
Nel 2019 l’idea di Donald Trump di “comprare la Groenlandia” sembrava una provocazione, ma la musica è cambiata a inizio 2026.
A seguito delle dichiarazioni della Casa Bianca dello scorso martedì 6 gennaio che parlavano di "occupare militarmente l'isola artica" per garantire la propria sicurezza di fronte alle crescenti minacce provenienti da Cina e Russia nell'Artico, Danimarca e Groenlandia – chiaramente in allarme – hanno subito cercato un colloquio con il segretario di Stato americano Marco Rubio a riguardo. A questo proposito, nelle prime ore di mercoledì 7 gennaio Rubio ha commentato che la Casa Bianca vorrebbe convincere la Danimarca a cedere il controllo della Groenlandia agli Stati Uniti, anziché annetterla con la forza.
"Trump vuole comprare la Groenlandia, non invaderla”. – Il segretario di Stato americano Marco Rubio
Donald Trump ha rinnovato le richieste di acquisizione della Groenlandia il giorno dopo l'arresto, avvenuto lo scorso sabato 3 gennaio, del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il presidente americano ha dichiarato di aver "un disperato bisogno" della Groenlandia, innescando un'escalation delle tensioni tra gli Stati Uniti, il territorio semi-autonomo danese e l'Europa.
Il punto, però, è che la grande isola artica non è in vendita perché non è un bene alienabile come una proprietà privata, ma un territorio autonomo del Regno di Danimarca con delle istituzioni proprie e un popolo che il diritto internazionale riconosce come titolare di autodeterminazione. Non basta quindi la volontà di Washington per trasformare un territorio enorme e strategico come quello groenlandese in una “nuova acquisizione”.
Gli Stati Uniti non possono comprarla anche per motivi di vincoli politici e legali: sia la Danimarca che la Groenlandia dovrebbero essere d'accordo nella cessione agli USA del suddetto territorio, ma ciò è praticamente impossibile, perché nessuna delle due è intenzionata a cedere alle mire espansionistiche dell'amministrazione Trump. La stessa Danimarca, nel quadro dell’autogoverno del 2009, riconosce espressamente che il popolo groenlandese ha diritto all’autodeterminazione secondo il diritto internazionale, e che qualsiasi cambiamento di sovranità richiederebbe quindi il consenso dei groenlandesi, non solo di Copenaghen. Senza un accordo bilaterale (Danimarca e Groenlandia VS Stati Uniti) non esiste alcuna possibilità di “acquisto”.
Gli Stati Uniti quindi possono consolidare la loro presenza militare e aumentare la loro influenza espandendo la base già presente di Pituffik (la presenza USA in Groenlandia poggia su un accordo di difesa del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, tuttora in vigore e integrato nel tempo: per nuove infrastrutture militari, Washington deve negoziare con Copenhagen e coordinarsi con le autorità locali groenlandesi), e aumentare il numero degli investimenti e degli accordi economici (minerali, infrastrutture, ricerca artica). Gli Stati Uniti, quindi, non potranno in alcun modo "comprare" la Groenlandia come si acquista un bene qualsiasi.