
I campioni olimpici in carica sono pronti all'esordio: Stefania Constantini e Amos Mosaner saranno in pista oggi, 5 febbraio alle 10:05. Sul ghiaccio di casa a Cortina, il duo d'oro di Pechino 2022 affronterà la Corea del Sud nel primo match del doppio misto. Per capire davvero cosa vedremo in pista alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, abbiamo fatto una chiacchierata proprio con Stefania, che il ghiaccio lo conosce meglio di chiunque altro. Ci siamo fatti spiegare non solo le regole, ma anche la scienza del curling e cosa succede fisicamente quando vediamo gli atleti spazzolare furiosamente il ghiaccio (sweeping) e perché questo sport è molto più faticoso di quanto sembri in TV.
Stefania, partiamo dalle basi per chi ha visto il Curling da casa o non lo conosce. L'obiettivo sembra semplice: avvicinarsi al centro. Ma come funziona davvero il punteggio?
Sì, l'obiettivo è lanciare le stone (8 per squadra) – le pietre tondeggianti – lungo un campo ghiacciato di circa 40 metri e piazzarle nella "casa", i cerchi che vedete in fondo alla pista. Il punteggio ha una particolarità, alla fine della mano (end), fa punti solo una squadra: quella che ha il sasso più vicino al centro assoluto. Se io sono la squadra gialla e ho 8 sassi nella casa, ma l'avversario ne ha uno solo che però è più vicino al centro rispetto al mio migliore, il punto è suo. Capite bene che la strategia è fondamentale: tirare semplicemente al centro al primo tiro non serve, perché l'avversario ti boccerebbe subito via.
Passiamo alla domanda che si fanno tutti, cosa succede fisicamente quando grattate il ghiaccio con quelle scope?
Qui entra in gioco la fisica del ghiaccio. Dovete sapere che la nostra superficie non è liscia come quella del pattinaggio artistico o dell'hockey. È una superficie "a buccia d'arancia". Prima della gara, l'ice-maker (il tecnico del ghiaccio, ndr) passa con uno speciale zaino-erogatore e spruzza goccioline d'acqua che, congelando, creano il cosiddetto pebble. Il sasso viaggia su queste minuscole "collinette".

Quando spazziamo con forza e alta frequenza, generiamo calore per attrito. Questo calore scalda la superficie e crea una microscopica patina d'acqua sulla punta delle goccioline. Questo ha due effetti immediati. Il primo è che mantiene la velocità della stone riducendo l'attrito, il sasso non rallenta e può arrivare qualche metro più lontano.
In più, corregge la traiettoria, "to curl" in inglese significa "arricciare" o curvare. Noi lanciamo il sasso imprimendo una rotazione (oraria o antioraria) per fargli compiere una parabola. Spazzando, possiamo decidere di tenere la traiettoria più dritta o farla "curvare" di più. Siamo noi a decidere dove farlo fermare.
Parliamo delle stone. Sembrano maneggevoli, ma quanto pesano?
Pesano 20 kg. È vero che non dobbiamo sollevarle ma farle scivolare, ma gestire un peso del genere richiede una tecnica perfetta. Quando si è giovani, spesso è il sasso a comandare il corpo ma, crescendo, si impara a usare il corpo per comandare il sasso.
Oltre a scope e pietre tonde avete delle scarpe molto particolari, come sono fatte?
Esatto, innanzitutto non sono pattini, come spesso si tende a pensare. Abbiamo scarpe asimmetriche. Sotto il piede "di spinta" abbiamo una suola in gomma con grip per fare attrito sul ghiaccio. Sotto l'altro piede – quello che va avanti nell'affondo – c'è una suola in teflon scivolosa (slider, ndr). È un sistema che ci permette di fare quell'affondo allungato tipico del nostro sport. Poi quando dobbiamo camminare normalmente, mettiamo una protezione gommata sopra la suola scivolosa.

Quando due stone arrivano al millimetro, che strumento si usa?
A volte a occhio nudo è impossibile dire quale sasso sia più vicino al centro. Viene usato uno strumento meccanico che assomiglia a un compasso: si punta al centro della casa e si fa girare un'asta metallica con una levetta che tocca il sasso e muove una lancetta su un quadrante. Se anche con quello la distanza è identica… il punteggio è 0-0.

