. In seguito agli scontri dell’ottobre 2025, che causarono circa 70 vittime, la maggior parte dei valichi di frontiera tra i due Paesi è stata chiusa per ragioni di sicurezza, con l'interruzione temporanea di scambi commerciali e transfrontalieri.

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Mappa Afghanistan–Pakistan. Fonte: Wikimedia commons

L’ultima crisi tra Afghanistan e Pakistan nell’ottobre 2025

Ad ottobre 2025 si è verificata una grave crisi tra Afghanistan e Pakistan: il gruppo militante dei Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), soprannominati anche “Talebani del Pakistan” e presenti nell'Afghanistan orientale, sono stati oggetto di numerose rappresaglie militari da parte del Pakistan, una delle più violente  nella notte tra l'8 ed il 9 ottobre 2025, e alla quale sono seguiti scontri lungo la frontiera tra i due Paesi. Queste tensioni hanno visto poi una fase di negoziazione diplomatica con la mediazione di Turchia e Qatar. Il risultato è stato un fragile cessate il fuoco, che però non ha realmente raggiunto l’obiettivo di un accordo duraturo tra i due Paesi.
Il ministro della difesa pakistano Asif accusa il regime talebano di minare la stabilità interna del Pakistan e la sicurezza regionale, mantenendo stretti legami con il governo di Nuova Delhi, per “esportare terrorismo in Pakistan” e temendo che l’Afghanistan possa allearsi con l’India per creare tensione all’interno del Paese facendo leva proprio sul gruppo militare Tehreek-e-Taliban  Pakistan (TTP).

Le reazioni internazionali: Iran come mediatore, le Nazioni Unite invitano al dialogo

In seguito all’attacco pakistano della scorsa notte, il portavoce del governo talebano Zabihullah Mujahid ha dichiarato di essere aperto al dialogo e di voler collaborare nel trovare una soluzione pacifica tramite negoziati. Intanto numerosi attori internazionali sono intervenuti per invitare alla de-escalation e dare inizio alle negoziazioni. Il ministero degli Esteri russo Lavrov ha invitato Pakistan e Afghanistan a cessare immediatamente i combattimenti e a cercare di usare canali diplomatici. Un invito alla de-escalation è arrivato anche dalle Nazioni Unite, da parte del segretario generale Antonio Guterres e dal capo dei diritti umani Volker Türk, che si sono appellati al dialogo e al rispetto dei diritti umani e soprattutto del diritto internazionale. La Repubblica Islamica dell’Iran invece si è offerta volontariamente come mediatore, attraverso un post sul social X del ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi. Anche la Cina attraverso la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha espresso la propria preoccupazione per l’escalation del conflitto e la propria disponibilità a continuare a svolgere un "ruolo costruttivo per il dialogo diplomatico tra i due Paesi.”

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