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3 Gennaio 2026
13:00

Quanto si vive bene in Italia? Cos’è il BES e quali sono gli indicatori del benessere equo e sostenibile

Secondo l’ultima misurazione Istat, l’Italia è sotto la media europea del benessere equo e sostenibile (BES) soprattutto per lavoro, formazione e innovazione. Stiamo invece meglio per salute e sicurezza.

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Quanto si vive bene in Italia? Cos’è il BES e quali sono gli indicatori del benessere equo e sostenibile
benessere equo e sostenibile

Per Benessere equo e sostenibile (BES) si intende una visione ampia del progresso sociale che va oltre la mera crescita economica, includendo anche dimensioni sociali e ambientali. L'Istat lo misura con un insieme di 12 grandi dimensioni che comprendono oltre 150 indicatori che ci permettono di capire come sta davvero l'Italia, andando oltre i numeri del PIL. Un Paese può infatti crescere economicamente e allo stesso tempo peggiorare in salute, istruzione, qualità dell’ambiente o accesso ai servizi. E l’Italia, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, è sotto la media europea per diverse dimensioni.

Cosa si intende per Benessere Equo e Sostenibile?

Valutare il livello di benessere di un Paese solo con valutandone la sua situazione economica è come giudicare uno studente solo in una materia. Il BES (Benessere Equo e Sostenibile) è invece una pagella con tante materie che annualmente viene pubblicata dall’Istat. Si può infatti andare benissimo in una materia e malissimo in un’altra e il risultato finale dipende dall’equilibrio tra tutte, non da un singolo voto.

In particolare, il progetto BES dell’Istat valuta 12 grandi dimensioni del benessere:

  • Salute: quanto viviamo e, soprattutto, in che condizioni fisiche trascorriamo gli anni della nostra vita.
  • Istruzione e formazione: il livello di competenza della popolazione, i titoli di studio conseguiti e la formazione continua.
  • Lavoro e conciliazione dei tempi di vita: non solo il tasso di occupazione, ma anche la qualità del lavoro, la sicurezza e la capacità di bilanciare carriera e vita privata.
  • Benessere economico: il reddito medio disponibile, il potere d'acquisto delle famiglie e i livelli di disuguaglianza o povertà.
  • Relazioni sociali: la qualità dei rapporti con gli altri, la partecipazione ad attività di volontariato e la fiducia nel prossimo.
  • Politica e istituzioni: la partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica e la fiducia verso lo Stato e le istituzioni.
  • Sicurezza: il numero di reati commessi (come omicidi o furti) e la percezione soggettiva di sicurezza.
  • Benessere soggettivo: quanto le persone si dichiarano soddisfatte della propria vita e del proprio tempo libero.
  • Paesaggio e patrimonio culturale: lo stato di conservazione del nostro territorio, la presenza di aree verdi e la tutela dei beni artistici.
  • Ambiente: la qualità dell’aria e dell’acqua, la gestione dei rifiuti e la salute degli ecosistemi.
  • Innovazione, ricerca e creatività: la diffusione delle nuove tecnologie e la disponibilità di connessioni veloci.
  • Qualità dei servizi: l'efficienza e l'accessibilità dei servizi essenziali per il cittadino, come ospedali, trasporti pubblici e fornitura idrica.

All’interno di queste dimensioni vengono monitorati oltre 150 indicatori, che misurano come viviamo e come il benessere è distribuito nel territorio.

L’idea di fondo è semplice: guardare una sola dimensione può dare un’immagine distorta della realtà. Il BES serve proprio a evitare questo rischio, ricordandoci che un Paese sta bene solo quando tutte le diverse componenti del benessere crescono in modo equilibrato.

Come sta l’Italia secondo il BES?

Il quadro italiano che emerge dall’ultimo rapporto BES è fatto di luci e ombre.

Nel breve periodo, la situazione è piuttosto grigia: poco più di un terzo degli indicatori è migliorato in modo significativo rispetto all’anno precedente, circa un quarto è peggiorato e il resto è rimasto stabile.

Nel lungo periodo, però, la fotografia è più incoraggiante: negli ultimi dieci anni oltre la metà degli indicatori è migliorata, mentre solo una minoranza è peggiorata.

Approfondendo i dati, emergono tre tendenze negative sono particolarmente persistenti. Tra queste:

  • l’aumento della mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso nella popolazione over 65;
  • la quota elevata di studenti con competenze alfabetiche non adeguate;
  • il sovraccarico dei medici di medicina generale, spesso con un numero di assistiti oltre la soglia.

Altri indicatori, pur restando stabili nell’ultimo anno, mostrano però un peggioramento nel lungo periodo, come la quota di popolazione in povertà assoluta, la soddisfazione per le relazioni con gli amici, la lettura di libri e quotidiani e l’impermeabilizzazione del suolo.

Tuttavia, non mancano segnali positivi. Gli andamenti migliori, sia nel breve che nel lungo periodo, riguardano soprattutto la qualità dei servizi, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ambiente.

Nel contesto italiano, uno degli aspetti più evidenti del BES è però la forte frattura territoriale. In tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) almeno il 60% degli indicatori è sopra la media nazionale. Nel Mezzogiorno, invece, accade quasi sempre il contrario, con la sola eccezione dell’Abruzzo.

In particolare, la Provincia autonoma di Bolzano registra in media i risultati migliori in otto domini del benessere equo e sostenibile. Fanno eccezione:

  • Ambiente, dove il valore massimo è del Molise;
  • Innovazione, ricerca e creatività, guidata dalla Lombardia;
  • Istruzione e formazione, dove primeggia la Provincia di Trento;
  • Sicurezza, in cui il valore migliore è della Calabria.

La Calabria, però, mostra anche i risultati peggiori in domini chiave come Salute, Lavoro, Benessere economico e Qualità dei servizi. Le performance peggiori in Sicurezza si registrano invece nel Lazio, mentre per il Benessere soggettivo il minimo è nelle Marche.

Il confronto con l’Europa

Rispetto alla media UE, l’Italia è ancora in difficoltà soprattutto in:

  • Lavoro e conciliazione dei tempi di vita (tasso di occupazione più basso, in particolare per le donne);
  • Istruzione e formazione (meno laureati);
  • Innovazione, ricerca e creatività (minori investimenti in ricerca e sviluppo).

Ad abbassare la media italiana contribuisce anche una maggiore quota di NEET, più disuguaglianze di reddito e un rischio di povertà leggermente superiore alla media europea.

Allo stesso tempo, l’Italia fa meglio dell’UE in altri ambiti. Stiamo relativamente bene per salute e sicurezza, con un’aspettativa di vita elevata e uno dei tassi di omicidi più bassi d’Europa, ma anche per ambiente, qualità dei servizi, politica e istituzioni e alcuni aspetti del benessere economico.

Sta crescendo anche la consapevolezza su temi come il cambiamento climatico e l’uso delle tecnologie digitali, anche se questo non sempre si traduce in maggiore fiducia nelle istituzioni o partecipazione politica.

Tutti questi dati ci ricordano che il benessere non può essere ridotto a un solo numero ma il risultato di un intreccio complesso di fattori che cambiano nel tempo e nello spazio, spesso muovendosi in direzioni opposte. Insomma, il BES non semplifica la realtà, ma ci aiuta a leggerla meglio con indicatori che vanno oltre il benessere economico.

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