
La grande ondata di siccità in Europa ha causato un generale abbassamento del livello di molti fiumi e laghi del continente, incluso il Danubio, uno dei più lunghi e importanti per portata d'acqua. Ciò ha fatto riemergere una enorme quantità di vestigia storiche e archeologiche, compresi il Ponte di Costantino del 328 d.C e una ventina di navi naziste della flotta di Hitler, che testimoniano la centralità di questo fiume nella storia europea.
Alcuni di questi relitti, a seconda della portata d'acqua, riemergono ciclicamente, ma quest'anno l'abbassamento delle acque ha raggiunto livelli record, mettendo a rischio la navigabilità di questa importante arteria fluviale. In questo articolo vedremo di fare il punto sulla situazione, per capire che cosa l'abbassamento del Danubio ha restituito in queste settimane.
La flotta nazista di Hitler in Serbia
A Prahovo, in Serbia, nel tratto di fiume che funge da confine con la Romania, la secca ha fatto riemergere una flottiglia di una ventina di navi da guerra fluviali tedesche della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1944 la zona era diventata un campo di battaglia tra la Germania Nazista e l'Unione Sovietica. I tedeschi, ritirandosi, dovettero affondare o abbandonare le loro imbarcazioni. Il governo serbo sta facendo il possibile per mettere in sicurezza i relitti, che potrebbero ancora custodire materiale bellico inesploso.

Il ponte di Costantino e i resti di un mammut in Bulgaria
Nel basso corso del Danubio, che segna il confine tra Bulgaria e Romania, sono emersi diversi resti archeologici di interesse. Vicino a Gigen sono tornate visibili delle strutture pertinenti all'antico ponte romano di Costantino, realizzato nel IV sec. d. C. Questa struttura era lunga più di due km, e permetteva di collegare le due sponde del fiume. A Ryahovo invece sono stati recuperati dei resti fossili, probabilmente appartenenti a un mammut.

Venelin Molnar, via X

Il relitto di una chiatta austriaca in Croazia
Nei pressi di Lovas, la siccità ha fatto riemergere i resti del relitto di una nave, presumibilmente una chiatta per il trasporto di carbone della compagnia di navigazione austriaca DDSG, naufragata nel 1937. In questa zona, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, venne poi combattuta una grande battaglia tra l'esercito tedesco e i partigiani iugoslavi, di conseguenza molto materiale bellico abbandonato dai Tedeschi nel fiume sta riemergendo.

La mina navale britannica in Slovacchia
Nel tratto del fiume vicino a Komorn, in Slovacchia, la siccità ha fatto emergere una mina navale britannica della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un ordigno da 700 kg, sganciato dalla RAF, l'aeronautica britannica, per minare il corso del fiume e impedire ai Tedeschi di usarlo come via di comunicazione. La mina, ancora pericolosa, è stata fatta brillare in sicurezza.

La motocicletta, i soldati e la misteriosa sfera di pietra in Ungheria
Anche in Ungheria sono emerse numerose vestigia della Seconda Guerra Mondiale. A Budapest, non molto lontano dal parlamento, è stata rinvenuta quella che probabilmente fu una "discarica" di materiale bellico durante la battaglia di Budapest, uno degli scontri più grandi e violenti del conflitto, combattuta nel gennaio del 1945 fra l'esercito tedesco e l'Armata Rossa. Il ritrovamento più eccezionale è sicuramente una motocicletta in perfetto stato di conservazione, modello DKW 350-1, in dotazione alla Wehrmacht, l'esercito tedesco. Vicino alla motocicletta sono stati trovati i resti di due soldati, che saranno identificati grazie alla presenza delle piastrine, perfettamente conservate, munizioni, mine anticarro e una tanica di benzina. Gli scavi e l'identificazione dei due caduti è stata svolta dal Volksbund, ente tedesco che si occupa del recupero e della commemorazione dei caduti delle guerre mondiali.

Vicino a Mohács è emersa un'altra imbarcazione della Seconda Guerra Mondiale, mentre a Visegrád il fango ha restituito una misteriosa sfera in pietra. Gli archeologi la stanno analizzando per datarla e capire se si tratta di un proiettile di catapulta, di cannone, o qualcos'altro. Il reperto potrebbe dunque appartenere a una forbice temporale molto ampia, che va dall'età romana al XVII secolo.
