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10 Giugno 2026
11:30

Perché le strade si allagano: piogge intense, pendenze e sistemi di drenaggio insufficienti

Le strade drenano l'acqua grazie a specifiche pendenze e fossi. Gli allagamenti sono causati da impianti idraulici obsoleti rispetto al clima e da una cattiva manutenzione. L'acqua stagnante compromette la viabilità e rischia di innescare frane nel terreno.

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Perché le strade si allagano: piogge intense, pendenze e sistemi di drenaggio insufficienti
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Per comprendere le ragioni dietro agli allagamenti stradali, è necessario guardare oltre la superficie nera di bitume e analizzare l'anatomia stessa dell'infrastruttura. Sotto l'asfalto si nascondono infatti precise geometrie, pendenze millimetriche e una complessa rete di drenaggio progettata con un unico obiettivo fondamentale: allontanare l'acqua il più rapidamente possibile dalla carreggiata. Si tratta di un equilibrio ingegneristico delicato, poiché ogni strada lavora in condizioni climatiche e territoriali differenti. Questo delicato equilibrio ingegneristico viene tuttavia compromesso da due cause precise: l'inadeguatezza di reti idrauliche progettate in passato, oggi insufficienti di fronte alle piogge improvvise, e una manutenzione carente, che tra solchi sull'asfalto e caditoie ostruite dai detriti blocca il regolare deflusso.

Com’è fatta una strada

Per prima cosa è necessario andare a vedere da vicino come sono realizzate le strade. Partiamo anzitutto dalla geometria: il conglomerato bituminoso che definisce la superficie dove transitano i veicoli non è mai perfettamente piano come appare. La carreggiata presenta sempre una pendenza trasversale – cosiddetta a “schiena d’asino” – che aiuta l’acqua a scivolare verso i lati. È un’inclinazione lieve, solitamente intorno a 2 – 2,5% se si tratta di tratti rettilinei, può invece variare se parliamo di tratti in curva. In ogni caso, è un aspetto determinante: ogni centimetro di pendenza è calcolato per impedire che la pioggia rimanga sulla superficie per troppo tempo. L'acqua quindi non deve accumularsi, perché questo causerebbe problemi dal punto di vista della stabilità dei veicoli in marcia. Accanto alla trasversale c’è la pendenza longitudinale, cioè l’inclinazione nel senso di marcia. Può essere minima, anche inferiore allo 0,5%, ma è fondamentale per far avanzare l’acqua verso i punti più bassi del tracciato, come fossi o tombini. Se la pendenza longitudinale si riduce troppo – ad esempio nei sottopassi o nei tratti pianeggianti – la forza di gravità non riesce più ad aiutare lo smaltimento.

Una volta raggiunti i bordi della carreggiata, l’acqua entra nelle cunette e nei fossi laterali, che funzionano come piccoli canali a cielo aperto; questa deve potervi scorrere rapidamente e senza ostacoli. Infatti, le cunette sono pensate per funzionare “a pelo libero”, ma ovviamente hanno una sezione contenuta o, detto in altre parole, hanno la possibilità di smaltire solo una limitata portata di acqua, cioè quella che ci si attende possa passare nell'unità di tempo.

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Canali laterali.

A coadiuvare i canali laterali troviamo una rete di pozzetti, caditoie e tubazioni che raccoglie l’acqua dai margini e la porta altrove, cioè verso corsi d’acqua, bacini di raccolta o sistemi di scarico. È una parte fondamentale della strada, spesso la più delicata, perché deve gestire portate variabili e improvvise, possibilmente senza andare in pressione ma lavorando come farebbe anche una fognatura.

Le cause principali degli allagamenti

Quando una strada si allaga, non è un semplice incidente meteorologico. L'allagamento è il segnale che il sistema idraulico associato al tracciato stradale non funziona correttamente, e questo è comunque relazionato a una serie di concause. Ecco quali:

La "domanda" idraulica

Molte strade sono state progettate decenni fa, con criteri che oggi non sono più adeguati. Sebbene il principio dell’invarianza idraulica ci dice che l'urbanizzazione non dovrebbe aumentare il deflusso dell’acqua a seguito della realizzazione di nuove costruzioni in prossimità, è vero anche che il sistema di smaltimento esistente progettato in passato potrebbe non essere più idoneo a gestire precipitazioni avverse e improvvise, che rispondono a un comportamento climatico diverso dal precedente. Le tubazioni, dimensionate per eventi di un’altra epoca, vengono rapidamente sovraccaricate: l’acqua supera la capacità di smaltimento e, in conseguenza, risale verso la superficie accumulandosi sulla carreggiata.

Gli effetti di una cattiva manutenzione

Il punto cruciale, e spesso quello su cui è più facile intervenire, è la manutenzione. L’usura del manto superficiale crea ormaie, cioè dei piccoli solchi causati principalmente dai mezzi pesanti. Bastano pochi centimetri per alterare la pendenza trasversale e fare in modo che l’acqua non scivoli più verso i bordi, rimanendo ferma in accumulo sulla carreggiata. Altro problema è dato dalle cunette che si riempiono di foglie, fango e detriti, trasportati durante altri eventi meteorici di minore rilevanza. Le caditoie si intasano e, di conseguenza, i pozzetti si sedimentano. Ogni ostruzione sottrae capacità al sistema e rallenta il deflusso: quando le vie laterali sono intasate, la strada diventa essa stessa parte del canale, ma lavora in modo inefficiente perché non è pensata per fare questo. Il risultato è un accumulo di acqua sulla piattaforma stradale.

I rischi per il territorio

L’acqua stagnante non è solo un problema di viabilità. Il fatto che questa permanga sul manto stradale può innescare una filtrazione verso gli strati profondi di terreno e un conseguente accumulo al suo interno. Una cattiva gestione del drenaggio può aumentare quindi la saturazione del terreno e innescare frane, compromettendo la stabilità dei rilevati o di eventuali muri laterali presenti.

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