Da fuori il curling può sembrare uno sport "statico”. Quanto conta la preparazione atletica e quanto si fatica davvero fisicamente durante una partita?
Per far capire questo aspetto invito sempre a provare! Ho un amico che fa sollevamento pesi e quando ha provato si è dovuto ricredere. La fatica c'è eccome. Le partite possono durare anche 2 ore e mezza e nei tornei ne giochiamo anche due al giorno, per una settimana intera.
L'azione della spazzata è un lavoro "intervallato", la frequenza cardiaca schizza in alto mentre spazzi furiosamente, poi devi recuperare in pochi secondi e abbassare i battiti per essere lucido al lancio successivo. Ci alleniamo 6 giorni su 7, con due sessioni al giorno di ghiaccio o con una sessione di ghiaccio e una di preparazione fisica in cui alterniamo palestra (pesi), allenamento metabolico (bici/corsa) e tantissimo lavoro sulla stabilità del core.
Hai detto una cosa interessante sul battito cardiaco. Come gestisci la tensione quando ti giochi una medaglia?
Il curling è strano. In uno sprint, l'adrenalina ti aiuta a spingere di più. Da noi è il contrario: l'adrenalina è quasi una "nemica". Se sei troppo carico, perdi la sensibilità. Noi dobbiamo percepire differenze di spinta di un decimo di secondo; se sei agitato, non "senti" più il corpo e rischi di lanciare il sasso troppo forte e "andare lungo". La vera sfida è mentale, devi imparare ad ascoltarti profondamente, controllare la gioia o la rabbia in un istante, resettare e tirare.
Hai vinto l'oro a Pechino, la prima medaglia olimpica italiana nella storia del curling. Ora arrivano le Olimpiadi in casa. Che sensazioni hai?
A Pechino io e Amos Mosaner abbiamo realizzato quello che avevamo fatto solo sul podio, cantando l'inno. Eravamo sul tetto del mondo. Ma Milano-Cortina sarà unico. Ho sempre avuto il sogno di partecipare alle Olimpiadi ma mai avrei immaginato di giocarle in casa, di solito il nostro sport ci porta in Canada o in Scandinavia.
Io sono di Cortina, giocherò nello stadio dove sono cresciuta. Sarà strano ma bellissimo sentire il calore del pubblico italiano. L'obiettivo è godersi il momento rimanendo con i piedi per terra, concentrati su ogni singola stone.

Dopo il vostro successo è cambiato qualcosa per il curling in Italia? E cosa ti aspetti per il futuro del movimento dopo Milano-Cortina?
Si, un piccolo cambiamento c'è stato. Prima delle Olimpiadi, quando viaggiavamo con la divisa della nazionale, la gente ci chiedeva che sport facessimo e spesso non sapeva nemmeno cosa fosse il curling. Dopo l'oro c'è stato un vero "scoppio di conoscenza": molte persone hanno guardato le nostre partite durante i Giochi Olimpici e ora tutti sanno cos'è.
Per il futuro, la mia speranza è che queste Olimpiadi in casa portino una "seconda ondata", ma diversa, vorrei che la gente non si limitasse a guardarlo, ma venisse a provarlo. Il nostro movimento è ancora piccolo e ha bisogno di crescere.
Mi auguro che ci sia più attenzione mediatica anche durante i 4 anni tra un'Olimpiade e l'altra, perché per appassionarsi davvero bisogna poter seguire lo sport con continuità, non solo ogni quattro anni.
Hai un consiglio ai ragazzi che sognano un futuro nello sport e magari alle Olimpiadi?
Prima di tutto di credere fortemente in quello che si fa. Secondo me la chiave nello sport è anche quella di definire un obiettivo. Capire dove vuoi arrivare rende concreto il percorso e ti aiuta a capire come lavorarci. E non spaventatevi dei fallimenti: sono solo momenti per rianalizzare cosa non ha funzionato e riprovarci con più determinazione.