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20 Febbraio 2026
6:00

Possibili tracce di antica vita trovate su Marte dal rover Curiosity: il pianeta era abitabile?

L'abbondanza di molecole organiche in un campione di roccia marziana analizzata dal rover Curiosity non si potrebbe spiegare solamente tramite processi non biologici. Il nuovo studio NASA sulle possibili biofirme non è una prova che in passato Marte abbia avuto forme di vita, ma rafforza l'ipotesi che un tempo fosse abitabile.

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Possibili tracce di antica vita trovate su Marte dal rover Curiosity: il pianeta era abitabile?
Rover Curiosity della Nasa
Il rover Curiosity della NASA sulla superficie di Marte. Credit: Nasa, via website

Un campione di roccia marziana analizzato dal rover Curiosity della NASA nel cratere marziano Gale contiene idrocarburi a catena relativamente lunga (decano, undecano e dodecano, i più grandi mai trovati su Marte) che sulla Terra possono essere prodotti da processi geologici o trasportati da meteoriti, ma possono derivare anche da organismi biologici. Uno studio pubblicato sulla rivista Astrobiology ha preso in considerazione le possibili origini non biologiche note per questi composti organici, ma secondo i ricercatori nessuna di queste riuscirebbe a spiegare l'abbondanza di decano, undecano e dodecano trovate nel campione studiato da Curiosity.

Insomma, c'è la possibilità che questi composti derivino da forme di vita che abbiano abitato il pianeta rosso del Sistema Solare nel lontano passato. Non si tratta di una prova (sono necessari ulteriori studi), ma Si tratta comunque un indizio dell'antica abitabilità marziana che si va sommare ad altri che sono stati raccolti da rover e sonde che studiano il pianeta rosso.

Secondo i ricercatori, decano, undecano e dodecano potrebbero derivare da antichi acidi grassi, simili a quelli che sulla Terra sono prodotti dagli esseri viventi, sebbene questi composti possano formarsi anche tramite processi non biologici. L'argillite in cui questi composti sono stati trovati, nel cratere Gale, è una pietra che si forma in presenza di acqua: si ritiene infatti che anticamente Gale potrebbe essere stato un lago, un ambiente particolarmente predisposto a ospitare la vita.

Il rover Curiosity non monta a bordo strumenti in grado di discriminare se questi idrocarburi siano stati prodotti da processi biologici o di altro tipo. Per questo i ricercatori hanno usato un metodo indiretto concettualmente simile alla datazione radiometrica. L'idea di base è questa: in una roccia esposta alla superficie marziana questi idrocarburi diminuiscono nel tempo, perché vengono gradualmente distrutti dalla radiazione cosmica, a cui Marte è particolarmente soggetto dal momento che non possiede un campo magnetico e la sua atmosfera è molto rarefatta. Quindi se conosco l'abbondanza attuale degli idrocarburi, da quanto tempo sono stati esposti alla radiazione cosmica e se riesco a determinare con che tasso gli idrocarburi diminuiscono nel tempo, posso farmi un'idea di quanti ce ne fossero all'epoca dell'affioramento in superficie della roccia.

È quello che è stato fatto: hanno misurato l'abbondanza di questi composti (da 30 a 50 parti per miliardo), hanno stimato da quanto tempo sono stati esposti alla radiazione cosmica (80 milioni di anni) e hanno provato ad “andare a ritroso” nel tempo per stimare la loro abbondanza “primordiale”. Usando un mix di modelli computerizzati e analisi di laboratorio, sono arrivati a valori che vanno da 120 a 7700 parti per miliardo. Una quantità superiore a quanto i normali processi chimici non biologici potrebbero produrre, secondo gli autori dello studio. Questo suggerisce che la vita, in passato, potrebbe aver contribuito alla loro formazione.

Lo ripetiamo: questa non è una prova definitiva della presenza di forme biologiche su Marte nel passato. Si tratta di un'ipotesi che richiede ulteriori studi e analisi per essere confermata.

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