
A Mosca sono stati testati in volo dei piccioni-biodroni dotati di interfacce neurali e utilizzati per operazioni di monitoraggio ambientale e industriale: così Forbes Russia ha titolato un recente articolo e, nel giro di qualche mese, la notizia ha fatto il giro del mondo, con tante persone che si stanno chiedendo se sia vero – e se sì, in che misura. Per capirlo dobbiamo partire dal comunicato stampa di Neiry, l'azienda produttrice di questa tecnologia.
Attenzione: prima di proseguire ci tengo a precisare che questo articolo si concentrerà esclusivamente sugli aspetti tecnologici, tralasciando tutte le implicazioni etiche derivanti dall'utilizzo diretto di animali come strumenti.
Il funzionamento dei piccioni biodroni della Russia
Da un punto di vista tecnico i bio-droni sono uccelli dotati di interfacce neurali. Guardandoli, è piuttosto facile distinguerli rispetto a un normale piccione: dalla loro testa sporge un filo di interfaccia neurale, sulla schiena è presente uno zaino con l'elettronica di controllo e le batterie per il suo funzionamento, e sul petto è montata una videocamera.

Il sistema utilizza elettrodi impiantati in aree specifiche del cervello dell'uccello e collegati a uno stimolatore. Il controller riceve un compito di volo pre-caricato simile a quelli utilizzati nei veicoli aerei senza pilota convenzionali, mentre lo stimolatore invia impulsi che influenzano la motivazione dell'uccello a girare a sinistra o a destra, con il posizionamento fornito dal GPS e da altri metodi di navigazione. Quindi, sulla carta, non serve addestramento perché il piccione viene "invogliato" a svoltare dal sistema stesso.
Il 25 novembre 2025 si è svolto il primo volo di andata e ritorno e – sempre stando alle dichiarazioni dell'azienda produttrice – di questi uccelli ne avrebbero già prodotti a decine. L'obiettivo? Sulla carta le applicazioni sono in ambito di monitoraggio, come l'ispezione di impianti industriali e ambientali, o in operazioni di ricerca e soccorso. Ma non pensate che il progetto sia limitato unicamente ai piccioni. Queste le parole di Alexander Panov, fondatore del Neiry Gorup:
Al momento ci stiamo concentrando sui piccioni, ma a seconda dell'ambiente o del carico utile potrebbero essere utilizzate specie diverse. Con il sistema pronto per l'implementazione nel mondo reale, questa versatilità diventa particolarmente rilevante negli scenari in cui i droni convenzionali devono affrontare limitazioni fisiche.
La verità dietro agli uccelli “cyborg” della startup Neiry
Attualmente Neiry è finanziata in buona parte dal fondo di Vladimir Potanin (Interros) e collabora strettamente con l'istituto Innopolpraktika, diretto da Katerina Tikhonova (figlia di Vladimir Putin). L'idea di molte testate giornalistiche – come T-Invariant – è che questo volo dimostrativo sia stato fatto non tanto per promuovere i bio-droni in sé, quanto piuttosto per attirare ancora più investitori, magari anche in ambito militare.
Infatti sull'effettivo funzionamento dei piccioni-droni di Neiry abbiamo pochissime informazioni concrete, visto che non sono mai stati pubblicati studi scientifici, né interni né indipendenti. Certo, a livello internazionale questa tecnologia non è nuova e in passato sono stati condotti esperimenti in Cina, Stati Uniti, Corea del Sud e India, ma in nessuno di questi casi i risultati sono stati così eclatanti da promuovere questo strumento a livello commerciale.
Per questo motivo è impossibile dire con certezza se questi animali rispondano correttamente ai comandi. Anche perché è vero che (potenzialmente) la loro autonomia è maggiore rispetto a quella di un drone, ma molto probabilmente è altrettanto vero che il livello di precisione sarà probabilmente molto più basso rispetto a un normale drone, soprattutto in contesti urbani complessi.
Un'ultima grande tematica è quella relativa alla vita dei piccioni: secondo l'azienda, il chip viene installato in modo da non modificare la durata della vita media del piccione; testate giornalistiche indipendenti, come la sopracitata T-Invariant, mettono invece in dubbio queste affermazioni, visto l'elevato rischio di infiammazione e infezioni per questa tipologia di interventi chirurgici. Inoltre non è mai stato rivelato il numero di animali coinvolti in questo esperimento e quanti di questi abbiano perso la vita.
In conclusione, quella dei piccioni droni sembra più che altro una campagna pubblicitaria ben orchestrata piuttosto che un'effettiva conquista scientifica. Se, in futuro, dovessero uscire studi, relazioni tecniche e interviste più approfondite in merito, vi aggiorneremo.