
Più di 1000 dadi da gioco in osso, incisi con estrema precisione, sono stati scoperti dagli archeologi durante la campagna di scavo condotta nel luglio 2026 a Grand, nei Vosgi, nella Francia orientale, nel sito dell'antica città-santuario gallo-romana di Andesina. Si tratta, secondo le informazioni disponibili, della più importante concentrazione di dadi antichi finora individuata. I reperti sono stati rinvenuti attorno a un piccolo edificio di 4,5 × 3,8 metri, situato lungo una strada antica orientata in senso est-ovest. Il contesto archeologico si daterebbe tra il I e il III sec. d. C. La campagna di scavo è stata diretta da Thierry Dechezleprêtre, conservatore capo del patrimonio presso il Musée d'Archéologie nationale di Saint-Germain-en-Laye, e prosegue le operazioni effettuate nel 2022, 2023 e 2024. Vi partecipano circa quindici studenti di archeologia provenienti da diverse università francesi. Le ricerche sono organizzate dal Conseil départemental des Vosges con il sostegno del Ministero della Cultura.
L'edificio scavato presenta pareti decorate con pitture murali rosse, impostate su uno zoccolo giallo, ma la sua funzione rimane ancora incerta. Gli archeologi hanno avanzato diverse ipotesi: potrebbe trattarsi di un laboratorio artigiano per la produzione dei dadi, di un santuario legato a pratiche rituali e divinatorie, oppure di uno spazio destinato al gioco, una sorta di bisca clandestina. Un elemento particolarmente interessante è la presenza di tre dadi direttamente inseriti nelle fondazioni della struttura, che potrebbe indicare un rapporto con la sua funzione originaria. I dadi rinvenuti presentano i numeri attraverso ocelle, cioè piccoli doppi cerchi incisi sulla superficie. La concentrazione dei reperti costituisce l'aspetto più significativo della scoperta, perché non si tratta semplicemente di alcuni oggetti isolati, ma di un insieme eccezionalmente numeroso raccolto attorno a un'unica struttura. Le analisi dovranno stabilire se i dadi siano stati utilizzati nello stesso edificio oppure se vi siano stati depositati successivamente.

I dadi non sono comunque gli unici reperti recuperati nell'area. Gli archeologi hanno trovato monete in bronzo, fibule, frammenti di ceramica, resti ossei, chiodi di calzatura e aghi con cruna, materiali che contribuiscono a ricostruire le attività quotidiane svolte in questo settore dell'antica città di Andesina. È stata inoltre individuata una canalizzazione lignea lunga circa 20 metri, conservata con le sue originarie fascette di ferro di epoca romana. La datazione indicata per i reperti si colloca preliminarmente tra il I e il III secolo d.C., durante la fase di maggiore sviluppo della città gallo-romana, nota per il santuario dedicato al dio Apollo Grannus, ma non solo. L'antica Andesina, conserva infatti importanti testimonianze monumentali, tra cui un anfiteatro capace di ospitare circa 17.000 spettatori e una grande mosaico di 232 metri quadrati.

Il significato della concentrazione di dadi rimane però da chiarire. Il loro rapporto con il piccolo edificio potrebbe fornire nuovi elementi sulle pratiche ludiche e forse cultuali della città, ma per ora gli archeologi mantengono aperte diverse interpretazioni. L'analisi dei dadi e del resto del materiale recuperato proseguirà nei prossimi mesi presso il Musée d'Archéologie nationale.