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Homo sapiens (dal latino “uomo sapiente”) è la dicitura con cui si indica la tassonomia – ovvero la classificazione gerarchica – dell’essere umano moderno. Questa classificazione proviene da Linneo, padre della tassonomia, che stabilì questo nome nel 1758. L’Homo sapiens è un primate appartenente alla famiglia degli ominidi rientrante a sua volta nel genere homo che ha avuto origine tra 300 e 130 mila anni fa. Capiamo quale sia stata la sua origine, come viveva inizialmente e quali sono state le scoperte più significative per ricostruire la sua storia.

Origine e teorie evolutive

La maggior parte degli studiosi concordano sul fatto che gli ominidi si siano evoluti da una popolazione di primati e che il genere Homo si sia diversificato dal genere Australopithecus circa 2,3-2,4 milioni di anni fa. La zona di origine appare essere l'Africa, un continente molto esteso chiaramente, ma molti dei ritrovamenti si sono concentrati in alcune zone specifiche: Etiopia, Kenya e Tanzania. In ogni caso, non si esclude un'origine pan-africana, ovvero estesa su tutto il continente.
Al contrario, sono molte le teorie relative al momento della comparsa dell’Homo sapiens sulla Terra.

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in foto: Ricostruzione dell’Homo di Neanderthal convissuto con l’Homo Sapiens per un periodo secondo l’ipotesi africana. Credits a sinistra: State Office for Heritage Management and Archaeology Saxony Anhalt State Museum of Prehistory Halle, CC BY 3.0. Credits a destra: Neanderthal–Museum, Mettmann, CC BY–SA 4.0.

Esiste una proposta teorica nota come l’ipotesi Africana – basata su studi sia genetici che su ritrovamenti archeologici – secondo la quale l’Homo sapiens più antico risalga a 195 mila anni fa. Il primo esemplare rinvenuto sulla Terra sarebbe quello di Omo-Kibish I. I suoi resti vennero trovati negli anni 70 in Etiopia e porterebbero all’idea che l’uomo moderno si sia evoluto in Africa e che poi, migrando, abbia soppiantato gli altri ominidi nel resto del mondo. Questa specie evoluta di Homo avrebbe così raggiunto l'Asia e l'Oceania dove avrebbe incontrato esemplari di Devisioniani e Nehandertaliani con cui avrebbe convissuto fino a prenderne il posto.
In una recente ricerca su Science operata da un gruppo di studiosi provenienti dall'Università di Oxford, quella di Harvard, di Tolosa e anche dal Museo di Scienze Naturali di Londra, questo periodo di convivenza risalirebbe a circa 56 800 – 51 700 anni fa, spostando di circa diecimila anni indietro (rispetto a quanto finora teorizzato) il momento del loro contatto.

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Esiste poi un’ipotesi nota come l’ipotesi multiregionale, basata originariamente sulle misurazioni paleo-antropometriche dell'antropologo Franz Weidenreich. Secondo questa teoria l'umano moderno si sarebbe evoluto da un'ampia varietà di sottospecie di Homo che, nonostante vivessero separatamente,  hanno mantenuto interfecondità (erano in grado di riprodursi tra loro) e gradualmente si sono mescolate.
Un’altra proposta prende il nome di ipotesi dell’origine euroasiatica.  Questa teoria prevede che l'Homo ergaster (originario dell'Africa) sia in primis migrato in Asia dove si sarebbe evoluto un Homo erectus, e poi sarebbe rientrato in Africa, luogo in cui sarebbe diventato Homo sapiens.

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Quello che emerge da tutte queste ipotesi è che molto probabilmente esemplari del genere Homo si siano mossi nel tempo, con ondate migratorie anche parecchio numerose e successive l'una all'altra nel tempo. Questo è sostenuto in un altro recentissimo studio pubblicato sempre su Science ad opera di Christopher J. Bae dell'Università delle Hawaii a Manoa e Katerina Douka del Max Pank Institute a Jena.

Come viveva l'Homo sapiens?

L'Homo sapiens delle origini aveva un cervello molto sviluppato rispetto agli altri ominidi, una corporatura piuttosto robusta e una spiccata capacità di afferrare e strappare oggetti tramite le mani e i denti. La sua intelligenza pratica portò il nostro antenato a saper usare il fuoco: imparò a generarlo oltre che a conservarlo.

