
La lingua italiana è buongustaia: lo si vede anche nell’utilizzo di espressioni alimentari per definire le persone. Tra tutti gli alimenti che popolano il lessico figurato, il salame occupa un posto tutto suo. Dire a qualcuno "sei un salame" è un modo per descrivere il comportamento o le capacità cognitive della persona a cui ci si rivolge con connotazione dispregiativa o canzonatoria. Questa espressione è usata per indicare qualcuno considerato ingenuo, poco sveglio, facilmente raggirabile o incapace di cogliere una situazione evidente, richiama direttamente le più antiche pratiche di conservazione degli alimenti.
Può sembrare strano che un insaccato della tradizione gastronomica italiana abbia assunto un significato metaforico di questo tipo, ma ricostruendo la storia dell'espressione si può capire come mai. Dal punto di vista linguistico, l’uso di termini alimentari per designare caratteristiche umane risponde a un meccanismo tipico delle lingue naturali: visto che il corpo, il cibo e – più in generale – i sensi sono fondamentali nella vita quotidiana e culturale, il lessico ad essi associato è diventato strumento per descrivere caratteristiche tipicamente umane come il temperamento e l’intelligenza in senso metaforico.
La parola salume deriva dal latino tardo antico salumen (a sua volta deriva dal latino classico sal, letteralmente "sale") usato per indicare l’impiego del sale per conservare gli alimenti, trasformandosi poi nel basso Medioevo in salamen, in riferimento agli alimenti conservati con il sale come i pesci in particolare quello che oggi si chiama baccalà (o stoccafisso). Il significato storico-etimologico dell’espressione, quindi, deriverebbe da un cambiamento di uso del termine salamen, che fino al XVIII secolo e oltre identificava il pesce salato ovvero il baccalà, ancora oggi usato metaforicamente per descrivere una persona inespressiva: da qui il detto di "essere un baccalà".
Nel caso del salame la metafora si sviluppa soprattutto intorno alla sua consistenza. Il salame si presenta compatto e pieno, da qui rende l’idea figurata di una "testa piena" ma non nel senso di ricchezza intellettuale – come potrebbe essere "avere del sale in zucca" – bensì colma di ottusità, rigidità, insomma una mancanza di elasticità mentale. A differenza di altri insaccati, il salame è inoltre un prodotto stagionato che non cambia facilmente forma: questa staticità si presta bene a rappresentare una persona poco reattiva o lenta a comprendere.
Secondo alcune interpretazioni diffuse nella tradizione popolare, il riferimento implicito sarebbe anche alla sezione del salame, perché trattasi di una superficie uniforme, senza articolazioni, che rafforza l’immagine di qualcosa di "poco raffinato" dal punto di vista intellettivo. A questo si aggiunge il ruolo del salame come alimento quotidiano e popolare, lontano da qualsiasi aura di sofisticazione che, in senso figurato, rappresenta ciò che è semplice e alla portata di tutti, diventando facilmente simbolo di ingenuità.
Proprio per questo la lingua italiana prende un oggetto carico di valore positivo e lo rovescia simbolicamente per creare un’espressione efficace e molto ironica. Va inoltre considerato il tono con cui l’espressione viene pronunciata, perché se "sei un salame" raramente ha la violenza di un insulto vero e proprio, essa funziona piuttosto come rimprovero scherzoso o commento affettuosamente sarcastico che non colpisce l’identità profonda della persona ma il suo comportamento momentaneo. È una formula che consente di criticare senza essere apertamente aggressivi, trasformando la valutazione negativa in un’immagine "goffa".
L'italiano, come accennato inizialmente, è veramente ricco di espressioni legate al cibo ("togliere le castagne dal fuoco", "avere il prosciutto davanti agli occhi") e prende anche spunto da festività ("Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi"), culture straniere ("scusate il francesismo") e la propria terra ("vedi Napoli e poi muori") per descrivere in maniera più colorita la realtà che ci circonda.