
La provincia di Cosenza, nella Calabria nord-orientale, è stata colpita da precipitazioni molto intense, che negli ultimi giorni hanno raggiunto i 270 mm di pioggia cumulata in 48 ore. Questo ha portato il fiume Crati a rompere gli argini in più punti nella Piana di Sibari, per poi fuoriuscire e inondare con le sue acque il territorio circostante. Tra i Comuni maggiormente coinvolti vi sono quelli di Corigliano-Rossano e di Cassano allo Ionio.
Anche se non ci sono state vittime, l’alluvione ha provocato gravi conseguenze: centinaia di persone sono state evacuate e i danni a edifici, infrastrutture e terreni agricoli sono stati enormi, al punto che la Calabria ha richiesto lo stato di emergenza nazionale e lo stato di calamità in agricoltura. L’evento è avvenuto in un territorio ad alto rischio idrogeologico, la cui fragilità deve fare i conti anche con il verificarsi sempre più frequente di precipitazioni intense dovute al cambiamento climatico.

L’esondazione del fiume Crati nella Piana di Sibari: gli enormi danni
L’evento meteorologico che nei giorni scorsi ha colpito la Calabria ha avuto gravi conseguenze anche perché nelle settimane precedenti le precipitazioni avevano già reso il suolo saturo d’acqua. Quando questo si verifica, l’acqua scorre in superficie anziché infiltrarsi nel terreno e il rischio idrogeologico aumenta. La situazione più grave ha riguardato il fiume Crati: le intense precipitazioni cadute nella parte del suo bacino idrografico a monte della Piana di Sibari ne ha determinato la piena in prossimità della foce. Le sue acque hanno così rotto gli argini in terra in più punti inondando vasti territori su entrambe le sponde. Le località maggiormente coinvolte sono state Corigliano-Rossano, Cassano allo Ionio (in particolare i Laghi di Sibari, il Parco Archeologico di Sibari e la contrada di Lattughelle) e la pianura di Tarsia. Qui si registrano enormi danni ai terreni agricoli, che hanno compromesso le colture, oltre che ad abitazioni e infrastrutture. Nel Cosentino l’evento meteorologico ha causato anche l’esondazione dei fiumi Busento e Campagnano. Frane e allagamenti hanno interessato anche altre province della Calabria, con ingenti danni all’agricoltura. Attualmente, nelle aree più colpite sono all’opera con attività di monitoraggio e pulizia le squadre del Consorzio di Bonifica della Calabria.

La Calabria, un territorio ad alto rischio idrogeologico: le conseguenze
La Calabria, per la sua conformazione geografica e per le sue caratteristiche geologiche, è particolarmente vulnerabile dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Il territorio prevalentemente montuoso fa sì che i corsi d’acqua compiano un percorso breve e con pendenze significative, originando spesso piene improvvise perché trascorre poco tempo tra le precipitazioni a monte e la piena a valle. I versanti montuosi, inoltre, sono spesso costituiti da rocce impermeabili come le argille, che facilitano lo scorrimento dell’acqua in superficie e la cui fragilità predispone il territorio ai fenomeni franosi. Ad aggravare il dissesto nell’area colpita dall’evento c’è una tettonica complessa, con un sistema di faglie attive che detta la geometria della Valle del Crati e della Piana di Sibari, e che contribuisce a un alto grado di fratturazione delle rocce. Altri fattori che rendono la regione ad alto il rischio idrogeologico sono l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni montani e la mancata manutenzione di versanti e corsi d’acqua.
La particolare morfologia della Piana Sibari
La Piana di Sibari, la pianura più grande della Calabria che ha subìto le conseguenze più gravi dell’evento, in passato è già stata interessata da numerosi eventi alluvionali. È solcata dal fiume Crati, che la attraversa prima di sfociare nel Mar Ionio con un delta, dal suo affluente principale Coscile e da corsi d'acqua minori. La pianura è circondata da tre imponenti massicci montuosi: l’Altopiano Silano a sud, la Catena del Pollino a nord e la Catena Costiera a ovest. Dal punto di vista geologico, costituisce la porzione settentrionale del graben del Crati, un’estesa depressione di origine tettonica delimitata da faglie, collocata nell’area di raccordo tra la parte terminale della catena appenninica meridionale a nord e l’Arco Calabro Peloritano a sud. Nel tempo la depressione è stata riempita da sedimenti alluvionali depositati dal Crati, che si sono poi consolidati causando il progressivo abbassamento del livello della pianura. In alcune aree negli ultimi decenni il suolo si è abbassato ulteriormente a causa di prelievi dalle falde idriche. La Piana di Sibari era un’area paludosa, bonificata e resa coltivabile negli anni Trenta, e il fatto che sia morfologicamente depressa ne favorisce l’allagamento in caso di esondazione.
L’inondazione della Piana di Sibari sottolinea ancora una volta l’importanza della prevenzione. Il monitoraggio dei corsi d’acqua e dei fenomeni franosi, e la manutenzione delle opere realizzate per la difesa da frane e inondazioni sono fondamentali. Inoltre, è indispensabile una corretta pianificazione territoriale, che preveda il costante aggiornamento delle mappe del rischio idrogeologico.
