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3 Gennaio 2026
11:00

Perché rispondere “grazie” e “per favore” all’intelligenza artificiale ha un enorme impatto energetico

Usare parole gentili con l'AI consuma energia: questo avviene perché ogni parola extra richiede calcoli nei server. Tuttavia, i prompt educati migliorano la precisione della richiesta, riducendo le risposte di chiarimento e i costi complessivi.

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Perché rispondere “grazie” e “per favore” all’intelligenza artificiale ha un enorme impatto energetico
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Quante volte, mentre facciamo una richiesta all’intelligenza artificiale, utilizziamo “per favore”? E quante altre ringraziamo i modelli di apprendimento linguistico per la loro risposta? La nostra tendenza a “umanizzare” l'AI ha un prezzo: rispondere “grazie” o “per favore” a ChatGPT, Gemini o altri modelli simili ha un notevole impatto energetico, sia in termini di elettricità che di acqua consumata – e naturalmente, di denaro. Ma come è possibile che le parole gentili abbiano un impatto energetico? In questo articolo vi spieghiamo cosa accade.

Quanto consuma l'utilizzo di parole gentili con i modelli di AI

L'utilizzo di “per favore” e “grazie” ha un maggiore impatto energetico per una semplice ragione: ogni singola richiesta a un chatbot costa denaro ed energia e, allo stesso modo, ogni parola aggiuntiva aumenta l'energia consumata dal server. In altre parole, tutti i “grazie” o “per favore” devono essere elaborati dal sistema: ogni calcolo del sistema, però, consuma energia e costa soldi.

Lo stesso amministratore delegato di ChatGPT, Sam Altman, ha confermato questo ingente dispendio di energia rispondendo al dubbio di un utente di X, che si è domandato quanti soldi OpenAI avesse perso in costi energetici causati da tutte le persone che dicono “per favore” e “grazie” ai modelli di intelligenza artificiale.

A questo quesito, Sam Altman ha risposto: “decine di milioni di dollari” a cui ha aggiunto un ironico “ben spesi, non si sa mai”.

tweet- Sam-Altman

Tra l'altro, conoscere i consumi effettivi dell'AI non è semplice, visto che le aziende coinvolte sono poco trasparenti sui dati. Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), per generare un testo un modello di intelligenza artificiale consuma circa 0,3 Wh, che salgono a 1,7 Wh per ricreare un'immagine e a 115 Wh per generare un video corto (6 secondi) e di bassa qualità.

Per avere un'idea, caricare uno smartphone richiede un dispendio di energia pari a 15 Wh, che passano a 60 Wh se il dispositivo da caricare è un computer.

E questo vale solo per i consumi di energia elettrica, ai quali si deve aggiungere l'acqua utilizzata per il raffreddamento dei server: secondo uno studio dell'Università della California, una mail di 100 parole scritta da ChatGPT-4 può consumare più di mezzo litro d'acqua.

Dobbiamo smettere di essere gentili con l'AI?

La domanda a questo punto è una: è meglio smettere di essere gentili con i modelli di intelligenza artificiale per sprecare meno energia? In realtà no.

A rigor di logica, ci verrebbe da dire che per evitare questo dispendio di energia e di soldi, basterebbe smettere di chiedere “per favore” e di ringraziare l’intelligenza artificiale. Tuttavia, a smentire questa ipotesi è proprio un recente studio, che ha dimostrato come la scortesia potrebbe addirittura peggiorare le nostre interazioni con l’intelligenza artificiale.

Questo accadrebbe perché l’AI, di fronte a richieste o a risposte scortesi, potrebbe generare contenuti poco precisi e vaghi, arrivando persino a interrompere la conversazione per motivi di sicurezza.

Al tempo stesso, nel momento in cui cerchiamo di esprimerci in maniera cortese ed educata, tendiamo a essere più accurati, elaborando le richieste in maniera più precisa e dettagliata. In questo modo, all’AI verrà più facile rispondere in maniera coerente ed esaustiva e, di conseguenza, verrà consumata meno energia perché non dovranno essere generate ulteriori spiegazioni.

Insomma, continuare a rivolgersi all’intelligenza artificiale con educazione – senza eccedere con le parole formali – potrebbe ridurre il dispendio di energia, aiutando l’AI a fornirci risposte più pertinenti.

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