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Le popolazioni di Homo sapiens erano inizialmente nomadi e dedite alla pesca e alla caccia, anche di animali particolarmente imponenti come bisonti e mammut, che riuscivano a catturare anche grazie agli utensili che costruivano in pietra e con le ossa degli animali. Abbiamo prova di questo nelle pitture rupestri, che rappresentavano animali e mani umane sulle pareti delle grotte. Bellissimi esempi di queste pitture e incisioni sono quelle in Val Camonica (in provincia di Brescia). Le grotte e le caverne erano infatti luogo di rifugio per interi gruppi di Homo sapiens durante l'inverno e in generale nei periodi più freddi.

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Non solo, l'Homo sapiens fu anche il primo a mostrare un interesse per la celebrazione dei defunti. Ritrovamenti testimoniano che fosse abituato a seppellire i morti in fosse disponendoli in posizioni peculiari.
Il cambiamento radicale avvenne nel passaggio noto come la rivoluzione agricola del Neolitico (10mila-8mila a.C.). Nell'arco di questi duemila anni l'Homo sapiens inizia a stanziarsi stabilmente e a vivere di agricoltura. Si crearono così i primi villaggi e la possibilità di avere una vera e propria comunità composta da varie famiglie.

I più importanti ritrovamenti

Sono stati numerosissimi i ritrovamenti che ci hanno testimoniato l'evoluzione dell'Homo in Homo sapiens. Ripercorriamo i momenti principali:

  • nel 1829 viene scoperto in Belgio un resto di una parte del cranio di un piccolo individuo Neanderthal;
  • nel 1856 Johann Fuhlrott trova parte di un cranio, delle ossa del bacino, alcune coste e parti degli arti superiori appartenenti a un ominide nella Valle di Neander in Germania. Da qui viene coniato il nome Homo di Neanderthal;
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    in foto: Frammento del cranio del primo Homo di Neanderthal.
    Credits: Hans Weingartz, CC BY–SA 2.0 DE
  • nel 1891 in Indonesia Eugène Dubois rinviene i fossili del primo Homo erectus, che circa 40 anni dopo saranno uniti a un secondo reperto rinvenuto da GHR von Koenigswald e assicureranno che non si trattasse di una scimmia, ma proprio di un ominide;
  • nel 1924 in Sudafrica viene scoperto il primo resto completo di dentatura di Australopithecus africanus, ominide precedente all'essere umano;
  • nel 1960 in Tanzania vengono trovati i fossili di un ominide che sarà poi definito Homo habilis apparso sulla Terra circa 2 milioni di anni fa;
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    in foto: ricostruzione del cranio di Homo habilis
  • nel 1974 viene trovata Lucy, l'Australopithecus afarensis di cui vi abbiamo raccontato la storia in questo articolo;
  • nel 1984 in Kenya emergono i resti di un bimbo di 8 anni appartenente alla famiglia dell'Homo ergaster, dotato di una corporatura piuttosto simile alla nostra;
  • nel 2008 vengono ritrovate parti di due scheletri diversi in una grotta del Sudafrica. Si tratta forse di esemplari di una specie che sta a metà tra Australopithecus africanus e l'Homo habilis, ma non tutti gli antropologi e i paleontologi sono d'accordo a riguardo;
  • nel 2015 in Etiopia viene ritrovata la mandibola di un'ominide dalla cui analisi appare che il genere Homo era in Africa già 2,8 milioni di anni fa. Nello stesso anno viene svolta un'analisi di tipo genetico su un'altra mandibola, appartenente a un Homo sapiens ritrovato in Romania: il DNA suggerisce che avesse un antenato Neanderthal, dunque è una prova della convivenza e della riproduzione incrociata tra i due generi di Homo;
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    in foto: Grotta di Bacho Kiro in Bulgaria. Credits: Nenko Lazarov CC 2.5
  • nel 2020 all'interno della Grotta di Bacho Kiro, in Bulgaria, è stato trovato un fossile di Homo sapiens risalente a oltre 45.000 anni fa che ci ha mostrato come la nostra specie fosse già allora in Europa. I riferimenti allo studio realizzato per la datazione sono consultabili in questo articolo pubblicato su Nature.
Articolo a cura di
Camilla Ferrario