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15 Marzo 2026
8:00

Perché la fusione nucleare non produce rifiuti radioattivi

La fusione nucleare è una reazione in cui vengono prodotti nuclei atomici più pesanti a partire da nuclei più leggeri. Non produce scorie perché vengono usati isotopi dell'idrogeno per produrre elio e neutroni. Le difficoltà tecniche sono enormi, ma se nevissero superate permetterebbe di produrre energia pulita.

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Perché la fusione nucleare non produce rifiuti radioattivi
fusione magnetismo futuro

Negli ultimi anni diversi esperimenti di fusione nucleare hanno raggiunto traguardi storici e molti Paesi stanno investendo miliardi per trasformarla da sogno scientifico a tecnologia energetica concreta. Ma è vero che non produce rifiuti radioattivi? Cosa la differenzia dalla fissione nucleare?

Fissione e fusione a confronto

Il processo di fissione utilizzato nelle centrali nucleari spezza nuclei di atomi pesanti come l’uranio, liberando energia e producendo scorie radioattive.

La fusione, ovvero il processo che avviene nel Sole, invece, unisce nuclei di atomi leggeri, come deuterio e trizio, generando energia ma nessuna scoria diretta. Questo processo, infatti, non produce prodotti di fissione né attinidi pesanti (ovvero elementi chimici radioattivi che si trovano nella parte bassa della tavola periodica), come plutonio o americio.

fissione vs fusione

In entrambi i tipi di impianto, però, alcuni materiali o componenti diventano radioattivi (ovvero si "attivano") durante il funzionamento a causa del bombardamento neutronico, come la struttura interna del reattore e i componenti più esposti. Nel caso della fusione, inoltre, possono attivarsi anche i materiali utilizzati per gestire o produrre trizio.

Quindi, mentre per la fissione il problema principale resta legato alle scorie del combustibile esausto, per la fusione non esiste combustibile esausto ad alta attività; l’unica radioattività deriva dall’attivazione dei materiali strutturali.

La fusione nucleare non produce scorie e ha un basso impatto ambientale

La fusione non genera scorie ad alta attività perché non usa come elementi di partenza atomi pesanti e instabili. I prodotti principali della reazione di fusione deuterio‑trizio sono l'elio, un gas inerte e non radioattivo, e i neutroni, che possono rendere leggermente radioattivi i materiali del reattore.

Questa attivazione neutronica è molto diversa dalle scorie della fissione poiché non contiene atomi pesanti come il plutonio o isotopi a vita millenaria, decade in tempi molto più brevi (decenni e non millenni) e può essere gestita con tecnologie già note. Per questo gli scienziati parlano di rifiuti a bassa attività e vita breve, e non di scorie nucleari nel senso tradizionale.

La fusione è vista come una possibile svolta energetica per diversi motivi.
Il combustibile è praticamente inesauribile: il deuterio è presente nell’acqua di mare, mentre il trizio può essere prodotto all’interno del reattore stesso tramite litio.
A differenza della fissione, la reazione di fusione si spegne immediatamente da sola e non esiste il rischio di provocare incidenti o esplosioni dovuti alla perdita di controllo sulla reazione da parte dell’uomo.

L’impatto ambientale poi è ridotto poiché evita l’immissione nell’ambiente di CO e scorie a alta attività e non prevede l’utilizzo di combustibili fossili.

La situazione nel mondo: a che punto siamo

La corsa alla fusione coinvolge diversi governi, progetti pubblici, come ITER in Francia, start-up e aziende private. Molti esperti ritengono plausibile vedere i primi reattori dimostrativi entro gli anni ’30, anche se la commercializzazione su larga scala richiederà più tempo.

Immagine
Camera di confinamento magnetico usata nel progetto ITER

Ad oggi il processo di fusione è ancora in fase sperimentale, ma potrebbe diventare un tassello fondamentale del mix energetico del futuro.

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