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8 Gennaio 2026
13:30

Scoperta eccezionale in Marocco: resti umani potrebbero riscrivere l’origine dell’Homo Sapiens

Trovati in una grotta nei pressi di Casablanca, i resti - che risalgono a più di 770 mila anni fa - potrebbero appartenere ai nostri antenati diretti più antichi e contribuiscono a chiarire il quadro delle origini di Homo sapiens.

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Scoperta eccezionale in Marocco: resti umani potrebbero riscrivere l’origine dell’Homo Sapiens
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Antica mandibola rinvenuta nella cava di Thomas, 773.000 anni fa circa. Photo Credits: Hamza Mehimdate

Uno studio pubblicato su Nature ha riportato che un gruppo di ricercatori ha scoperto dei nuovi fossili di ominidi risalenti a 773 mila anni fa in una grotta vicino a Casablanca (Marocco), resti che potrebbero appartenere al più vicino antenato (tra quelli noti fino ad oggi) degli esseri umani moderni – Sapiens, Neanderthal e Denisovani – e che è vissuto quando questi tre gruppi umani non si erano ancora distinti.

In particolare, il gruppo di ricerca ha rinvenuto i resti (due mandibole parziali e dotate di denti e vertebre) nella Grotte à Hominidés (Grotta degli Ominidi), ossia nella cava di Thomas.

Lo studio, coordinato da Jean-Jacques Hublin del Centro di ricerca interdisciplinare in biologia del Collegio di Francia e Abderrahim Mohib dell'Istituto nazionale marocchino di scienze archeologiche e del patrimonio, ha visto la partecipazione anche di ricercatori dell'Università di Milano e dell'Università di Bologna.

In particolare, la ricercatrice dell'UNIMI Serena Perini, responsabile dell'analisi che ha permesso la datazione dei reperti, ha affermato ad ANSA che il ritrovamento di questi fossili è eccezionale, perché il periodo critico in cui è iniziata la divergenza tra Sapiens, Neanderthal e Denisovani (tra 1 e 0.6 milioni di anni fa) fino ad oggi ha visto ben poche evidenze fossili. Secondo quanto sappiamo finora, infatti, l’ultimo antenato comune dei tre sarebbe vissuto tra 765 mila e 550 mila anni fa, ma non si sa con certezza dove sia comparso. Alcuni ritrovamenti europei, come quello dell'Homo antecessor in Spagna, hanno fatto ipotizzare un’origine europea, ma la mancanza di fossili africani coevi ha finora impedito di chiarire la questione.

Ma come facciamo a sapere che i resti sono così antichi? Lo sappiamo perché i sedimenti in cui vengono ritrovati i fossili conservano l'orientamento del campo magnetico terrestre nel momento in qui si sono depositati. Grazie alla tecnica della datazione magnetostratigrafica, che usa le inversioni del campo magnetico terrestre come “orologio naturale”, si può sapere quando i sedimenti si depositano: in questo caso risalgono a 773 mila anni fa.

Gli anni sono gli stessi di quelli del poco fa citato Homo antecessor (alcuni suoi fossili sono stati datati a circa 800 mila anni fa) ma le caratteristiche morfologiche dei due ominidi sono diverse, lasciando ipotizzare che fosse già avvenuta una differenziazione tra gli abitanti dell'Europa e quelli del Nord Africa.

Secondo gli autori dello studio, non è comunque ancora del tutto certo che i resti marocchini appartengano al più recente antenato dell'uomo moderno, ma in ogni caso, ci sono "molto vicini". Ad ogni modo, la scoperta rafforza l'ipotesi di una origine africana della nostra specie, anziché europea.

Fonti
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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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