
Un piccolo dinosauro non più grande di un pollo, che porta alla luce nuovi dettagli sull'evoluzione dei dinosauri teropodi, carnivori dalla postura eretta dal quale discendono gli odierni uccelli. È quanto emerso da un nuovo studio pubblicato su Nature da Peter Makovicky dell'Università del Minnesota e Sebastian Apesteguia dell'Università Nazionale del de Río Negro in Argentina. L'animale si chiamava Alnashetri cerropoliciensis ed è tra i più piccoli dinosauri mai scoperti finora in Sud America: l'esemplare descritto dallo studio, scoperto 12 anni fa in Patagonia, risale a 90 milioni di anni fa e presenta un'ottimo stato di conservazione. Le nuove analisi hanno anche svelato come l'enigmantico gruppo al quale apparteneva, gli Alvarezsauroidea, si sia originato molto prima di quanto si pensasse: secondo la nuova teoria, sarebbe stato presente già durante il periodo della Pangea.
Cos'era Alnashetri cerropoliciensis, uno dei dinosauri più piccoli mai scoperti
La specie era conosciuta solo tramite frammenti delle zampe posteriori rinvenute nella Patagonia del Nord nel 2005, fino a quando uno scheletro quasi completo, in ottimo stato di conservazione, fu ritrovato nel 2014 dentro pietra arenaria nel sito paleontologico di La Buitrera: ci sono voluti 12 anni di meticolosa preparazione prima di pubblicare lo studio. L'esemplare, battezzato Alna dai ricercatori, era un esemplare adulto di quattro anni di piccolissime dimensioni. Le condizioni del fossile, che risale a 90 milioni di anni fa, sono dovute al fatto che il suo corpo è stato ricoperto da una duna di sabbia poco dopo la morte: una circostanza fortuita estremamente rara in paleontologia che porta a un ottimo processo di fossilizzazione, soprattutto per un animale dallo scheletro così esile.
Alna è infatti tra i più piccoli dinosauri mai rinvenuti: era grande appena 70 cm, la maggior parte dei quali costituita dalla lunga coda, e pesava meno di un 1 kg. La sua postura ricordava quella di uccelli moderni, come un gallo o un corvo. Aveva zampe anteriori ricurve con artigli terminali, usate molto probabilmente per scavare alla ricerca di cibo nel l'ecosistema sabbioso nel quale viveva, e denti relativamente robusti per la sua minuta stazza.
Perché la scoperta è così importante
Oltre che essere un fossile in eccezionale stato di conservazione, Alnashetri cerropoliciensis mette anche in discussione le precedenti teorie sull'evoluzione del gruppo al quale appartiene, gli Alvarezsauroidea, cha rappresentato per lungo tempo una sorta di grattacapo per i paleontologi. Si tratta di piccoli dinosauri specializzati nel cibarsi di formiche e termiti: le loro zampe anteriori ricurve, munite di un singolo artiglio terminale, erano adattate a scavare nei formicai e nella corteccia superficiale degli alberi. Avevano un muso allungato con denti molto piccoli e ravvicinati.
Si è per molto tempo ritenuto che le piccole dimensioni del corpo, dei denti e delle zampe degli Alvarezsauroidea fossero proprio dovute alla loro dieta specializzata, che non necessitava di un corpo grande o forte dentatura.

Tuttavia, l'Alnashetri ritrovato in Patagonia aveva zampe più lunghe, denti più robusti e allo stesso tempo un corpo più piccolo degli altri Alvarezsauroidea, dimostrazione che la tendenza a dimensioni ridotte si sia evoluta prima degli adattamenti alla dieta. In un'intervista all'Independent Sebastián Apesteguía, uno degli autori dello studio, ha puntualizzato come Alnashetri ci restituisce un'immagine più completa e corretta dell'epoca dei dinosauri: "Siamo abituati a immaginare paesaggi popolati solo da giganti, ma questi ecosistemi erano pieni di animali di piccole e medie dimensioni […] un tempo di immensa biodiversità".
Inoltre, le analisi dello studio su altri esemplari di Alvarezsauroidea custoditi in collezioni museali sembra suggerire una loro origine precedente rispetto a quanto si pensasse fino ad ora. Le ipotesi sulla distribuzione geografica degli Alvarezsauroidea suggerivano che si fossero originati in Sudamerica o Asia, per poi diffondersi negli altri continenti. La nuova teoria propone invece una loro presenza già ai tempi della Pangea, quando i continenti erano uniti tra loro. Invece che migrare negli altri continenti da un unico punto di partenza, gli Alvarezsauroidea si sarebbero diversificati nella Pangea per poi farsi trasportare nel resto del mondo con sopraggiungere della deriva dei continenti.