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15 Gennaio 2026
12:30

Revenge porn e sextortion in Italia, oltre 1.400 casi l’anno: due reati, le stesse devastanti conseguenze

Vittime diverse, dinamiche opposte e dati ufficiali che mostrano come la violenza digitale colpisca in modo asimmetrico.

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Revenge porn e sextortion in Italia, oltre 1.400 casi l’anno: due reati, le stesse devastanti conseguenze
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Sextortion e revenge porn sono due facce della stessa medaglia. Reati spesso confusi, ma che descrivono forme diverse di violenza digitale, con dinamiche, contesti e vittime differenti.

La sextortion consiste nell’estorsione basata sulla minaccia di diffusione di immagini o video sessualmente espliciti, ottenuti attraverso l’inganno, la manipolazione o la simulazione di relazioni online, con l’obiettivo di ottenere denaro, prestazioni sessuali o altri vantaggi. Il revenge porn, invece, riguarda la diffusione non consensuale di contenuti intimi destinati a rimanere privati, nella maggior parte dei casi come ritorsione all’interno di relazioni sentimentali o sessuali concluse o conflittuali.

I dati della Relazione 2025 della Polizia Postale mostrano un netto scarto nel profilo delle vittime, che riflette la diversa natura dei due fenomeni. La sextortion colpisce prevalentemente uomini: nel 2025 l’89% delle vittime è di sesso maschile, con una forte incidenza tra adolescenti e giovani adulti. Una sproporzione legata alle modalità tipiche del reato, che nasce spesso dall'adescamento online rapido e seriale. Il revenge porn, al contrario, ha un impatto soprattutto sulle donne, che rappresentano circa tre quarti delle vittime, perché si inserisce più frequentemente in dinamiche relazionali segnate da asimmetrie di potere e da un forte stigma sociale.

I numeri di sextortion e revenge porn in Italia

Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 1.225 casi di sextortion su tutto il territorio nazionale, con 1.092 uomini coinvolti e 133 donne. Nel biennio precedente il fenomeno si era già attestato su livelli elevati: 1.507 casi nel 2024 e 1.460 nel 2023, con una prevalenza maschile stabile e un numero significativo di persone indagate (130 nel 2024, 165 nel 2023). La sextortion emerge così come una delle minacce digitali più pervasive e organizzate.

Più contenuti i numeri assoluti del revenge porn, ma non meno gravi gli effetti. Nel 2025 i casi trattati sono stati 255, con 188 donne vittime e 67 uomini. Dopo il picco del 2023 (281 casi), il 2024 mostra una lieve flessione (-6%), ma resta elevata la sproporzione di genere: nel 2024 le donne erano 192 su 264 casi. Anche il numero di persone indagate è in calo, ma il fenomeno resta strutturale e persistente.

La percezione del revenge porn e il ruolo del Garante della Privacy

Sul piano della percezione pubblica, il revenge porn è considerato uno dei principali rischi legati alla vita digitale. Secondo la Relazione al Parlamento del Garante per la protezione dei dati personali (luglio 2025, dati 2024), le segnalazioni per revenge porn hanno raggiunto 823 casi, con 625 interventi d’urgenza adottati quasi sempre per bloccare preventivamente la diffusione dei contenuti sulle piattaforme. Circa 9 italiani su 10 dichiarano di essere preoccupati dalla circolazione di contenuti sessuali non desiderati, con livelli di allarme elevati sia tra i giovani adulti sia tra gli anziani.

Un elemento chiave è che il Garante comprende anche la sextortion all’interno della più ampia categoria del revenge porn, quando la minaccia o la diffusione riguardano contenuti intimi e la sfera della cosiddetta digital intimacy. Questa sovrapposizione contribuisce a rendere il quadro informativo frammentato, ma restituisce una realtà chiara: l’esposizione è diffusa, la segnalazione resta limitata (circa l’11% non fa nulla) e le istituzioni sono chiamate a rafforzare strumenti e consapevolezza, andando oltre le categorie tradizionali del cyberbullismo.

Come difendersi da sextortion e revenge porn – risorse e dove cercare aiuto

La prevenzione e la risposta a sextortion e revenge porn si muovono su due piani: protezione tecnica e appoggio legale/psicologico.

Sul versante tecnico e di primo intervento, ci sono alcune regole di base che riducono il rischio di essere coinvolti in estorsioni o diffusione non consensuale di materiale intimo. Evitare di inviare immagini o video privati a persone che non si conoscono bene, controllare le impostazioni di privacy dei propri profili social, usare password robuste e l’autenticazione a più fattori (MFA) per proteggere gli account sono azioni semplici ma efficaci. Se una conversazione o una richiesta diventa sospetta, interrompere subito il contatto e non inviare nulla è fondamentale.

Se sei già stato minacciato o vittima, non cancellare messaggi o evidenze: screenshot e comunicazioni con l’estorsore possono diventare prove utili per le forze dell’ordine. Per la sextortion, la Polizia postale italiana invita a fare subito una segnalazione sul portale ufficiale (www.commissariatodips.it) o a una casella di posta certificata dedicata, perché da soli è difficile gestire il problema senza supporto.

Esistono strumenti online specifici per cercare di rimuovere contenuti già diffusi: StopNCII.org, nato dalla collaborazione di ONG internazionali, permette alle vittime di creare un caso e generare un “hash” digitale delle immagini/video, condiviso con piattaforme partecipanti per aiutare nella rimozione dal web. Questo strumento è gratuito e mira a bloccare la circolazione non consensuale.

In Italia opera anche PermessoNegato, un’associazione che fornisce supporto gratuito alle vittime di revenge porn e diffusione non consensuale di materiali intimi: assistenza nella segnalazione alle piattaforme, feedback legale preliminare, raccolta di prove digitali e primo soccorso psicologico.

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